Il 29 gennaio del 1272, nella chiesa di S.Andrea di Grosseto, è scritto il documento che registra la donazione di un pezzo di terra da parte di una donna e di suo figlio al monastero di S.Galgano, del quale - sito presso Chiusdino - la chiesa è la grancia in territorio grossetano.  La terra in questione è detta essere in contrada Ponte di Molla, sulla strada che da Grosseto va al Bagno

Archivio di Stato di Siena. Quattro Conservatori 3053-186, 1761 gennaio 29. Particolare. Con Moscona - ovvero col nome che le è attribuito nel medioevo - è indicata l'area della città etrusco-romana di Roselle; la Torre di Moscona è il fortilizio chiamato oggi Tino di Moscona. È rappresentata schematicamente la chiesa di S.Antonio Abate.

di Roselle: questo documento è il più antico pervenutoci in cui compaia il toponimo relativo alla località sulla via che conduce a Siena (oggi la S.S.223), distante circa 6 chilometri da Grosseto. La carta del XIII secolo, dunque, attesta che a questo sito è già allora attribuito un nome che dovrebbe derivare dalla presenza, che vi è tuttora, di sorgenti di acque dalle proprietà curative, che nel Duecento ovunque in Toscana - e particolarmente nell'area sulla quale Siena esercita la propria influenza - hanno grande utilizzazione in strutture appositamente costruite. Attestazioni dell'esistenza di impianti termali in questo sito, ai piedi del Poggio Mosconcino, della collina su cui è il Tino di Moscona ed a poca distanza dalle rovine della città etrusco-romana di Roselle, e dunque appartenente ad un'area estremamente interessante, sono in effetti ben più antiche. Infatti sono quelle date dalle testimonianze archeologiche, per cui l'utilizzazione in terme delle acque sarebbe avvenuta nell'ambito del grande complesso edili-
zio che si estendeva dall'odierna Casa Adriana (sulla via che da Bagno Roselle conduce ad Istia) al luogo ove furono realizzate le terme lorenesi.

 

È probabile che nell'altomedioevo le rovine di quel complesso siano state utilizzate per un piccolo insediamento, e nel pieno medioevo, quando la documentazione inizia a registrare il toponimo di Bagno di Roselle, alle acque che danno il nome al luogo vengono riconosciute qualità terapeutiche, ma forse non è costruita alcuna struttura che ne consenta un uso confortevole. Così pare da quanto riferisce la relazione del 1334 di Jacomo Tondi, conosciuta grazie all'opera dello storico senese Giugurta Tommasi, mentre è solo del 1493 la prima notizia certa dell'esistenza di un «hospitio balnei Rosellanorum». Apparteneva, questo «hospitio», alla Mensa Vescovile di Grosseto, e le acque del bagno venivano utilizzate per muover i mulini della Mensa stessa, con grande risentimento dei grossetani che ritenevano che l' « aere sia gattivo et molto più nocivo per li pantani et aqque morte che escono del Bagno di Roselle et vanno ne li fossi» (Archivio di Stato di Siena. Concistoro 2208, carte sciolte, 1525 settembre 4).
 

Dal "Catasto dei Beni Immobili..." della Diocesi di Grosseto del 1587 si apprende che all'epoca l'edificio termale consisteva in alcune stanze a disposizione dei pochi frequentatori, forse in ragione degli ordini impartiti dal granduca nel 1565 a proposito del suo restauro, e che presso di esso erano un osteria ed un mulino. Nel 1650, presso questi edifici, il vescovo di Grosseto Giovanni Battista Gori Pannellini fece edificare la chiesa dedicata a S.Antonio abate, «valendosi in qualche parte del materiale dell'antica Cattedrale Rosellana diruta già da molti anni, situata in un monticello isolato in qualche distanza da questa vedendosene ancora delle vestigia» (Archivio Vescovile di Grosseto, Ms. 1723, F. ANICHINI, Storia Ecclesiastica della Città e Diocesi di Grosseto, 1751, c.27). Questa chiesa, dice il Gherardini nel 1676, era «per comodità dei Bagnaiuoli», poiché infatti «vicino al Bagno vi è l'osteria che serve per ricetto de Bagnaiuoli e Passeggieri per esser posta nella Strada Maestra.,,». Poco dopo la metà del XVIII secolo questa è la situazione dell'utilizzazione delle acque termali di Bagno Roselle: «Esistono finalmente nel piano di Grosseto diverse acque termali, che sono perenni, due restano in distanza dalla Città tre miglia verso tramontana, dette i Bagni di Roselle, la prima delle quali, che rimane sulla strada Sanese, è coverta con tetto, oltre una vasca scoverta, ove è


La veduta della chiesa e dei ruderi di un mulino a Bagno di Roselle di A.TERRENI, in F.FONTANI, Viaggio pittorico della Toscana, Il, Firenze 1801, p. 73.
la sorgente sulfurea in qualche parte e si sperimenta molto giovevole per i mali cutanei; la seconda, in distanza dalla prima circa duecento canne, è di prospetto verso levante, che si chiama volgarmente il Bagniuolo, è potabile di un mitissimo colore e, per l'analisi fattane (la diversi rnedici, si truova d'ottimi principii e giovevole a' diversi mali; ma il rimaner questa del tutto scoverta e racchiusa soltanto da quattro muri, a guisa di piccola pila, fa si, che le persone, per mancanza di commodi necessari, non possono molto prevalersene» (J. BOLDRINI, Relazione sul Capitanato di Grosseto nell'anno 1760, in V. PETRONI, Guida dell'Archivio di Stato di Grosseto, Siena s.i.a., p.154). Attorno 1790, per volere del granduca Pietro Leopoldo di Lorena, inizia la progettazione per il recupero funzionale del complesso termale.