«Canne da Marmi fino al Ponte del Diavolo 600»: è questa la lunghezza (poco più di un chilometro) del tratto, fra questi due siti, dell'argine di protezione dalle alluvioni provocate dall'Ombrone delle terre di Alberese, giudicato indispensabile da Francesco Giraldi, inviato nel 1607 dal governo mediceo in Maremma per verificare quali fossero gli interventi utili ad aumentarne la redditività delle risorse. Nella cartografia del XVIII secolo è chiaramente indicata l'esatta localizzazione di 'Volta de' Marmi', e di 'Ponte del Diavolo', sul tratto finale del fiume, proprio in prossimità del suo sfociare nel mar Tirreno, e la loro derivazione è assai significativa. Il nome dei luoghi è evidentemente dovuto alle testimonianze, allora perfettamente visibili, che vi ha lasciato di sé la romanizzazione del territorio. Ovvero testimonianze consistenti in resti di antichi edifici - la cui presenza nella zona è attestata anche dal nome che dal XIII secolo fino ad epoca recente apparteneva al vicino 'Podere Salcino' («Le Morelle», da murulus, diminutivo di murus) - e, come riferisce Jacopo Boldrini ancora più di un secolo dopo, nel 1760, in «vestigi di ponti distrutti». Relaziona, infatti, il Boldrini: «Esistono dalla parte dell'Alberese sull'Ombrone, nel luogo chiamato Volta de' Marmi, vestigi in pietra di Ponti distrutti che continuano l'antica Strada Aurelia, chiamandosi ancora presentemente quello dell'Ombrone il Ponte

Archivio di Stato di Firenze. Manoscritti 785, "Atlas Agri Marittimi", c. 20. Particolare. Fra la Torre della Trappola e la «Rottura della Pedata del Granduca» è registrata la «Volta di Marmo».

del Diavolo, nella maniera che la medesima strada del Diavolo si chiama». In definitiva, dunque, si tratta di siti che debbono il nome a quanto in essi è stato realizzato in ragione della loro rilevanza strategica, poiché localizzati nel punto di attraversamento del fiume di una via consolare romana, nonché di controllo sugli approdi che nel tempo ha fornito ai marinai il delta dell'Ombrone. Quella stessa ragione ha fatto sì che l'area di Volta dei Marmi abbia avuto una importanza sostanziale nella storia del territorio grossetano, trattandosi infatti di quella cui appartiene il sito di Calliano, essendo originata dal suo possesso, assieme a quello delle terre della curtis Grossito, la presenza della famiglia degli Aldobrandeschi in Maremma e la formazione del loro secolare potere signorile. Nel medioevo, e fino alla "allivellazione" del patrimonio fondiario ecclesiastico del 1765, voluta dal governo lorenese, le terre di Volta dei Marmi sono appartenute soprattutto ad istituzioni religiose grossetane.
 

Archivio di Stato di Firenze. Regie Fabbriche, c.29 Carta sciolta. Situazione di Grosseto e Lago di Castiglioni post 1750. È evidenziata la posizione di Volta dei Marmi rispetto al Palazzo di Alberese ed alla Strada per Orbetello, la via che ha sostituito quella antica che superava l'Ombrone alla Volta mediante il Ponte del Diavolo. Quanti percorrevano la Strada per Orbetello attraversavano il fiume avvalendosi di un traghetto.