Reperti archeologici
 

 

 

 

Tenuta Vezzosa-Pianta del Podere Torraccia
Planimetria della necropoli. Da C.B.CURRI, Vetulonia, Firenze 1978
 

«Nel podere Torraccia della Tenuta Vezzosa, presso Braccagni, dove già in passato furono raccolti materiali sporadici, arature in profondità eseguite nel settembre 1969, a N della Via Privata Consorziale, portarono in superficie alcuni oggetti di bronzo e abbondanti frammenti fittili, ascrivibili a corredi tombali. I reperti erano concentrati in cinque zone, caratterizzate dalla colorazione grigio-scura del terreno, che formava chiazze approssimativamente circolari di circa otto-dieci metri di diametro. Oltre alle ceramiche, in superficie si notavano numerosi ciottoli fluviali. Nella zona n. 2, prima di travolgerla, il vomere aveva slittato su una specie di " massicciata di pietre ". La zona n. 5 si presentava invece come un'area irregolare di terra grigiastra cosparsa di pietre informi, di spezzoni di tegole a margini rialzati, di mattoni e di coppi di impasto rossiccio poco depurato. Nell'autunno dell'anno seguente, estese le arature ai campi a N della casa poderale, nelle zone nn. 9 e 10 vennero in superficie altri due gruppi di materiali appartenenti a corredi funebri arcaici. Circa 90 metri a NE della casa,  in una vasta area dai contorni indefiniti, il terreno era disseminato di frammenti di laterizi, ceramiche acrome di terra figulina a pasta giallastra e rodata e ossa di animali domestici. Nei campi a N, disperse su una vasta superfìcie, ma con particolare addensamento nelle zone nn. 6, 7, 8, si trovarono le tracce di un piccolo insediamento protostorico, databile all'Età del bronzo recente-fìnale. Nel 1971, nel punto indicato sulla mappa, fu scavato un cippo a colonnetta di trachite giallastra con base rastremata in basso, privo della parte superiore. Diam. max. cm. 56, alt. cm. 59. Gli avanzi di un'altra tomba vennero in luce nella zona n. 11. Tutti i materiali, ad eccezione di quelli della zona n. 5 e del punto A, furono di volta in volta ricuperati e schedati, mantenendo la distinzione topografica per ciascun gruppo.

a) Le aree corrispondenti ai nn. 6, 7, 8 della mappa sono state individuate principalmente in base alla forte concentrazione di frammenti ceramici. Il terreno presentava una colorazione leggermente più scura di quello circostante, ma senza contorni chiaramente definibili. Il ritrovamento di alcuni frammenti di intonaco con impronte di rami conferma l'esistenza di capanne, probabilmente tre, risalenti alla fase subappenninica della età del bronzo. Confronti diretti di fogge vascolari con gli altri ritrovamenti del territorio


di Vetulonia non sono possibili, per ora, a causa dell'esiguo numero dei materiali restituiti dalla Buca delle Fate e della mancanza di una esplorazione sistematica della grotta Artofago. Si notano tuttavia indubbie affinità nella modesta qualità degli impasti, di colore bruno-rossastro, spesso ricchi di inclusioni macroscopiche, con ingubbiature opache sommariamente lisciate a stecca.

b) I materiali raccolti nelle zone nn. 1, 2, 3,4, 9, 10, 11, probabilmente riferibili ad altrettante sepolture di età orientalizzante, testimoniano abbastanza chiaramente l'esistenza di una necropoli. Secondo notizie di fonte locale, in passato sarebbero state distrutte alcune altre tombe situate presso l'argine della linea ferroviaria. Durante i lavori agricoli, nella zona continuano ad affiorare materiali sporadici. La ricognizione ha dato scarsi indizi sulla tipologia di queste tombe. La costante presenza di ciottoli fluviali e l'accenno a una " massicciata " di pietre nella zona n. 2 farebbero pensare, almeno in tale caso, a una fossa rettangolare col fondo selciato e pareti rivestite di pietrame, come la tomba n. 14 di Val Berretta. Data l'assoluta mancanza di conci squadrati e di lastre calcaree o di arenaria, non è improbabile che anche le altre tombe della Torraccia fossero del tipo a fossa, tuttavia non si è trovato nessun elemento litico riferibile ad un circolo perimetrale. La continuità di vita in epoche successive è documentata dall'area di frammenti fittili A, dove purtroppo il terreno era sconvolto così profondamente da impedire l'individuazione di qualsiasi struttura. I materiali, atipici, rientrano genericamente in età etrusco-romana. Nonostante la prossimità del punto di ritrovamento, in mancanza di una classificazione cronologica della forma, non si può riferire a questo contesto il cippo apparso poco più a N, che d'altra parte è di tipo troppo recente per appartenere a qualcuna delle tombe descritte.

