Archivio di Stato di Siena. Ospedale S.Maria della Scala 1437, "Cabreo della Grancia di Montepescali 1775", cc. 9-10. "Terre a Prati"

Negli Statuti di Montepescali del 1427 (ed.I. IMBERCIADORI '38, pag. 114) si riferisce della «Bandita de Prati di Gaggioreggi»: «De le pene de le bestie pasturassero ne la bandita de prati di gaggioreggi. Ne la bandita del prato del commune, a lato a la fossa vecchia, da kalende marzo infino che per lo consiglio sarà deliberato si mieta, neuno possa fare herba nè fieno, a la pena di soldi vinti di denari per ciascuno et ciascuna volta et da kalende marzo infino a a kalende septembre, in esso prato a neuno sia licito pascere con alcuna generazione di bestie, socto le infrascripte pene...». Il toponimo è assai interessante, essendo composto fra gahagio "bandita" e -rikaz "principe", ambedue testimonianze della presenza germanica nell'altomedioevo. È cioè un toponimo di formazione altomedievale che, con un passaggio attraverso gaggio-rigi, del tutto plausibile presentandosi il tema -rikaz in Toscana con -risci e -risi, sta ad indicare come il luogo cui è stato attribuito fosse, probabilmente fin dall'epoca della dominazione degli ostrogoti,
una "bandita del principe", ovvero terra fiscale. Ciò assume un particolare significato in ragione della localizzazione del sito che ha questo nome, essendo relativa ad un territorio in cui la toponomastica è ricca di testimonianze del genere. Si trova, infatti, sulla riva sinistra del fiume Bruna, ove il "Catasto Leopoldino" ed i "Cabrei" della Grancia di Montepescali registrano la località 'Prati' (Archivio di Stato di Grosseto.Comunità di Roccastrada, Sezione O', Foglio 1: Casetta dei Prati; Archivio di Stato di Siena.Ospedale S.Maria della Scala 1437, "Cabreo della Grancia di Montepescali. 1775", cc. 9-10: Terre a Prati; Ivi,1436, "Cabreo della Grancia di Montepescali cit.", c. 11: Prati della Comunità). Al di là del Bruna, e dunque prospicente e separata so-

Archivio di Stato di Siena. Ospedale S.Maria della Scala 1437, "Cabreo della Grancia di Montepescali 1775", cc.11-12. "Strada che va a Prati"

lo dal fiume rispetto a Gaggioreggi, una carta settecentesca del fondo Uffizio dei Fossi dell'Archivio di Stato di Grosseto (b.581, c.602) registra col toponimo Cafaggioli, appena a sud dell'odierno "Poggetti Lepri", ai piedi del poggio su cui è sorto il castello che ha preso il nome dal territorio di Iuncarico, (oggi Giuncarico). Ovvero un toponimo che ha la stessa derivazione da gahagio "bandita" di quello localizzato subito al di là del fiume, e che appartiene ad un territorio - quello di Iuncarico, così attestato far parte del territorio rosellano nel 772, in età longobarda - il cui nome, derivando da "iuncus" e dallo stesso "- rikaz" presente il Gaggioreggi", ha il significato di "giuncaia del principe".Probabilmente, come accennato, tutto ciò deriva dall'esistenza, attorno a questo tratto del fiume Bruna prossimo alla riva nord-orientale dell'antico Lago Prile (il 'Lago di Castiglioni' del medioevo), di una vasta area di proprietà fiscale nell'altomedioevo. La caratteristica di esser in gran parte acquitrinosa - come attesta l'origine del toponimo Iuncarico - fa sì che l'area risponda pienamente ai criteri di occupazione dei goti: le terre che essi sottraggono ai possessores romani in ragione della hospitalitas sono prevalentemente  terre marginali, magari acquitrinose co-
me quella che trae il nome dalla presenza di una grande giuncaia. Cioè terre la cui requisizione non è tale da compromettere quei buoni rapporti con la classe senatoria romana che tanto premevano a Teodorico re dei goti.