Biblioteca Moreniana di Firenze, Mappe 8, c.1, Mappe storico-topografiche del lago di Castiglione di Serafino Calindri, 1784-85. Particolare della Tavola Prima.

Il territorio di Marrucheto, oggi nel cuore della grande pianura che si estende da Grosseto a Castiglione della Pescaia, nella cartografia anteriore alle grandi bonifiche con cui è stato prosciugato il 'Lago di Castiglioni' è rappresentato come una penisola che si protende nel grande specchio d'acqua ad occidente della città, fra le terre di Barbanella, S.Giovanni e Querciolo. Nonostante questa posizione rispetto ad un lago, cui tradizionalmente è stata imputata l'insalubrità della pianura grossetana praticamente ancor da prima della caduta dell'impero romano, e nonostante il nome che, derivando da "marruca" - arbusto spinoso -, sta ad indicare un luogo incolto, il territorio di Marrucheto è documentato ben coltivato già alla fine del '200 e abitato stabilmente ai primi del '300. Nel 1296 è documentato un terreno vignato nella contrada, e con certezza nel 1309 vi risiedono agricoltori che coltivano la vite:

«....una vigna....con una casa e un pozzo in distretto di Grosseto nella contrada del Marrucheto........una vigna nella detta contrada....» (Archivio di Stato di Siena. Ospedale di S.Maria della Scala, n.1406, "Catasto della Grancia di Grosseto", c.4v, 1309 Marzo 1). L'analisi della documentazione dei secoli dall'XI al XIII relativa a Grosseto ed al territorio ad essa circostante consente di comprendere come si sia determinata una tale situazione ambientale nel pieno medioevo a partire da quella altome-

Archivio di Stato di Siena, Quattro Conservatori 3052-30. Anno 1748. "Pianta di tutta la pianura di Grosseto colle sue adiacenze per discorrere dei bisogni di quella nel 1748". Particolare. La strada che da Grosseto conduce a Marrucheto è rilevata nel Catasto Leopoldino (A.S.G. - Comunità di Grosseto. Sez. A, Foglio n. 3) e dalla carta di L. Ximenes (A.S.F. - R. Fabbriche, cart. V, 8H3.1770-80). Il fatto che in quest'ultima carta la strada si chiami "Strada vecchia di S. Andrea" conferma lo stretto legame storico esistente fra Marrucheto e la "grancia" appartenente ai cistercensi di S.Galgano.

dievale, che certamente, almeno in buona parte di quel territorio, si presentava nelle assai precarie condizioni che attestano toponimi come Barbanella, Barbaruta, Piscina Quaglia, Lago Perdonato, Lago Boccio, Lago Serpentale, tutti relativi ad aree acquitrinose. Quell'analisi, infatti, mostra come vi sia stato, da parte dei grossetani nel XIII secolo, un forte impegno nella bonifica delle terre fra la città e la sponda sud-orientale del 'Lago di Castiglioni', con la concessione di appezzamenti a quanti chiedevano di divenire cittadini di Grosseto e con la realizzazione della "Fossa" che doveva consentire la bonifica idraulica dei terreni.

 

Nel secolo XIV (Biblioteca Comunale di Siena, Ms. A.III.21, f. 35) sono ricordati «due pezzi di terra posti nel Marrucheto con la forma in mezzo, daluno lato è Lago Serpentaio da XXV mogiate, daluno lato la Fossa del Comune di Grosseto e dale due latora Sampiero». Ma già dall'XI secolo, probabilmente, l'area della pianura grossetana cui appartiene Marrucheto è oggetto di recupero alle coltivazioni ad opera dei monaci benedettini del monastero di Giugnano (presso Roccastrada), a cui gli Aldobrandeschi donano numerosi beni nel 1076, attestandolo in una carta che indica chiaramente come avessero attuato quel radicale mutamento nella conduzione delle loro corte di Grosseto, che è fondamentale nella formazione della città. La cella che il monastero ha nel 1076, chiesa di S.Andrea

Archivio di Stato di Firenze. Regie Fabbriche, cart. V, 8H3.1770-80. Di Leonardo Ximenes

nel 1140, "Grancia" cistercense dai primi anni del '200, allorché il monastero di Giugnano diviene dipendente da quello di S.Galgano.

 

Oltre alla presenza di beni di questa istituzione monastica in Marrucheto, fin dal 1277 è documentata quella assai importante di proprietà dell'Ospedale di S.Maria della Scala in Grosseto e di numerose istituzioni religiose grossetane. Questo fino alla seconda metà del secolo XVIII, ovvero fino alle allivellazioni delle terre del patrimonio ecclesiastico volute dal governo granducale.

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