c) L'abbondanza di tegolame e di materiali edilizi nella zona n. 5 in contrapposizione alla scarsità di frammenti ceramici sembra indicare la presenza di un'abitazione. Nell'aia della casa colonica, eretta sopra un leggero rialzo del terreno in cui abbondano grossi conci di pietrame sciolto, affiorano resti notevoli di muri di fondazione, forse di età medievale. I davanzali e la scala interna della casa sono fatti di materiali di ricupero (travertino). Il toponimo stesso richiama un rudere ormai scomparso di qualche fortilizio medievale» (C.B.CURRI '78, pp.89-106).

«Resti di un insediamento protostorico databili all'età del Bronzo recente-finale sono stati individuati in località Vezzosa, nell'area nord del Podere Torraccia. Il ritrovamento nella zona di frammenti di intonaco con impronte di rami fa supporre l'esistenza di capanne abitative, probabilmente tre, associate a numeroso materiale ceramico frammentario, consistente in ciste cordonate, forme aperte, olle. Il tipo di impasto della ceramica è di qualità modesta, non depurato, di colore bruno-rossastro, con superficie lisciata a stecca. Materiale analogo è stato riscontrato in un abitato protostorico a Scarlino. Ambedue gli insediamenti rientrano nella serie numerosa, attestata in prossimità delle Colline Metallifere, di stanziamenti ravvicinati di piccole dimensioni, posti sulla linea di costa ma anche nelle vicinanze di essa (lungo il corso dei fiumi o su modeste alture), caratteristici nella fase avanzata del Bronzo finale. Una necropoli di età orientalizzante sembra da collocarsi nell'area già ricordata di Podere Torraccia, in una zona a N e a S del fosso Lama dove, durante dei lavori agricoli, emersero alcuni reperti fittili in ferro e in bronzo.
Secondo fonti locali, in passato, altre tombe sarebbero state distrutte lungo la linea della ferrovia. In particolare, la presenza costante di ciottoli fluviali e il riferimento a una "massicciata in pietra" cosi definita dall'occasionale scopritore, farebbero pensare a una fossa tombale rettangolare con fondo selciato e pareti rivestite di pietrame. Analoga tipologia, del resto, si riscontra a Val Berretta, nel territorio controllato da Vetulonia in età orientalizzante. Il materiale proveniente dalla necropoli è abbondante, consiste sia in oggetti metallici che in manufatti ceramici. In particolare, trovano riscontro nel territorio controllato dalla città etrusca di Vetulonia in età orientalizzante, alcuni reperti quali fermagli di cinturone in bronzo a telaio rettangolare con protomi equine, ciambelle bivalve bronzee, grandi kantharoi di impasto, motivi decorativi impressi su bucchero. Il Curri ritiene che l'insediamento orientalizzante della Torraccia avesse la funzione di luogo di transito commerciale fra Vetulonia e Rosolle. In effetti, questo sito sorgeva sulla riva orientale del fiume Bruna, in un'area di confine fra i rispettivi territori soggetti alla egemonia politica delle due grandi città etrusche».
 
