Porto Chiavano
 

 

 

 
Porto Chiavano
 

Archivio di Stato di Grosseto. Comunità di Grosseto, Sez. A,Foglio III, anno 1822. Particolare dell'area del laghetto del Diaccialone

Nel Foglio III° della Sezione A del "Catasto Leopoldino" (Archivio di Stato di Grosseto. Comunità di Grosseto, anno 1822) il rilevatore ha registrato due toponimi assai interessanti in prossimità del laghetto del Diaccialone: «Campi del Porto» e «II Porto in fondo a Prati». Questi toponimi localizzano con sicurezza presso Poggetti Vecchi, là dove una depressione del terreno corrisponde all'alveo del piccolo specchio d'acqua prosciugato con la bonifica, un approdo sulla riva del Lago di Castiglioni chiamato "Porto Chiavano". È, questo, ricordato ancora nel 1589 (Archivio di Stato di Grosseto. Comune di Grosseto. Preunitario 803, "Catasto dei beni dell'Opera di S.Maria", 1589 Aprile 6, c. 3), con una documentazione relativa a "Chiavano" che ne indica indubbiamente la localizzazione a sud-ovest della località Poggetti Vecchi ed al di sopra della Rugginosa. Nel 1469 è citata la «contrada di Chiavano... confina la via che va a Montepescali» (Archivio di Stato di Siena. Ospedale S.Maria della Scala n.1406, c.32v); ed ancora una carta del secolo XIV-XV ricorda il «luogo dicto Chiavano... confina la via va a Montepeschali» (Archivio di Stato di Siena. Ospedale S.Maria della Scala n.1407, c.28). Nella sua Storia ecclesiastica della Città e Diocesi di Grosseto, Francesco Anichini ricorda che fra i beni delle monache di S.Chiara nel 1672 c'è un luogo detto "Pozzo di Chiavano" (Archivio Vescovile di Grosseto, Ms. 1723, c.202): nello stesso foglio del "Catasto Leopoldino" in cui figura il «Porto» c'è anche «Campo del Pozzo».

In riferimento all'ipotesi che questo sia anche il sito dell'antico porto di Roselle sul Lago Prile, questa naturalmente è formulata in ragione del fatto che sembra del tutto verosimile che l'antica città avesse, come del resto Vetulonia, una struttura portuale sulla propria riva del grande specchio d'acqua comunicante col mare, potendo certo realizzarla per il modesto pescaggio delle navi dell'epoca etrusca, e forse anche di quella della romanizzazione. La forma del laghetto fa pensare ad una darsena, collegata al Lago dal canale il cui alveo è utilizzato ancora dal fosso che nella cartografia settecentesca ed ottocentesca è rilevato congiungere il laghetto del Diaccialone al Padule , ovvero ad un tipo di ricovero per le imbarcazioni tipico dell'antichità. Quando si considerino, poi, le caratteristiche di questo sito guardando a quelle della strada che lo collegano alla città di Roselle, ecco che l'ipotesi sembra assumere ragionevolezza. Lo stradone rettilineo che ancora è fra i Poggetti ed il Terzo - in un'area che i ritrovamenti archeologici dimostrano non essere sommersa già almeno dall'VIII secolo a.C. - è ragionevole ritenere esistesse fin dall' epoca etrusca, e che proseguisse fin sotto Roselle, co-
prendo il percorso più breve fra la città e la riva del Lago. Depone a favore di questa ipotesi l'esistenza di tombe etrusche in località il Terzo: è noto, infatti, che le necropoli venivano realizzate dagli etruschi lungo le strade. Anche il fatto che solo nel tratto dal Terzo alle radici delle colline su cui sorgeva Roselle la strada abbia avuto una modificazione, in epoca romana, rispetto al tracciato originario, è elemento favorevole alla tesi di un porto di Roselle presso Poggetti Vecchi. Nell'effettuare la prima centuriazione che dovrebbe aver interessato il territorio della pianura sottostante la città, gli agrimensori si sono trovati ad operare in una situazione in cui era opportuno ordinare il territorio guardando alla realizzazione di direttrici di senso trasversale

Sotto "Poggetti Vecchi" transita la strada rettilinea che congiunge l'area già occupata dal laghetto del Diaccialone ai Casoni del Terzo. Il breve tratto di strada che da questo luogo si indirizza verso i poderi Columella e Cuppari faceva parte di quella, rettilinea, dal Terzo a Marruchetone, di cui esiste ancora il tratto dalla Strada dello Sbirro fino alla Fattoria Marruchetone. Si tratta di ciò che rimane di un decumano della centuriazione effettuata con la romanizzazione del territorio rosellano, dopo il 294 a.C.: la scomparsa della maggior parte del decumano è dovuta al riordinamento del territorio operata nei primi anni del '900 dalla Compagnia dei Fondi Rustici.

(cioè dalla linea della costa marina verso l'interno), poichè direttrici disposte in senso lungitudinale già esistevano in ragione della necessità di collegamento della Roselle etrusca. Questa scelta di operare avendo particolare riguardo alle direttrici trasversali sembra essere confermata dalla fisionomia del collegamento Marruchetone-Terzo-Poggetti Vecchi. Infatti il tratto da Marruchetone (al di là della Strada Provinciale dello Sbirro, che collega Bagno di Roselle - partendo dalla base di Poggio Mosconcino - col Calvello) al Terzo è perfettamente parallelo allo stradone dell'Aiali, mentre dal Terzo ai Poggetti il parallelismo viene a mancare. Il primo tratto, dunque, dovrebbe essere romano, perché nella logica dell'ordinamento è in parallelo agli altri decumani, mentre dal Terzo ai Poggetti, abbandonato il parallelismo, il tracciato potrebbe essere
etrusco e recuperato dal sistema per l'importanza delle località che collega. Infatti quel segmento fa parte della linea retta che congiunge Roselle al punto più prossimo sulla riva del Lago Prile, ovvero al punto in cui si trovava il laghetto del Diaccialone. Vale a dire ove pare logico che fosse il porto nel Lago Prile della città etrusca.