Montepescali
 

Montepescali. Il centro storico

1-Baluardo
2-Ss.Stefano e Lorenzo
3-S.Leonardo
4-Ss.Annunziata
5-Torre Belvedere
6-Pal. Lazzeretti
7-Porta Vecchia

8-Pal. Tolomei
9-Pal.Guicciardini

10-Pal. Guadagni
11-Torre dell'Orologio
12-Cassero
13-Pal. Grottanelli
14-Pal. dei Priori
15-S.Nicola
16-Torre del Guascone
17-Porta Nuova
18-S.Maria delle Grazie
Il toponimo Montepescali è citato per la prima volta nel 1080, in un documento lucchese che attesta nel luogo l'esistenza di un castello incluso nel dominio della casata comitale dei conti Aldobrandeschi, alla quale gli abitanti sono legati da rapporti di fidelitas sino a tutto il '200. Questo legame è sottolineato anche nel 1147, quando tre maggiorenti di Montepescali dichiarano di volersi sottomettere al governo della chiesa cattedrale e del Comune di Siena, ma precisano di non voler derogare, con quest'atto, alla "reverenza" dovuta ai propri signori. Le vicende familiari degli Aldobrandeschi coinvolgono il castello «in una situazione piuttosto incerta, viste le fasi di lotta intestina che interessarono la casata. Nel 1259 il dominio sul centro sembra nelle mani di Ildebrandino di Bonifazio, conte di Santa Fiora, appartenente al ramo della dinastia aldobrandesca all'epoca politicamente vicino al governo ghibellino senese, che appunto in quell'anno gli riconobbe il controllo su alcuni castelli tra cui Montepescali. Dopo la morte di re Manfredi (febbraio 1266), quando le sorti del partito ghibellino in Toscana sembrano ormai segnate, Ildebrandino di Bonifazio si schierò assieme all'omonimo cugino, conte di Sovana, contro il governo di Siena, ma nel marzo successivo questa alleanza subì una sconfitta militare a seguito della quale il castello di Montepescali passò completamente sotto il controllo del comune senese...La successiva affermazione della parte guelfa alla guida del comune di Siena (1270 ca.) ed il nuovo clima politico instauratesi in Maremma condussero ad un rafforzamento delle posizioni dei conti Aldobrandeschi di Sovana, cui nell'atto di divisione del patrimonio familiare del dicembre 1274 con i Conti di Santa Fiora venne riconosciuto anche il possesso di Montepescali. Pochi anni dopo, nel 1286, in una successiva ridefinizione delle rispettive aree di influenza tra i due rami familiari fu specificato che sarebbero spettati ai Conti di Sovana i diritti vantati dalla famiglia sul "castellare dicto Calvellum", il cui territorio originario venne compreso nel distretto del castello di Montepescali, come risulta esplicitamente documentato nel 1320. Infine, solo a seguito della campagna militare del 1300 condotta in Maremma dal comune di Siena, la città riuscì ad ottenere il riconoscimento del proprio dominio da parte dei conti di Santa Fiora.   Nel 1304, dopo che il Consiglio generale se-
nese aveva definito le modalità di trattamento delle terre conquistate ai Conti di Santa Fiora, la sottomissione fu definitivamente ratificata dagli uomini di Montepescali, che a quest'epoca risultano organizzati in un comune rurale dalla struttura istituzionale assai articolata» (R.FARINELLI '97pp.25-26). Dalla metà del '300 diventa assai importante nel territorio di Montepescali la presenza dell'Ospedale di S.Maria della Scala di Siena, che nel 1378 organizza i propri possedimenti intorno ad una "grancia".
 

Archivio di Stato di Siena. Ospedale S.Maria della Scala n.1437. "Pianta di tutto il territorio della Piana di Montepescali" di Giacomo Scala, a.1631.Carta sciolta.

