«Il poggio di Moscona è quel "grande monte che è detto Cornelianus" indicato nel 1179 come possibile sede per una rifondazione della città di Grosseto...Sulla vetta della collina è una grossa, curiosa costruzione circolare, detta "Tino di Moscona", in rustica muratura di pietra, senza aperture, alla quale però si può accedere attraverso due brevi tratti di muro crollato; nell'interno tracce di altre costruzioni crollate ed un ambiente sotterraneo a volta. Intorno era un muro di cinta, concentrico a pochi metri dalla parte del mare ed estendentesi in forma quadrangolare a grande distanza dalla parte opposta, di-

La forma circolare del fortilizio, da cui il nome di "Tino" ad esso attribuito, non appartiene alla tipologia della torre rotonda che si sviluppa in Italia soltanto a partire dal XIII secolo. Il fortilizio in effetti costituisce un' anomalia nel quadro dell' architettura militare del territorio senese, e, più in generale, nella pratica fortificatoria italiana. Ciò ha contribuito alla formulazione di varie ipotesi sulla sua origine, che riguardano anche quella della costruzione in epoca bizantina.

feso verso NE da due altri muri paralleli a parecchi metri di distanza l'uno dall'altro, dei quali sono evidenti le tracce; del primo sembra invece intatto quasi tutto il lato NO e si conservano notevoli ruderi del lato NE. All'interno innumerevoli le tracce di altri edifici crollati» (P.CAMMAROSANO-V.PASSERI ’85, r.24.10). Il sito è di notevolissimo interesse archeologico, e recentemente (Giugno 2002) è stato edito un pregevolissimo studio sulla struttura fortificata che vi si trova, il 'Tino di Moscona', appunto, realizzato dall'Arch. Fabio Mangiavacchi. In questo lavoro si giunge alla conclusione che certamente, come già ritenuto dal Cappelli nel 1910, il Tino, con le strutture ad esso collegate, è ciò che rimane del castello di Montecurliano, escludendo sia invece quel Castilioni che figura in sito diverso da quello del castello nell'Estimo di Montecurliano del 1320. Per completezza di informazione, pare comunque utile segnalare i termini che suggeriscono un'ipotesi diversa, poiché la documentazione indica chiaramente che nell'area del Poggio di Moscona - allargata, magari, a quella di Montebrandoli - si debbano ricercare due siti fortificati: «Il sito (Tino di Moscona) potrebbe esser ragionevolmente identificato col Castilioni che dà il nome ad uno dei
poggi che compongono il Montecurliano del 1179...In ragione del fatto che la sommità dell'odierno Poggio di Moscona ha avuto lunga continuità d'insediamento e che la fortificazione chiamata 'Tino' è giudicata relativa ad una fase altomedievale, sembra logico che questa preesista al 'Castello di Montecurliano' , non documentato fino al 17 Maggio 1300, al contrario di 'Castilioni' che lo è dal 1179. Poiché 'Castilioni' e 'Castrum de Montecurliano' sono toponimi contemporaneamente presenti nell'Estimo del 1320, ciò esclude che il secondo abbia sostituito quello più anticamente documentato e che i due castelli siano localizzabili nello stesso sito...» (G.PRISCO '89). In definitiva è un fatto che quando già è documentato Castilioni non esiste ancora un 'Castello di Montecurliano", e che quando questo esiste vi è ancora un altro sito che si chiama 'Castilioni' . Probabilmente la soluzione del problema, ovvero l'identificazione di questo sito, non può venire che da una accurata indagine diretta sul territorio del Poggio di Moscona, indubbiamente assai impegnativa per l'ampiezza dell'area, e soprattutto per la fitta copertura della macchia mediterranea. Nella costruzione circolare, già visitata nel 1759 da Giovanni Antonio Pecci e nel 1806 da Giorgio Santi, nel 1908 Angelo Pasqui riconosce un "castelliere" databile alla seconda metà dell'età del ferro, intorno al quale individua resti di abitazioni. Ma in effetti, «dalle brevi note del Pasqui la posizione relativa mura - abitato non risulta molto chiara... Anche una ricognizione sul posto non ha permesso di chiarire del tutto il problema, in quanto la cosiddetta torre medievale circolare è circondata per tre quarti da un muro a secco ad andamento ellissoidale (con cortine di blocchetti di pietra calcarea locale e riempimento di scaglie) conservato per un'altezza massima di circa 2 metri, il cui rapporto con l'edificio sembrerebbe indubbio. Sia all'interno che all'esterno del muro sono visibili allineamenti di sassi (probabilmente da identificare con "gli avanzi di costruzioni antichissime") mentre ancora più in basso, dove comincia la vegetazione, si intravedono, soprattutto sul lato sud-est, ammassi di pietre che fanno pensare a tratti di crollo di muro a secco, il cui andamento generale, se unico, non è ricostruibile» (G. BERGONZI '73, p.4). Orbene, anche se al sito è riconosciuta l'antichissima frequentazione da studiosi quali Ranuccio Bianchi Bandinelli, nondimeno le strutture murarie attualmente visibili escludono l'attribuzione dei resti del villaggio ad un periodo protostorico, ed indicano piuttosto quella ad un castello medievale, con qualche problema da risolvere circa la sua edificazione. Ovvero se questa sia relativa alla costruzione della fortificazione da parte degli Aldobrandeschi in attuazione della realizzazione in Montecurliano della "nuova Grosseto", e dunque ad una fondazione ex novo, con l'utilizzazione di materiali di precedenti edifici, oppure al semplice restauro di strutture già esistenti. Fabio Mangiavacchi propende per la prima ipotesi, e non ritiene valida quella che vorrebbe il Tino di possibile costruzione in età bizantina. Quest'ultima ipotesi si riferisce alla possibilità

