Archivio di Stato di Siena, Quattro Conservatori 3052-30. Anno 1748.
"Pianta di tutta la pianura di Grosseto colle sue adiacenze per discorrere dei bisogni di quella nel 1748".

«Lungo la via che da Grosseto conduce a Marina, in località Recco, su un terreno leggermente elevato, fu rinvenuta una tomba a inumazione con vari frammenti fittili che andarono perduti e due fibule a mignatta che furono date al Museo di Grosseto. Nel maggio del 1886, in località Querciolo, sulla stessa via di Marina a circa cinquecento metri dalla località precedentemente citata, su un'altura apparve una tomba a fossa (m. 2,42 x 1,22), rivestita di un muretto a secco dello spessore di cm. 34, formato da pietre più o meno spianate naturalmente di varie dimensioni, fino alla larghezza di cm. 80. La cassa era ricoperta di lastroni naturali di sassoforte misuranti dai 60 ai 70 cm. per ogni lato e conteneva uno scheletro con la testa orientata verso levante, in posizione naturale, sì da far supporre che, fino allora, nessuno aveva mai manomesso la tomba. Ai lati si rinvennero vasi di ogni dimensione e forma, tutti di bucchero meno due, quattro lance di ferro, una fibula, due chiodetti ed una piccola asticciola di bronzo. In un frammento facente parte del fondo interno di una tazza era graffita una lettera etrusca, forse la epsilon...» (A.MAZZOLAI '60, p.131). Il ritrovamento archeologico fornisce una preziosa informazione sulla presenza di insediamenti nella pianura grossetana anche in età etrusca, ed in particolare per la individuazione di quali siano, in quell'età, le dimensioni del Lago Prile : evidentemente, in considerazione del ritrovamento che vi è stato effettuato, è certo che l'area del Querciolo, fino al Podere Recco, non è ricoperta dalle acque del Lago almeno fin dall'VIII secolo a.C.. Ciò significa che al tempo degli etruschi lo specchio d'acqua salata del Prile ha già, almeno verso la riva meridionale, la stessa dimensione di quella che ha il Lago di Castiglioni nel medioevo e la palude fino alla bonifica.
Forse, come quelle del Poggiale, le terre del Querciolo sono fra le prime emerse dalle acque marine che ricoprivano la pianura grossetana, verosimilmente terre formate dall'accumulo dei sedimenti trasportati dall'Ombrone. Una copiosa documentazione attesta che nel medioevo nel luogo detto Querciolo viene estratto il sale dalle acque salse del Lago, ed in ragione della connessione fra le informazioni da essa fornita è da ritenere che la località sia quella in cui sono le saline più anticamente documentate presso Grosseto, ovvero quelle, tanto rilevanti nello sviluppo in città della Curtis Grossito, ricordate in una carta del 1152: «de omni ratione, quam domus Ildebrandisca habet in terratico salinarum cum canonicis Grosseti et hospitali sancti Leonardi de Grosseto, idest: quarta pars predicti terratichi. salinarum cum canonicis Grosseti et hospitali sancti Leonardi de Grosseto...». L'identità di queste saline con quelle attestate con certezza in Querciolo dal 1222 è resa evidente dalla documentazione successiva relativa al patrimonio di istituzioni ecclesiastiche grossetane.

 

Le terre di questa località nei secoli XVI-XVIII confinano con la "Strada delle Saline vecchie" e con proprietà dei Canonici di Grosseto, anch'essi - nello stesso luogo dell'Ospedale di S. Leonardo - detentori di terratico salinarum nel XII secolo. La continuità nel possesso di beni di S.Leonardo e di altre istituzioni religiose grossetane in Querciolo per tanti secoli è attestata, inoltre, da documenti che in particolare si riferiscono al luogo detto "Lago Perdonato", che fa parte della "contrada del Querciolo". Oltre agli Aldobrandeschi ed a istituzioni religiose, fin dal XIII secolo è documentato il possesso nel luogo di saline anche da parte dei cittadini grossetani (cfr. in proposito M.ASCHERI-G.PRISCO '96), attive ancora nel 1353, quando sono danneggiate dai pescatori dell'Abbazia al Fango. Nel 1357 ne sono realizzate di nuove, quelle che il Consiglio Generale di Siena delibera «facere edificare et costruere prope civitatem Grosseti per quactuor miliario infra confinia intra videlicet quod ab uno latere versus dictam civitatem Grosseti est ecclesia Sancti Johannis de ordine sancii Guillelmi, ex alio latere sive ab alia parte est tombolus Grosseti et ex alio latere sive ex alia parte est steccaria que dicitur Lergine», ossia inequivocabilmente al Querciolo. Per il migliore sfruttamento di queste saline il comune di Siena nel 1364 delibera la realizzazione di una strada - atta a consentire un più agevole trasporto del sale dalle saline fino a Paga-

 Archivio di Stato di Siena. Patrimonio Resti Ecclesiastici n. 2565, "Cabreo della Compagnia della Misericordia di Grosseto". 1730, c. 10.
 

nico via Batignano. La strada in questione, concepita anche in funzione dell'utilizzazione del porto di Talamone, è effettivamente costruita, e sollecitamente, ma è una strada poco gradita ai trasportatori del sale. Il 26 Novembre di quello stesso 1364 il Consiglio generale di Siena fu costretto a deliberare il divieto di poter andare a Siena per altra strada che quella nuova, giacché

Archivio di Stato di Siena. Conventi 161 - "Caleffo S. Galgano I", cc. 367t - 368. 1222 Maggio 8

in realtà questa non è utilizzata dai mulattieri, preferendo questi continuare a percorrere quella che passava per Istia, attratti dalla ottima ospitalità loro riservata dai suoi osti. Le saline del Querciolo rimangono attive fino al 1386, anno in cui una perizia dei "maestri del sale" di Siena dichiara il Lago di Castiglioni ormai «essere stagno di acqua dolce». Nel 1765 anche le terre di proprietà ecclesiastica del Querciolo fanno parte di quelle allivellate dall'Opera di S.Maria di Grosseto, secondo quanto disposto dal motuproprio del 30 marzo che riunì il diritto di pascolo alla proprietà del terreno.

 

 

 

 

 

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