La continuità di vita in epoca arcaica nel Podere Torraccia è documentata da recenti ritrovamenti (anno 1992) consistenti in cippi in trachite o arenaria, esposti presso la Sede dell'Amministrazione Separata dei Beni di Uso Civico di Montepescali e tuttora inediti: si tratta di cippi a colonnetta con apofisi spezzata. Un esemplare del medesimo tipo è stato segnalato nella stessa zona dal Curri . I cippi di questo tipo sembrano attestati dopo l'inizio del VI sec. a.C. mentre i tipi più antichi sono a sezione ogivale (VI1-VI sec. a.C.), seguiti da quelli a calotta con apice terminale (diffusi a partire dagli inizi del VI secolo a.C.) . Le forme sono confrontabili con quelle rinvenute nella necropoli urbana di Vetulonia e possono dunque legarsi alla fase dell'espansione della città nel territorio preso in esame. Anche in altre zone intomo a Montepescali si è riscontrata la presenza di numerosi cippi: presso la Fattoria degli Acquisti ' (cippo a forma di calotta con apice smussata e due cippi a colonnetta); nel territorio circostante la Fattoria Guadalupe (cippo di forma ogivale), nei dintorni della Fattoria La Grancia (cippo ogivale); e nel Podere San Gennaro (ogivale con apice). Sempre nella località del podere Torraccia, pertinenti probabilmente a contesti tombali della zona, sono stati rinvenuti un elemento architettonico frammentario in pietra con modanature , e una serie di pietre lavorate o appena sbozzate, probabili coperture o segnacoli di tombe. Anche questi reperti
sono a tutt'oggi inediti e ugualmente conservati nella sede dell'Amministrazione Separata dei Beni di Uso Civico di Montepescali.
 

Necropoli della Torraccia. Cippo a colonnetta.
Nell'area è stata raccolta una grande quantità di reperti relative a varie epoche storiche.

La documentazione di età romana è assai carente soprattutto per la mancanza di ricerche archeologiche sistematiche sul territorio. I pochi dati che abbiamo a disposizione ci vengono da ritrovamenti casuali ad opera di occasionali scopritori. Un gruppo di numerosi frammenti ceramici è stato ritrovato presso il Podere Torraccia. Si tratta di rinvenimenti di superficie, non legati ad alcuna struttura o contesto particolare, ma nel loro insieme costituiscono un complesso cronologicamente omogeneo, essendo databile (tranne qualche eccezione) ad un arco di tempo che va dal III sec. a.C. al I sec. d.C.. I frammenti sono pertinenti sia a ceramica acroma di uso comune (coperchi, ciotoli, olle) sia a ceramica da mensa. Tra quest'ultima annoveriamo coppe e piatti a vernice nera (III-II sec. a.C.), talvolta decorati sul fondo da rosette impresse entro cerchi concentrici, e vasellame in sigillata italica, talvolta decorati con applicazioni a la barbotine . In questo contesto sono compresi anche due pesi da telaio: manufatti di uso prettamente domestico. Da altre località della piana di Montepescali (Piano di S. Martino, Vezzosa) proviene un altro nucleo abbastanza consistente di materiale di età romana, non ancora oggetto di studi e classificazione tipologica. Del contesto fanno parte numerosi frammenti pertinenti a laterizi di copertura, a ceramica acroma di uso comune, a ceramica fine da mensa (vasellame in vernice nera, in sigillata italica liscia, in sigillata africana) e a contenitori da trasporto (anfore).
 
 
 

In assenza di fonti storiche più consistenti si può ipotizzare che l'area limitrofa a Montepescali, a partire dal III sec. a.C., sia stata assorbita entro l'orbita romana, seguendo le sorti dei vicini poli urbani che in questo periodo sono contrassegnati da una rapida perdita di autonomia e indipendenza: la vicina città etrusca di Roselle, piegata una prima volta nel 298 a.C., venne definitivamente conquistata nel 294 a.C.. Dai ritrovamenti sopra citati, se pure modesti, si può ipotizzare, anche in analogia con altre aree, l'esistenza in età romana nella piana di Montepescali di un insediamento sparso caratterizzato da piccoli nuclei, forse fattorie, come la modesta qualità ed entità dei ritrovamenti ci induce a supporre» (G.AGRICOLI-M.RENZETTI '97, pp.16-19).