«Il giorno 1 di marzo del 1861, aperto un tumulo, nel dromos e nella cella furono trovati solo frammenti di bucchero.Quindi furono aperte « due celle», «le cui pareti e volte erano costruite in grosse pietre calcaree o lastre dì quelle pietre». Nella prima furono rinvenuti un braccialetto di bronzo e frammenti di bucchero e di bronzo; nella seconda furono rinvenuti frammenti di uno specchio di « zinco » (?), di bucchero e di bronzo. La cella di un terzo tumulo dette frammenti di ossa umane, di un vaso rozzo e di altri vasi di bucchero. Il giorno 21 marzo, nelle celle di due tumuli individuati il 15, furono rinvenuti i seguenti oggetti: un bottone di vetro, il capo di uno spillo d'oro, frammenti di un vaso rozzo e di vasi di bucchero «i quali apparvero di nessun conto a causa della crosta che li ricopriva; ma poi, scrostati, videsi come di quei frammenti alcuni spettavano a due vasi dì bucchero alti cm. 60 e di elegantissima torma, intomo al cui corpo ammiransi sei cavalieri di arcaico etrusco stile bellissimo : di uno dei due vasi tutti si ritrovarono i pezzi ed esso al presente torma uno dei migliori ornamenti della nostra collezione; dell' altro se ne trovò soltanto una parte » Così Aldo Mazzolai (A.MAZZOLAI '60, p.114) citando dal "Bollettino della Società Colombaria" n.5. Nelle sue ricerche lo stesso prof.Mazzolai ha avuto modo di effettuare, nel 1955, interessantissimi ritrovamenti, in particolare quella di un

L'area di 'Casa Mota' e 'Casette di Mota', ad oriente della collina di Roselle, di 'Poggio Moscona' e di 'Montebrandoli'. Da F.MANGIAVACCHI 2002, Tav.1.«Una delle strade antiche di Roselle divide Montebrandoli dalle pendici della quota 204 di Poggio Moscona, si dirige al podere Rosellano e poi a Casette di Mota ed entra nella città dalla parte meridionale presso la quota 192. Passandovi nel settembre del 1955 ebbi occasione di vedere che, durante i lavori agricoli, su tutto il piano di Mota, erano state sconvolte numerosissime tombe alla cappuccina» (A.MAZZOLAI '60, p.115).

frammento di una stele etrusca arcaica con bassorilievo di un guerriero gradiente, simile nel tipo alle stele arcaiche di Vetulonia e di Volterra: «Fermatemi ad esaminare i frammenti fìttili sparsi sul terreno, costatai che le tombe dovevano essere datate prevalentemente a partire dal primo secolo, essendovi in maggior copia frammenti di vasi aretini, gallici e d'impasto romani. Talora però vi rinvenni anche frammenti di ceramiche etrusco-campane. L'abbondanza eccezionale dei frammenti e le numerosissime tombe, nonché la topografia di questi luoghi vicinissimi a Roselle mi consigliarono di esaminare più attentamente il terreno che percorrevo. Fu così che potei notare ai lati della strada suddetta alcuni tumuletti con camera presumibilmente costruita. I primi due son situati a circa 200 m. prima del podere Rosellano, sulla sinistra della via, presso una quercia: l'aratro li aveva tagliati nel senso della strada, mettendo alla luce qualche pietra quadrangolare e alcuni frammenti di bronzo. Altri quattro, a qualche distanza l' uno dall'altro, si vedono sulla destra e sulla sinistra della strada presso la quota 99, in vicinanza di una sorgente del l'osso delle Conce, a circa 600 m., passati i due poderi di Casette di Mota.  Per una precedente segnalazione,
controllata dal custode del Museo, Adamello Piccioli, nell'aia di questo podere era stato rinvenuto un frammento di stele di pietra locale, in cui compariva la figura di un guerriero- a mezzo rilievo su una faccia e a graffito sull'altra.

 

Premurandomi di ricercare gli altri pezzi e riconoscerne la provenienza, insieme allo stesso custode esaminai attentamente l'aia dei poderi, controllando alcuni mucchi di pietre e quanto poteva destare le mie speranze. Fu cosi che si ritrovarono i tre pezzi: la parte inferiore era stata infissa nel suolo, per quasi tutta la sua altezza, a mo' di soglia, sul cancello di una rete divisoria dell'aia; la parte destra giaceva in superficie tra la prima casa colonica e la stalla, mentre la parte sinistra, ove compare la mano e l'arma del guerriero, era in mezzo ad un mucchio di pietre, sull'aia. Nell' aia poi notai alcuni ruderi e tracce di tombe a cassa prive di coperture e manomesse»(A.MAZZOLAI '60, p.115). Queste ultime sepolture appartengono ad una necropoli di età longobarda, studiata qualche anno dopo da Otto Von Hassen. L'area è stata ancora oggetto di attenzione degli archeologi alla metà degli anni '80 del secolo scorso.