Il toponimo è relativo ad un sito sottostante l'antica città di Roselle, sulla strata publica documentata confinare terre della canonica di Roselle nel 1320, appartenenti al territorio di Montecurliano (Archivio di Stato di Siena, Estimo 47, "Tavola e estimazione del Comune e uomini di Montecurliano Comitato Senese". 1320, c. 29), e sul corso del torrente Salica. Proprio la prossimità a questo corso d'acqua, e dunque della vegetazione tipica degli acquitrini, che ancora oggi nasce nell'alveo del torrente e vicino ad esso, suggerisce una probabile origine altomedievale del toponimo: sembra infatti ammissibile una derivazione dal germanico skirpa, "giunco" (antico prestito dal latino da scirpus-eus) attraverso una modificazione in scerpe. Identica origine dovrebbe essere quella del toponimo 'Lago Serpentale', attribuito ad un luogo la cui natura paludosa è favorevole ad una vegetazione analoga a quella di Serpaio. Sulla facciata del podere che prende il nome da quello del luogo sono murate un frammento di lapide con una scritta in latino ed un frammento scultoreo, verosimilmente, quest'ultimo, proveniente dalla chiesa altomedievale di Roselle. L'area circostante il podere è di notevole interesse archeologico e, fra quelle della città, la 'Necropoli del Serpaio' prende il nome dalla strada lungo la quale furono realizzate le tombe, appunto la strada che dalla città di Roselle si indirizza verso il sito chiamato Serpaio.

A proposito ricorda A.MAZZOLAI '60,pp.101-102:" Il 9 ottobre 1956 sulla sinistra della strada del Serpaio, oltre Cappel Danese fu rinvenuta una tomba ad inumazione, senza protezione di pietre. Questa deposizione era orientata da est ad ovest ed era situata sulla sinistra della strada presso il punto in cui questa è attraversata dalle mura. La lunghezza del taglio della terra era di circa m. 1,80x0,70. Le piogge recenti avevano consumato il terreno proprio al centro di un viottolo dove son solite passare le bestie; in conseguenza, per quanto si riconoscesse la disposizione dello scheletro, le ossa erano frammentate, e ciò era stato anche causato dalla compressione che la terra subisce, essendo la collina in quel punto molto ripida. All'altezza della mano destra era una fuseruola troncoconica d'impasto, frammentaria, con decorazioni a corda semplice incrociate sul bordo e nel tronco di cono. Il colono, che per primo notò la tomba, disse che a pochi metri di distanza, verso il basso, fu rinvenuta una fibula bronzea con corpo vuoto, forse a navicella, mancante dell'ardiglione. Sulla sinistra della strada del Serpaio, a mezza costa tra questa e il Bo-

tro di Roselle, approssimativamente in direzione della tomba a camera n. 10, con le piogge autunnali del 1959 vennero in luce frammenti di ambra, bronzo, impasto e bucchero italico con decorazione a pettine, a corde, e ad impressione di tori; questo materiale apparteneva forse ad una tomba ad inumazione. Sul bordo destro della strada del Serpaio, durante i lavori di ripulitura delle tombe a camera costruita di seguito descritte, nell' estate del 1958, venne in luce una tomba ad incinerazione. Poiché si trovava in parte sul terreno stesso della via e di essa probabilmente presto anche gli ultimi segni sarebbero stati cancellati dal passaggio degli uomini e degli animali, si rese necessario procedere al suo rilevamento e al recupero di quanto vi rimaneva. Con grandi difficoltà, si costatò che la tomba era formata da una specie di pozzo del d. di circa m. 1,20, al cui centro erano i frammenti di una situla di bucchero nero lucido, apoda, troncoconica, con spalle fortemente incurvale ed orlo solcato riportalo in fuori orizzontalmente (h. circa cm. 26); nel suo interno erano alcune ossa, resti della cremazione, e una fibula di bronzo a lamina, integra ma priva di decorazione (cm

Frammento scultoreo murato sulla facciata del Podere Serpaio. «La decorazione del rilievo è ottenuta dalla sovrapposizione di due trecce a tre vimini: quella inferiore racchiude tra le sue maglie alcuni bottoni, quella superiore grappoli d'uva e foglie di vite. Lungo il bordo inferiore della lastra lo scultore ha inciso la sua firma "magester Iohannes" » (G.MARRUCCHI '98, p.120)

6,3). Ai suoi lati erano alcuni vasi di argilla rossa poco depurata, tutti in minutissimi frammenta solo di due si potè riconoscere la forma, poiché alcuni frammenti aderivano all'argilla che originariamente aveva riempito i vasi: si trattava di due calici aventi un alto piede troncoconico con orlo ripiegato orizzontalmente e con recipiente emisferico (h. appross. cm. 22- d. appross. cm. 13). Su tutto il piano della tomba fu notato, per un' altezza che al centro era di cm. 15, uno strato di minuti carboni e di cenere, probabili resti del rogo».

