Il "bagno" della Mensa Vescovile
 

Archivio di Stato di Firenze. Manoscritti 785, "Atlas Agri Marittimi", c.20. "Pianta della pianura di Grosseto e sue adiacenze fatta l'anno 1692". Particolare dell'area fra Grosseto ed il Bagno di Roselle ove, fra «Molla che viene dal Lago» e la collina ove è la «Torre di Moscona», sono le Tenute di Roselle e degli Ajali, di proprietà della mensa vescovile di Grosseto. Al centro sono registrati i «Molini della Menza di Grosseto».

Nel 1576, nella sua visita apostolica alla Diocesi di Grosseto, il vescovo perugino Francesco Bossi annota: «Proventus Mensae Episcopalis, consistunt in modiis 400 terrae, in quodam Arboreto, posito in territorio Istiae, in prediis quatuor, in agro Buonconuenti, in quodam lacu prope Grossetum, et in pistrino cum Balneis in districtu Rosellae, et ex predictis colligi quottannis possunt scutati sexcenti in circa» (Archivio Segreto Vaticano. Congr. Concilii, Visite Ap. Vol.119, c.21).

La gestione dei bagni da parte della Mensa Vescovile, assicura strutture assai modeste ai "bagnaiuoli", e piuttosto, secondo quanto affermano i grossetani nel 1525, notevoli danni alla salute per l'utilizzazione che viene fatta dell'acqua anche per muovere il molino del vescovo nella tenuta rosellana, che «la estate si rasciuga et fa putrefatione in modo che da poi che si fe' dicto mulino non vi si può condurre alcuno fanciullo a età virile et già son tutti morti quelli nati avanti si riducesse dicto mulino». «Quaranta anni più tardi, il Capitano di Giustizia di Grosseto fu incaricato dal Magistrato della Balia di Siena di visitare le terme e di restaurarle. E' verosimile supporre che il Capitano eseguisse l'ordine: pochi anni dopo (1587), infatti, era certamente attivo uno stabilimento termale in muratura, formato da due vasche di cui una coperta e sopra la quale erano ricavate alcune stanze in grado di ospitare i bagnaioli al tempo della primavera. Le presenze, comunque, dovevano
essere scarse, perché erano gl'homini tanto poveri e pochi nel paese. Le acque termali erano usate anche per macerare lini in buona quantità. Andrea Bacci nella sua fondamentale opera De Thermis (1588), dopo aver esaltato la purezza della sorgente rosellana e averne decantato le caratteristiche curative e indicato quelle chimiche, aggiunse che erano soliti alcuni sconsiderati popolani, attratti dal mite tepore delle acque, immergervisi anche per lunghi periodi, rilevando, meravigliato, che entrati spossati e ad ossa usque enervati ne uscissero pingui ac robusti. Nel 1624 sono documentati duo molendina et unum hospitium cum balneo. Significative novità circa le terme e gli edifici circostanti ricaviamo anche dalla relazione redatta dall' auditore Gherardini, che visitò Grosseto nel 1676. Il bagno, le cui acque erano allora note soprattutto per la loro capacità di curare la rogna, era fre-
quentato durante l'estate et allora ci va ogni giorno secondo l'occorrenza una persona, che esercita la cornettatura a bagnaiuoli. Poco distante il vescovo Giovanni Battista Gori - Pannilini (1 marzo 1649 -1662) aveva rimodernata...non però perfezionata una chiesetta, sotto titolo di San Giovanni Battista. Di fronte alla chiesa, dall' altra parte della strada che conduceva da Grosseto a Batignano, era un'osteria. .. che serve per ricetto de' bagnaiuoli e de' passeggeri per esser posta nella strada maestra. Tre erano i molini, i soli nella corte di Grosseto e tutti di proprietà vescovile, che sfruttando le copio se acque del bagno e del torrente Salica, macinavano tutto l'anno, perché avevano l'acqua che mai gli manca, ma però non suppliscono a bisogni de' grossetani. Nei primi decenni del nuovo secolo, lo stabilimento era composto da una stanza coi suoi murelli e cateratte fatte per empiere e vuotare il bagno a piacimento per maggior pulizzia (sic!) de' bagnaiuoli e mal in ordine. Le acque che sgorgavano copiose dalle sorgenti alimentavano solo due mulini della Mensa Episcopale e si gettavano, ancora calde, dopo un tragitto lungo quasi un miglio, nel canale Molla. A metà '700, secondo l'erudito senese Giovanni Antonio Pecci e lo storico grossetano Francesco Anichini, le terme rosellane erano costituite da due vasche, una delle quali con divisione in mezzo per separazione del bagno dell'uomini da quello delle donne coperta con tetto e l'altra scoperta. Le stanze per il ricovero dei bagnaiuoli ricordate nel catasto del 1587, non erano più utilizzabili, perché rovinate. Negli anni settanta dello stesso secolo, il presule grossetano Antonio Maria Franci, in un suo viaggio a Firenze, propose a Pietro Leopoldo l'affitto perpetuo dell'intera Tenuta di Roselle, compresi i bagni (A.Salvestrini [a cura di], Pietro Leopoldo d'Asburgo Lorena. Relazioni sul Governo della Toscana, 1974, p. 154 e sg. )» (G.AMANTE - M.INNOCENTI 2001, pp.19-21).

 

 

 

 

I resti di uno dei molini della tenuta rosellana della Mensa Vescovile di Grosseto. L'auditore Gherardini (op.cit., p.216). riferisce che dei tre molini uno, posto sopra il Bagno, sfruttava le acque del torrente Salica, mentre gli altri due utilizzavano quale forza motrice le acque termali. I tre molini davano una rendita di 74 moggia di grano all'anno.