Il Tino, col suo abitato disposto a ventaglio entro le mura che convergono nel fortilizio circolare, A destra le due colline della città etrusco - romana di Roselle; a sinistra il Poggio Mosconcino.

che il fortilizio facesse parte dei castra bizantini posti lungo l'antica viabilità romana, a presidio delle coste e dei porti maremmani, durante le fasi della conquista longobarda. Carlo Citter ritiene verosimile l’esistenza, nel VI secolo, di un sistema di fortificazioni lungo l’Aurelia che va da Cosa-Ansedonia almeno fino all’Ombrone (C.CITTER '94, p.195), e con la possibilità che, come sostenuto da Maria Grazia Celuzza, un ulteriore importante presidio nel sistema sia la stessa città di Roselle. La Celuzza condivide il pensiero dello Schneider, ed infatti sostiene: «Con la fine del VI secolo Roselle è uno dei residui caposaldi bizantini sulla costa toscana, e non è improbabile che essa sia dotata di una fortezza. Ipoteticamente si propone di individuarla nell’anfiteatro, in ottima posizione strategica sulla sommità della collina nord, il quale, persa la sua funzione originaria, potrebbe essere stato occupato da costruzioni e fortificato già in questa fase così antica» (M.G.CELUZZA '94, p.610). Ma a proposito della localizzazione di questa fortezza rosellana nel quadro del sistema difensivo bizantino, e probabilmente anche sul suo assetto in età gota, forse un'indagine archeologica sulla sommità del Poggio di Moscona e di quello detto Mosconcino potrebbero portare a delle conclusioni diverse. Ambedue i siti, contigui, sono a poca distanza dalle colline ove sorge la città etrusco-romana, ed impediscono di avere da questa una visione, verso ovest, della pianura e del litorale marino: una limitazione di non poco conto per la funzionalità di un castrum che faccia parte di un sistema di difesa litoranea (cfr. G.PRISCO '98, p.47). Osserva, però, Fabio Mangiavacchi: «Un interessante indizio sull'origine del Tino viene fornito dal ragguaglio delle dimensioni, desunte dal rilievo, con le antiche unità di misura. La circonferenza della muratura interna, infatti, coincide con un cerchio di diametro =

m.29,60, a cui corrispondono 100 piedi romani (l piede = cm.29,6). La circostanza sembrerebbe ricondurre la fondazione del castello nell'ambito della cultura edilizia locale, mettendo in discussione l'ipotesi dell'origine Bizantina, almeno per quanto riguarda l'impianto attualmente visibile. Dobbiamo infatti considerare che la trattatistica edilizia e militare dell'epoca di Giustiniano, oltre a dettare delle tipologie ben definite, si spingeva fino alla precisazione dimensionale degli elementi di fabbrica. A tale proposito, se il Tino avesse fatto parte del sistema di fortificazioni del "limes". costiero del VI secolo, con tutta probabilità sarebbe stato impostato utilizzando il piede bizantino=cm.31,2538, che invece non trova nessuna corrispondenza con le dimensioni dell'edificio. Per questo motivo risulta poco convincente l'accostamento con le torri circolari bizantine individuate in territorio grossetano, anche in ragione delle enormi differenze dimensionali che sembrano denunciare un diverso uso ed una diversa concezione difensiva. L'adozione di misure romane non rimanda necessariamente ad un'epoca classica o tardo antica. Infatti, studi effettuati su impianti urbanistici medievali evidenziano una continuità nell'uso del piede romano anche nel XII secolo» (F.MANGIAVACCHI 2002, p.150).

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