Nell'agosto dell'803 il vescovo di Lucca Jacopo dà in locazione, «ad continendum et laborandum», vari beni appartenenti alla chiesa di S. Giorgio «que est in loco Grossito, et in Calliano», a Ildiprando di Ilprando abate ed ad i suoi eredi, coll’obbligo di rendere alla stessa chiesa 12 denari di olio «ad luminaria». La carta relativa a questa concessione, conservata presso l'Archivio Arcivescovile di Lucca, riferisce, dunque, dell'atto che segna l'inizio della secolare presenza

Biblioteca Comunale di Grosseto.Cabreo nella Commenda di S.Leonardo di Siena cominciato il 1622 e finito 1623. S. Leonardo comm.da di Grosseto, c. 17v: «Un pezzo di terra lavorativa detto il Campo della Torre a Galiano di moggio sette, staia due, tavole sessanta al quale confina da ponente Antonio Fanucci, da levante l'Ombrone, da mezzo giorno l'opera di Grosseto, da tramontana redi di Niccolo di Bindoccia da Grosseto»

della famiglia degli Aldobrandeschi nella Maremma grossetana. L'esatta localizzazione di Calliano, dunque, è di sostanziale importanza per la comprensione di quali siano le ragioni che determinano l'avvio del processo che conduce ad un tale radicamento sul territorio maremmano di una famiglia di aristocratici lucchesi. Orbene, Calliano non è certamente il loco dicitur Gallano presso Campagnatico - come è stato a lungo ritenuto -, ma la sua localizzazione è nella zona della "Tenuta la Trappola", sull'ultima volta che compie il fiume Ombrone prima di sfociare a mare. Ovvero il sito è là dove la documentazione relativa a molti secoli colloca il toponimo "Campogalliano". Una carta del 1297 è relativa alla vendita di un terreno nel distretto di Grosseto nel «Campo Gallano in contrada delle Morella». Chiarisce la localizzazione di questi siti il Cabreo di S.Leonardo del 1622-1623: a c. 17 è citato un «Campo al Salcinello, già le Murella», oggi Podere Salcino, poco a nord-est della Tenuta la Trappola e a c. 17 v. «un pezzo di terra lavorativa detto il campo della Torre a Gallano» che confina «da levante l'Ombrone». «Campo Gallano» compare a c. 5 del "Catasto della Grancia di Grosseto" del 1309 confinante con «Rigo Salso», l'odierno Fosso Razzo; a c. 34 dell'elenco di beni già della Casa della Misericordia del 1466, il Campo è confinante con «via vecchia che andava a foce di mare» e «Rigo Salso».

 

Archivio di Stato di Siena.
Diplomatico. S.Salvatore Montamiata. 973 Aprile 14

La «contrada dela torre acaliano» è in un documento del 1353 , che riferisce dell'acquisto da parte del comune di Siena da quello di Pisa di numerosi beni posti in Grosseto e nel suo distretto. Come Calliano sia in vicinanza di Grosseto è evidenziato anche da una carta del 1306 relativa alla divisione fra i figli di Feo di beni posti 'in districtu Grosseti, in contrada fomaciarum' e 'in contrada Campigaliani', e 'in territorio Alborensis'. Ed ancora in una cartapecora appartenente ad un frammento di uno Statuto del comune di Grosseto contenuto nel Libro di cartapecore rilegato da Francesco Anichini nel 1734, probabilmente del secolo XIV, si legge: «se alcuna persona rompira fossa del Comune per trarre acqua in campo Gallano ... sarà punito». Ancora nel 1765, fra le terre allivellate dall'Opera di S.Maria presso la foce dell'Ombrone, vi sono quelle della tenuta di "Torre a Galeano".
Questa posizione del sito Calliano alla foce del fiume Ombrone e la sua complementarietà con quella della chiesa in loco Grossito, in riferimento al controllo della foce del fiume e dei punti che ne consentono l'attraversamento, fanno non accidentale che proprio queste due località siano affidate dal vescovo lucchese all'aristocratica famiglia della sua città fra le tantissime che possiede nella lontana Maritima. La finalità del vescovo è di ricondurre sulle terre maremmane, acquisite nel secolo precedente dall'episcopato di Lucca, aristocratici di quella città che assolvano la funzione di difensori di un patrimonio seriamente minacciato, così dalle rivendicazioni del papa in ragione delle promesse fategli da Carlo Magno sul possesso delle terre rosellane e populoniensi, come dalle scorrerie dei saraceni e della gran quantità di bande di pravi homines che tormentano la costa marittima della Tuscia. La necessità di disporre delle fortificazioni indispensabili ai compiti militari che sono chiamati a svolgere, fa sì che gli Aldobrandeschi realizzino strutture funzionali in primo luogo alla difesa del loro patrimonio fondiario, ovvero di quanto sono dotati proprio per svolgere quei compiti. È avviato così un processo di incastellamento del territorio rosellano che consente agli Aldobrandeschi di attuare una politica che porta i loro interessi ben al di là dei confini della Maremma e della Toscana, costituendo sempre, i castelli maremmani, la garanzia di continuità del loro lignaggio, fino ad esser il riferimento certo per la formazione della dinastia. Il fortilizio realizzato in Calliano ha un ruolo di primaria importanza in questo processo, come si evince dal documento che consente di avere un quadro, almeno parziale, dei castelli che gli Aldobrandeschi hanno in proprietà alla fine del secolo X non solo in Toscana, ed una testimonianza del grande ruolo politico acquisito dalla famiglia in Italia. È infatti risiedendo nel castello di Calliano, «castello cum ecclesia seu turre ibidem consistente», che nel 973 Lamberto del fu marchese Ildebrando, vende a Roppando prete, figlio del fu Benedetto, per il prezzo di diecimila lire tra oro e argento, molti castelli, torri e chiese posti nei territori di Roselle, Sovana, Toscanella, Chiusi, Populonia, Castro, e nel territorio di Parma e Novi. La vendita di cui tratta il documento è simulata: in realtà il negozio ha per finalità quella di salvaguardare il patrimonio in una fase politica sfavorevole, affidandolo ad un personaggio di fiducia dal quale poterlo riacquistare al momento opportuno, come in effetti accadrà pochi anni dopo. Non solo, ma anche di lasciare attestazione della qualità di marchese raggiunta
da un membro della famiglia, che ha fondato il proprio potere politico a partire dalla migliore valorizzazione della connessione fra il possesso, con Calliano, del presidio della foce dell'Ombrone, del ponte che le è prossimo e degli approdi che questa consente, e quello del castrum della corte di Grosito. Una connessione che ha per conseguenza il sollecito interesse aldobrandesco verso le località strategicamente importanti dell'entroterra lungo la valle dell'Ombrone, che inizia infatti già nel secolo IX con l'acquisizione di Iscli.

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