Le saline
 


Archivio di Stato di Firenze, Regie Fabbriche, cart. V, 8 H 3, scaf. N, palc., 11,16. 1758-1760. "Pianta dimostrativa delle nuove Saline alla Trapanese
L'acqua marina veniva convogliata giornalmente alle saline mediante un apposito canale murato costruito utilizzando -come attesta il Pecci- le pietre tratte dal selciato della via consolare romana che transitava sul tombolo, la via Aemilia Scauri. «Le saline delle Marze erano di due tipi: "alla paesana" (cioè più semplici nel processo di salinatura) e "alla trapanese", dove appunto, come mostra la pianta riprodotta, l'acqua veniva "cotta" in vari bacini successivi con conseguente formazione di sale pulito e bianco (lagacci, ruffiane e cottoie)» (D.BARSANTI, Castiglione della Pescaia. Storia di una comunità dal XVI al XIX secolo, 1984, App.n.36). Nelle saline veniva impiegato il lavoro di condannati ai lavori forzati.
 

 

 

 

 

Biblioteca Marucelliana Firenze, Fondo De Cambray Digny, 6. 1766. Progetto della "macchina a fuoco" per le saline delle Marze.

Il primo sistema di sollevamento dell'acqua marina funzionava grazie all'utilizzazione di buoi, la cui forza attivava meccanismi alloggiati nell'edificio delle Marze.



Questi consentivano, con appositi recipienti a catena, di prelevare e di versare nel canale, che conduceva alle saline, l'acqua che penetrava dal mare sotto l'edificio attraverso la presa nel basamento che il disegno del Conti del 1793 ci mostra ormai tamponata, non essendo più utilizzate le saline, ed avendo la costruzione, ormai, soltanto una funzione militare.



Successivamente fu realizzato l'avveniristico progetto di Luigi Guglielmo De Cambray Digny, direttore dell' erario privato del granduca e membro dell'Accademia di Scienze di Siena.



Le due pompe a cilindro azionate dal vapore prodotto nella caldaia sollevavano l'acqua dal mare e la spingevano nel canale verso le vasche delle saline.