«La prima tomba che si incontra, sul lato sinistro della strada d'accesso alla città antica di Roselle, è stata indagata in modo esaustivo fra il 1984 e il 1985, dopo una breve ricerca svoltasi alla metà degli anni Sessanta. Lo scavo ha restituito un tamburo circoscrivente un tumulo con cella centrale rettangolare, orientata in direzione est/ovest. Il tamburo, ininterrotto e omogeneo, anche se non del tutto conservato nell'alzate originario, consta di due paramenti a blocchi di arenaria e verrucano e riempimento a sacco, con pietre di piccola pezzatura e argilla rossa locale (diametro 12 m; larghezza 1 m; altezza max. conservata 0,90 m). All'esterno del tamburo, sotto una serie di strati accumulatisi per sedimentazione naturale o in seguito a interventi di lavorazione agricola, si è identificato il livello di uso della sepoltura in uno strato di argilla rossa, che degrada sensibilmente verso l'esterno e ingloba scaglie di rocce meramorfiche, disposte ad anello intorno al tamburo, tranne che nel settore ovest, dove la struttura si presentava fin dall'inizio scoperta fino all'ultimo filare di pietre.
Al centro del tumulo si apre una fossa rettangolare, che accoglie le strutture perimetrali di una piccola camera, priva di copertura; delle tre pareti attualmente conservate, i lati lunghi nord e sud sono formati da lastre di arenaria irregolari, ma perfettamente appiattite sulla faccia interna e rinzeppate da blocchetti di calcare nei punti di giunzione; il lato corto est consta di due lastre, una delle quali - posta di taglio - raggiunge 0,70 m di alzato. Si può ricostruire anche la posizione del lato ovest -attualmente perduto - mediante un'unica pietra conservata, sporgente al limite esterno del muro est. Non è rimasta invece alcuna traccia di un eventuale accesso alla sepoltura; all'esterno ovest è stato tuttavia individuato un piano di uso, che ha restituito diverso materiale ceramico pertinente con probabilità al corredo, sconvolto e in parte condotto al di fuori della tomba. Del corredo, più volte depredato, si conserva soltanto materiale frammentario, inquadrabile Ìn un orizzonte cronologico che copre più di due secoli. Le attestazioni più antiche sono rappresentate da alcuni frammenti di bucchero sottile; sono presenti inoltre numerosi frammenti di calici, kantharoi e piattelli di bucchero di VI secolo a.C.; una fibula di bronzo di tipo Certosa; parte di un'anfora corinzia di tipo A; ceramica a figure rosse, fra cui è degno di nota un fondo di skyphos con piede ad anello e iscrizione etrusca. Fra i numerosi reperti di ferro, sono identificabili parte della lama di un falcetto, un codolo di grandi dimensioni, una lancia con nervatura centrale. All'esterno ovest del tamburo - sotto la prosecuzione di un piano stradale di terra battuta, con massicciata di preparazione e blocchi di grandi dimensioni lungo i bordi, impiantato alla metà di questo secolo - è stata scavata una fossa rettangolare, tagliata nella terra rossa locale, riferibile a una sepoltura a incinerazione;all'interno, oltre a terra mista a minuscoli frammenti di ossa e ampie tracce di carbone, sono stati rinvenuti diciassette oggetti di corredo, parzialmente deposti sopra una lastra, integri, anche se frammentati. Si tratta di un contesto di età arcaica, comprendente per lo più vasellame di bucchero (due calici a basso piede, quattro coppette, una oinochoe, una kylix, uno skyphos, tre piattelli, un vasetto skyphoide miniaturisrico), oltre a due olle - una d'impasto e una di ceramica depurata -, una piccola borchia di bronzo, un frammento d'osso probabilmente lavorato» ( G.POGGESI '98, pp.51-53).