Archivio di Stato di Siena. Conventi 162, "Caleffo di S.Galgano", II, cc.271-272v. 1298 Novembre 9. Benuccio Rustichelli di Grosseto per rimedio dell'anima sua e dei suoi parenti dona al Monastero di S.Galgano, nella persona dell'abate Raniero, se stesso e tutti i suoi beni presenti e futuri. Atto in Grosseto "in Grancia Sancti Andree".

In una carta del 1076, di grandissima importanza per lo studio dell'evoluzio-

ne del castrum Grossito a città, è citato il «sedile Ilditi celerarii». Presso il luogo del nucleo originario della futura città, dunque, è attestato il possesso di un pezzo di terra sulla quale è concesso di edificare, da parte di un monaco responsabile di una cella appartenente ad un monastero. Su quale sia il monastero in questio-ne sembra possibile formu-

lare un'ipotesi ragionevole: dovrebbe trattarsi di S.Salvatore di Giugnano, presso Roccastrada, citato anch'esso nella donazione del 1076 dei conti aldobrandeschi IIdebrando e lulitta come proprietario di terre nel piano sottostante Montemassi. Infatti nel privilegio di Innocenze II a quel monastero del 1140 fra i beni dell'istituzione religiosa figura una chiesa di "S.Andrea cum pertinentiis suis de Grosseto" che potrebbe essere la cella la cui esistenza è attestata presso il castrum di Grosseto nel 1076. Nuovamente ricordata nella bolla di conferma del 1188 al vescovo di Grosseto, col passaggio del monastero di Giugnano sotto la giurisdizione dell'abbazia cistercense di S.Galgano, secondo quanto si apprende dal diploma con cui, nel 1209, l'imperatore Ottone IV conferma a S. Galgano i beni di cui è in possesso (cfr. A.CANESTRELLI, L'abbazia di S. Galgano, Firenze 1896, Documento VIlI, pag. 118), all'inizio del XIII secolo S.Andrea passa alla dipendenza dell'abbazia situata nel territorio di Chiusdino. Con questo diviene la chiesa della "grancia" che amministra il primo nucleo del vasto patrimonio fondiario che i cistercensi realizzano nel territorio grossetano, ove effettuano opere di bonifica, curano la messa a coltura di terre e l'estrazione del sale dal Lago di Castiglioni al Querciolo, come documentano i Caleffi dell'abbazia. I documenti raccolti in questi libri attestano altresì come il grancere di S.Andrea si adoperi nell'acquisire alla grancia tutte le terre prossime alla chiesa, cosicché viene a formarsi una vasta area conosciuta in Grosseto come "contrada di S.Andrea". Questa, attraversata dalla "Strada di S.Andrea" e dalla "Via al Porto dello Stagno" attestata nel 1261, si colloca nel territorio ad ovest di Grosseto, che si estende dal sito del "Cappelletto" al Marrucheto, ma purtroppo la documentazione non fornisce indicazioni inequivocabili circa il sito ove sorgeva la chiesa, che «dovè abbandonarsi poco prima del secolo XVI, giacchè nelle memorie da questo tempo in poi non se ne trova più menzione» (A.CAPPELLI '10, p.36). Piuttosto che identificare S.Andrea con la chiesina del Cappelletto, dunque, proprio le indicazioni fornite dalla documentazione sembrano tali da poter ipotizzare che la chiesa sorgesse nella zona, fra Cappelletto e Marrucheto, in cui attualmente si trova l'aeroporto.

Archivio di Stato di Firenze. Regie Fabbriche, cart. V, 8 H 3, scaf.N, palc. 11, 9). Di Leonardo Ximenes. Anno 1770-80. A sinistra nella carta, verso il Padule, fra le terre di Marrucheto e del Capitolo di Grosseto, è rilevata la "Strada Vecchia di S.Andrea", che incontra la "Strada del Porto alla Vena". In una carta del 1261 questa strada è "la via al porto dello stagno".