Le terme in età romana
 

I resti dell'edificio scoperti nel 1839, nella costruzione dell'edificio di proprietà della famiglia Passerini, tuttora esistente presso l'incrocio fra la strada che giunge da Grosseto e la Provinciale "dei Laghi". Pietro Passerini realizzò nell'occasione la pianta illustrativa del ritrovamento riportata qui sotto.

«Già in epoca romana è attestata l'utilizzazione delle Terme di Roselle, poste in posizione eccentrica rispetto al centro urbano e non ricordate da fonti letterarie ed epigrafiche. Il loro antico sfruttamento prima ancora che dai resti murari è testimoniato dalla tradizione orale che le ricorda con il nome di Terme di Diocleziano. La più antica notizia del ritrovamento di materiale archeologico nell'area delle Terme risale al 1493, anno in cui fu recuperato "uno pignatte di terra rozo" contenente monete di argento. Nel 1787, Angelo Pozzesi, che tre anni dopo presenterà la domanda di riattivazione delle Terme, scopri "...presso la strada a mano destra, andando a Batignano... delle stanzette incrostate di marmi di diversi colori posti a mosaico, mostrando di essere stati una volta stanzini per bagnarsi,...". Nel 1822, durante i già ricordati lavori di restauro,furono rinvenuti quattro leoni in marmo ....Nello stesso anno tornò alla luce anche un capitello marmoreo in stile composito di cui attualmente non si hanno notizie...Nel 1839 in seguito a lavori agricoli ed edilizi apparvero nuove testimonianze romane, le più importanti delle quali in occasione della costru-
zione di un edificio  di proprietà di Filippo Passerini... In epoca uccessiva al 1839, Pietro Passerini recuperò probabilmente "in ruderibus thermarum Rusellarum" una lastra di marmo contenente una iscrizione funeraria edita in CIL, XI, 7251. Nel 1956, Aldo Mazzolai infine rinvenne sempre nella zona delle Terme altri due tituli funerari conservati ora nel Museo Civico Archeologico di


G.AMANTE - M.INNOCENTI 2001, p.7:«Pianta degli scavi della villa romana di Bagno Roselle condotti da Filippo Passerini agli inizi degli anni Quaranta dell'800 (in rosso). Pianta degli scavi eseguiti da Pietro Passerini tra il 1863 e il 1865 ca (in nero)».
«Incerta è la funzione dell'intero complesso - generalmente considerato nella bibliografia un edificio termale, forse per la vicinanza delle terme, in uso dai tempi medievali fino all'età moderna -la cui articolazione planimetrica e ricchezza decorativa ben si adattano comunque a una villa di età imperiale. In base alla tecnica muraria utilizzata (opus mixtum) e alla tipologia dei bolli sopra citati, si propone una datazione tra la fine del I e gli inizi del II se- colo d.C. Allo stato attuale degli studi, non è possibile stabilire fino a quando il complesso rimase in uso; possiamo solo citare le parole del Santi, che rileva che l'edificio subi "gran danno per azione del fuoco": infatti pietre e marmi furo- no ttovati alterati o ridotti in calce. Liquefatto era anche il piombo che "at- taccandosi a porzione di un capitello ne pigliò la stampà', inserendo generi- camente questo evento nel contesto delle distruzioni verificatesi in età tardo imperiale e nell'Alto Medioevo. La presenza in due sale, citata ancora dal Santi, di "300 e più scheletti umani ivi riuniti aventi per armi la spada e di più una tale arma fatta a molta somiglianza di vomerella [...] che mal si pottebbe reputare un giavellotto" lo induce a supporre che numerosi armati avessero trovato in quelle sale rifugio per una strenua difesa.(G.AGRICOLI '98, p.169).

Grosseto» (E.M.BERANGER-M.CORTI '84). «Passerini, sgombrando l'area dalle macerie, riuscl a individuare la porzione più rilevante del complesso monumentale e a disegnare la planimetria delle strutture riportate alla luce. Questa si articola in uno schema a "T", con un corpo rettangolare centrale formato da due cortili uniti da un doppio porticato. Ai lati del cortile minore sono disposte simmetricamente due ali di forma quadrangolare. All'estremità del braccio orizzontale dello schema furono rinvenuti resti di scale che immettevano, probabilmente, in un piano interrato. Durante le opere di scavo furono ritrovate anche lastre di vetro, pertinenti a finestre, e tre bolli laterizi. Venne alla luce anche un gruppo scultoreo p.169 in marmo, rappresentante una composizione ispirata al mito di Bacco, venduto all'estero per una somma considerevole (Ombrone 1892, n. 17). Del ricco apparato decorativo del complesso - un tempo notevole - rimane oggi solo una parte dei muri in opus mixtum, che si conservano per alcuni fIlari, visibili tuttora alla base di parte degli edifici attuali. Della decorazione scultorea, descritta dal Santi, si conservano soltanto due porzioni di colonne marmoree, con una base e un capitello in marmo bian- co in stile composito...Tra gli oggetti esposti nel 1960, nella cosiddetta passeggiata archeologica di Grosseto, lungo il tratto delle mura compreso tra il baluardo di San Francesco e il cassero, figurano due capitelli in stile composito, con la medesima decorazione di quello conservato presso il Podere Passerini» (G.AGRICOLI '98, pp. 168-169).

 

I leoni che ornano le restaurate terme ottocentesche rosellane appartengono al gruppo ritrovato nel 1822. «Demolendosi per delibera dell'Uffizio dei Fossi di Grosseto, nel 1823, il fabbricato ormai vecchio delle terme, nei fondamenti di quella costruzione furono rinvenuti cinque leoni che versavano originariamente l'acqua in un cratere circolare. Quindi nel tagliare un canale alle acque che impedivano il lavoro di muratura, a nord'ovest comparve un corridoio lungo che portava ad una fila di celletre balneari. Il piantito di questo corridoio era costruito a mosaico con tessere bianche e il pavimento delle celle con lastre di marmo giallo, verde antico e di porfido» (A.MAZZOLAI '60, p.95). Gli altri leoni sono attualmente conservati nel Museo Archeologico.

 

 

 

 

 

 

 

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