Archivio di Stato di Firenze. Capitani di parte Guelfa, Cartone XXI, n.7. "Diogesi di Grosseto", particolare dell'area da Grosseto a Torre della Trappola. Secolo XVIII.

«Questa torre è la più bella non solo di quelle che dipendono dal Granducato di Toscana, ma dagli altri stati che ne hanno sulla costa del Mediterraneo... È situata a circa un miglio dalla Bocca d'Ombrone, dove navicelli ed altri piccoli
bastimenti vi approdano nei tempi tranquilli... La Trappola è fabbricata tutta di mattoni fatti da una fornace attenente ad essa... ed è benissimo costruita. La sua figura è quadrata ed è alta circa 50 braccia. Vi si sale per mezzo d'una gran scala, alla cima della quale vi è un ponte levatoio... La sommità, che serve anche per le munizioni, è bella, spazio-
sa e copre ogni parte. Vi sono in questa torre 6 pezzi di cannone...».  Così (Archivio di Stato di Firenze, Segreteria di gabinetto, 695, p. 269) descrive la Torre della Trappola - il fortilizio più importante costruito nell'area delle saline in produzione dal medioevo presso la foce dell'Ombrone - il colonnello Warren, che nel 1749 visitòla Maremma nella sua qualità di comandante della Direzione delle fortificazioni e dell'artiglieria, col compito di fare un accurato censimento cartografico delle città e delle fortezze del granducato di Toscana, al fine di individuare quali siano le strutture militari da restaurare o di cui sia da proporre la costruzione ove ve ne sia bisogno. Sulle attività che si svolgono alla Torre nello stesso periodo preziose sono le informazioni che fornisce l'Anichini (Storia ecclesiastica della città e Diocesi di Grosseto, parte seconda, cc.111v - 113v, 1751), riferendo della «Chiesa curata di S.Giobatta», la chiesetta esistente presso la fortificazione. L'edificio descritto dal Warren è lo stesso che, nel
1582, l'architetto Simone Genga aveva completato costruendone la copertura. Il Genga, infatti, era intervenuto sulla torre già in gran parte realizzata, dagli stessi architetti suoi predecessori anche nella costruzione delle mura di Grosseto, presso una più antica torre, che dal secolo XV aveva ospitato una piccola guarnigione con un castellano, che sovrintendeva anche alla manifattura del sale e al suo commercio. Era, questa, la «torre delle saline su la foce del massellone di Grosseto», la cui costruzione voluta dal governo senese è documentata dal 1413 al 1417. Se nel 1531 Baldassarre Peruzzi ricorda il fortilizio quattrocentesco con la funzione per la quale era stato costruito, nel 1539 la torre è attestata averne anche una militare assai importante, che conserverà fino al secolo XVIII. Proprio per la necessità, resa sempre più evidente dalle scorrerie corsare sul litorale, di disporre di una torre adeguata ad assolvere convenientemente un'importante funzione militare alla foce dell'Ombrone, il granduca Cosimo I incarica Baldassarre Lanci di edificare un nuovo fortilizio. Questo è in costruzione «sulla fìumara sotto i

Istituto di Storia e di Cultura dell'Arma del Genio, Biblioteca, Armadio B n. 22: Atlante indicante i possedimenti del Granducato di Toscana. Dal N. 1563 al N. 1656, tav. 55. La torre prima degli interventi realizzati da Pietro Conti nel 1793.

Marmi» nel 1568, secondo una progettazione che prevede anche quella di una chiesa dedicata a Sant'Antonio e di magazzini e di edifici funzionali all'attività di estrazione del sale. Morto nel 1571 Baldassarre Lanci i lavori sono proseguiti fino al 1574 da suo figlio Marino, e poi dal Genga, sotto la cui direzione la torre è completata, tanto da poter ospitare un posto di guardia nel 1578, e successivamente dotata di una copertura a salvaguardia della struttura. Quando l'auditore Gherardini nel 1676 visita la torre, questa «serve per più benefizi»: è al centro del sistema difensivo costiero, con le torri di Collelungo e Castelmarino perfettamente in vista, è la sede del Commissario alle Saline che soprintende ai lavori relativi all'estrazione del sale, è il fortilizio di controllo del "barcareccio" realizzato all'interno della foce del fiume, approdo questo assai importante per il commercio del grano, anche in ragione dell'inagibilità, fin da pochi anni dopo la sua costruzione, del Fosso Navigante che avrebbe dovuto consentirne il trasporto da Grosseto al porto di Castiglione della Pescaia.  Alla metà del secolo XVIII (1758)  le saline, continua-

A Sinistra. I ruderi della torre nel 1910
A Destra. La torre quadrata ricostruita sulla base a scarpa in mattoni ell'edificio cinquecentesco, sormontata da un grosso cordone sagomato.
«Nei due piani superiori sono state aumentate e modificate le aperture ed i muri sono stati intonacati. Manca tutta la parte di coronamento sovrastante, mentre la scaletta d'accesso sul lato S, che portava al ponte levatoio, è stata ricostruita» (P.CAMMAROSANO-V.PASSERI '85, R.24.16)

continuamente allagate dalle acque dell'Ombrone, vengono abbandonate e sostituite da quelle delle Marze, e la torre, oltre a perdere per questo la qualità di centro amministrativo per le attività di estrazione del sale, a causa della considerevole distanza che ormai la separa dal litorale marino, perde anche quella di struttura importante nel sistema difensivo costiero. Ad essa rimane la funzione di posto di controllo dell'approdo alla foce dell'Ombrone e dunque, con la riforma lorenese delle dogane, ad opera dell'architetto Pietro Conti fra il 1789 ed il 1790 fu
adattata ad edificio doganale, presidiato da un piccolo distaccamento di cannonieri guardiacoste, dipendente dal doganiere di Castiglione della Pescaia. Ancora nei primi anni del secolo XIX allo scalo della Trappola veniva imbarcato il grano prodotto nella Tenuta dell'Alberese per essere trasportato a Livorno, e non fece cessare l'attività doganale nella torre il fatto che questa crollò in gran parte nel 1814, a causa dell'esplosione della polveriera a causa di un fulmine. Questa attività era ancora in corso nel 1826, come testimonia lo stesso granduca Leopoldo II che visitò il luogo nel marzo del 1826: «Alla Trappola un fulmine avea squarciata l'antica torre e nelle rovine di essa avevano acconciata l'abitazione al doganiere» (F. PESENDORFER '87, p. 84). La torre fu definitivamente abbandonata nel 1830, e successivamente venduta alla famiglia Ponticelli, proprietaria della vasta tenuta circostante, che sui ruderi ha costruito la propria residenza.

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