Chiesa di S.Nicola: prospetto principale (Disegno dell'Arch. Vanessa Mazzini), da V.MAZZINI '97, p.58).

«Plebes S.Niccholay de Montepiscali nichil solvit, quia plebanus est collector decimarum»: così è riferito della chiesa di S.Nicola di Montepescali nelle Rationes Decimarum del 1276. È questo il più antico documento che attesti con certezza dell'esistenza della chiesa, che non figura nel privilegio papale al vescovo grossetano del 1188, dove invece è ricordata la Capellam s. Stephani de Montepiscali. Nonostante questo, guardando a quanto è ancora riconoscibile della costruzione primitiva, sembra di poter ritenere che la chiesa esista nel secolo XII, forse addirittuta già nel precedente, e che forse non figuri nel privilegio papale perché cappella del castello. La sua stessa localizzazione rende l'ipotesi verosimile: S.Nicola sorge nella zona più alta del paese, là dove è il suo nucleo originario, vicino al cassero.

 
A pianta rettangolare con copertura a capanna, la chiesa ha struttura portante realizzata in muratura in pietra a conci regolari, con una facciata che ha assunto un aspetto irregolare a seguito dei numerosi interventi che hanno modificato ed ampliato l'edificio. In particolare quegli interventi evidentemente attuati nel secolo XIV, ovvero certamente prima della realizzazione degli affreschi che ornano le pareti interne, dei quali alcuni recano la data 1389. Nel 1576 il visitatore apostolico Francesco Bossi trova in S.Nicola sei altari oltre il maggiore, ed un fonte battesimale «ad formam Altaris factum» (c.50v), quest'ultimo, evidentemente, il settimo degli altari di cui, oltre al maggiore, il Gherardini nel 1676 e l'Anichini nel 1752 riferiscono essere all' interno della chiesa parrocchiale.  Nell'Ottocento la chiesa è in cattive condizioni, tanto che nel 1873 Lorenzo Grotta-

nelli la definisce «un capannone con una torre, o rozzo campanile, sormontato da una guglia» (L. GROTTANELLI '73, p.64). I primi interventi del secolo XX sono relativi soprattutto al tetto a cui, dopo il restauro del 1915-16, a seguito di un crollo ne deve essere effettuato un altro nel 1921, grazie all'intervento economico dei conti Guicciardini e Grottanelli. Un nuovo crollo del tetto,

Archivio Vescovile di Grosseto. Ms. 1723. F.ANICHIN, Storia ecclesiastica della Città e Diocesi di Grosseto, II, 1752, c.114v: «La pieve di Montepescali, di cui non vi è memoria dell'innalzamento della sua fabbrica, che è di lunghezza broccia 40, e larga 20, con campanile informa di torre, e tre campane, coro, cimitero, e sagrestia...».

avvenuto nel 1940 a causa di un fulmine, e le precarie condizioni generali della struttura inducono addirittura a far ritenere opportuna la demolizione della chiesa, ma questa viene evitata da un evento fortunato:.«Nel 1955 il parroco Don Verbella scopre che le pareti della chiesa sono affrescate con dipinti trecenteschi. La notizia suscita scalpore: la chiesa non viene abbattuta e si decide di procedere al restauro dell'edificio. I lavori vengono iniziati soltanto una decina di anni dopo e, fino ad allora, la chiesa viene lasciata in completo stato di abbondano. Il 14 giugno del 1956 il soprintendente di Siena si reca a Montepescali per esaminare gli affreschi e nel suo resoconto descrive con minuzia le condizioni generali dell'edificio: "Per quanto lacrimevoli possano apparire le attuali condizioni della chiesa, oggi ridotta in un recinto di ortiche, esse tuttavia non sono disperate: i muri perimetrali, ancorché disgregati alla sommità e con qualche lesione, sono infatti ancora abbastanza salvi, o per lo meno, agevolmente consolidahili e risarcibili, mentre la modesta ampiezza della chiesa (calcolabile, ad una sommaria valutazione, a circa duecento metri quadrati) farà sì che la spesa per il rifacimento del tetto e del pavimento non salirà a cifre iperboliche". Nel 1966 il tetto della chiesa risulta riparato, ma sono necessario nuove opere murarie che potrebbero garantire la stabilità dell'immobile e la sicurezza degli affreschi. Dopo quasi quaranta anni di inagibilità, nel 1977 la chiesa viene riaperta al culto...Nel 1978 vengono compiuti nuovi lavori che riguardano la sistemazione del pavimento e della sagrestia sulla sinistra del presbiterio. Nella relazione di sopralluogo, avvenuto il 14 gennaio dello stesso anno, l'ispettore Bruno Santi comunica al soprintendente che le condizioni della chiesa di S.Niccolò sono peggiorate a causa del crollo del campanile a seguito di un fulmine. "Parte del pietrame crollato ha sfondato il tetto in varie parti, fra cui quella soprastante alla parete che conserva gli affreschi tardo trecenteschi". Alcune foto conservate all'Archivio della Soprintendenza di Siena documentano che nel 1978
viene realizzato il rifacimento della copertura. Nonostante questi interventi le condizioni ambientali risultano tali da pregiudicare la conservazione delle opere d'arte già danneggiate dalle gravi infiltrazioni di umidità provenienti dal campanile. Attualmente l'edificio, dopo quasi un secolo di restauri, risulta in discreto stato di conservazione; stanno comunque comparendo sulla facciata delle lesioni» (V.MAZZINI '97, p.61).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Affreschi della parete sinistra. Particolare.