Archivio di Stato di Siena. Ospedale di S.Maria della Scala n.1406. Anno 1469. "Beni acquistati dall'Ospedale di S.Maria della Scala dalla Casa della Misericordia di Grosseto nel 1466".

In una carta del "Caleffo Nero" del comune di Siena (Archivio di Stato di Siena, Capitoli 3,c.270v) è registrata la presa di possesso che, il 15 aprile del 1353, effettuò Fazio del fu Andrea, procuratore di quel comune, relativa a terre in distretto di Grosseto acquistate dal comune di Pisa. Si tratta di appezzamenti posti lungo il corso del fiume Ombrone, forse venuti di proprietà del comune pisano per una acquisizione da questo effettuata dalla grossetana Cecca Beringhieri, sposa di un

Lanfranchi di Pisa dopo che la sua famiglia fu in particolare evidenza nel conflitto che la città di Grosseto ebbe con quella pisana alla fine del XIII secolo per il possesso delle saline e delle peschiere alla sfociatura del Lago di Castiglioni. Fra gli appezzamenti ve n'è uno «in loco dicto alagora cui ex via qua itur ad portum», ed un altro «ala via delagora acapo lavolta defrati». Il documento è indubbiamente interessante per il riferimento alla «via qua itur ad portum», ovvero all'antico porto sull'Ombrone in prossimità della città - il "Porto Vecchio" attestato da una copiosa documentazione -, di cui è registrata la localizzazione in una carta di Leonardo Ximenes. E tale localizzazione è quella della zona a sud della città di Grosseto, che ancora oggi ha il nome da quella gora che la percorreva nel XIV secolo, un nome che è documentato essersi già formato nella forma attuale nel 1466, allorché un

Archivio di Stato di Firenze. Segreteria di Finanze ante 1788, n. 713, ins. "Lavori all'Ombrone",c. 4. "Pianta dimostrativa della corrosione e ripari della ripa in faccia a Grosseto", Leonardo Ximenes, 1766 . Il disegno fa parte di un gruppo di 12 che corredano una perizia di Ximenes sulla rimozione degli ostacoli nel letto dell'Ombrone che impedivano la navigazione fino a Campagnatico. In questo è il progetto per la realizzazione di "un dentello con sua scogliera" e il "nuovo riparo", consistente in una fìtta armatura di pali profondamente conficcati nel suolo, nella volta del fiume a Gorarella. La rilevazione qui del Porto Vecchio conferma l'identità di essa con la «Volta di Porto Vecchio» della documentazione medievale.

pezzo di terra presso «presso al vado delagorarella» passa dal patrimonio della Casa della Misericordia di Grosseto a quello dell'Ospedale di S.Maria della Scala esistente nella stessa città. La carta del 1469 che registra questo passaggio contiene delle indicazioni inequivocabili circa l'identità del luogo di cui tratta con l'odierna Gorarella: il pezzo di terra in questione confina da un lato col fiume Ombrone «verso la volta di sacco», ovvero verso quella località che, ancora con questo nome, è di fronte a Gorarella al di là del fiume. Le terre di Gorarella, e quelle confinanti di Gramignaio, attraversate da fossati - in particolare quello realizzato dal Lanci, negli anni in cui questi è incaricato di realizzare le Mura Medicee - e dalla strada che conduce alle saline della Trappola, sono in gran parte di proprietà di istituzioni ecclesiastiche grossetane dal medioevo fino alle allivellazioni lorenesi del 1765. Dal 1854 la tenuta di Gorarella diviene proprietà di Vincenzo Ricasoli.

 

 

 

 

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