Il toponimo Montepescali è citato per la prima volta nel 1080, in un documento lucchese che attesta nel luogo l'esistenza di un castello incluso nel dominio della casata comitale dei conti Aldobrandeschi, alla quale gli abitanti sono legati da rapporti di fidelitas sino a tutto il '200. Questo legame è sottolineato anche nel 1147, quando tre maggiorenti di Montepescali dichiarano di volersi sottomettere al governo della chiesa cattedrale e del Comune di Siena, ma precisano di non voler derogare, con quest'atto, alla "reverenza" dovuta ai propri signori. Le vicende familiari degli Aldobrandeschi coinvolgono il castello «in una situazione piuttosto incerta, viste le fasi di lotta intestina che interessarono la casata. Nel 1259 il dominio sul centro sembra nelle mani di Ildebrandino di Bonifazio, conte di Santa Fiora, appartenente al ramo della dinastia aldobrandesca all'epoca politicamente vicino al governo ghibellino senese, che appunto in quell'anno gli riconobbe il controllo su alcuni castelli tra cui Montepescali. Dopo la morte di re Manfredi (febbraio 1266), quando le sorti del partito ghibellino in Toscana sembrano ormai segnate, Ildebrandino di Bonifazio si schierò assieme all'omonimo cugino, conte di Sovana, contro il governo di Siena, ma nel marzo successivo questa alleanza subì una sconfitta militare a seguito della quale il castello di Montepescali
passò completamente sotto il controllo del comune senese...La successiva affermazione della parte guelfa alla guida del comune di Siena (1270 ca.) ed il nuovo clima politico instauratesi in Maremma condussero ad un rafforzamento delle posizioni dei conti Aldobrandeschi di Sovana, cui nell'atto di divisione del patrimonio familiare del dicembre 1274 con i Conti di Santa Fiora venne riconosciuto anche il possesso di Montepescali. Pochi anni dopo, nel 1286, in una successiva ridefinizione delle rispettive aree di influenza tra i due rami familiari fu specificato che sarebbero spettati ai Conti di Sovana i diritti vantati dalla famiglia sul "castellare dicto Calvellum", il cui territorio originario venne compreso nel distretto del castello di Montepescali, come risulta esplicitamente documentato nel 1320. Infine, solo a seguito della campagna militare del 1300 condotta in Maremma dal comune di Siena, la città riuscì ad ottenere il riconoscimento del proprio dominio da parte dei conti di Santa Fiora. Nel 1304, dopo che il Consiglio generale senese aveva definito le modalità di trattamento delle terre conquistate ai Conti di Santa Fiora, la sottomissione fu definitivamente ratificata dagli uomini di Montepescali, che a quest'epoca risultano organizzati in un comune rurale dalla struttura istituzionale assai articolata» (R.FARINELLI '97pp.25-26). Dalla metà del '300 diventa assai importante nel territorio di Montepescali la presenza dell'Ospedale di S.Maria della Scala di Siena, che nel 1378 organizza i propri possedimenti intorno ad una "grancia".

«Il XVI secolo fu secolo di guerra, per la conquista dell'Italia, tra Francia e Spagna, tra Siena e Firenze alleate con le due potenze straniere. Montepescali, a partire dal 1552, fece la sua parte. La posizione elevata tra importanti assi viari ed i depositi di grano della fertile pianura non potevano che essere utili. Lo dimostrano con dovizia di particolari le cronache storiche, e, così, suo malgrado, entrò a far parte della strategia aggressiva di Siena. La postazione inevitabilmente capitolò nelle mani di Firenze. Terminata la guerra lo Stato di Siena finì annesso al granducato di Cosimo I dei Medici. A Montepescali iniziò un periodo buio protrattosi per lunghi anni a venire. I secoli XVII-XVIII furono segnati da una grave crisi economica e demografica con fasi alterne di indicativi miglioramenti. I facoltosi faccendieri, attratti dalla ricca campagna, lasciarono il posto a banditi senza scrupoli. La vita continuò tra enormi problemi legati all'inarrestabile impaludamento di vaste aree del territorio: la malaria, le esondazioni del fiume Bruna, un elevato debito pubblico contratto per porvi rimedio. Per il potere statale fu più comodo liberarsi di Montepescali che occuparsi di esso. Perciò, secondo una consolidata prassi di governo, nel 1629, fu concesso in feudo. Essere un feudo significava dipendere da un nobile, la gestione dei beni comuni e l'amministrazione della giustizia erano una sua prerogativa. Alla comunità restavano i soprusi e le angherie. Il popolo di Montepescali tornò ad essere protagonista della propria storia nel nostro secolo. Nel 1905 ottenne l'aggregazione al comune di Grosseto lasciando quello di Roccastrada. Nel 1939 gli furono riconosciuti i diritti di uso civico. Nel 1992 ha costituito l'Amministrazione Separata degli Usi Civici con il suo comitato, grazie alla quale, ancora oggi, è possibile assegnare a quanti si stabiliscono nel paese, la terra per piantare la vigna, un appezzamento di olivete per produrre olio e una particella di bosco per la legna» (M.S.Fommei '99, p.130).