La Madonna di Niccolo' de' cori
 
In una nicchia nella parete di sinistra, poco distante dal portale, è custodita una statua lignea raffigurante la Madonna in trono con Bambino. L'opera è stata a lungo attribuita al Vecchietta, ritenendola far parte della sua produzione non ancora toccata dalle novità di Donatello, e solo recentemente la critica è giunta all'attribuzione a Domenico di Niccolò dei Cori, vissuto tra il 1363, probabile anno di nascita, e il 1447. Fu, questi, scultore ed ebanista fortemente legato al mondo gotico e alla cultura senese. In Siena, infatti, «ben presto fu impegnato con l'Opera del Duomo per la stima del coro (1394-97) e per vari altri lavori (Milanesi, ib., pp. 372-79; Borghesi-Banchi, 1898, p. 62; Lusini. 1911, pp. 279, 311; Id., 1939. p. 18). Nel 1402 divenne maestro di quella fabbrica e compose alcune tarsie per le "voltarelle degli angeli" del coro maggiore (Milanesi, ib., p. 238). Nel 1407 eseguì i cori (oggi perduti) delle cappelle di Sant'Ansano e di San Savino, diffusamente figurati - stando ad un'accurata descrizione inventariale del 1420 (Lusini, 1911, pp. 256-257) - con lavori in tarsia. Specializzato in questo tipo di arte applicata, la sua straordinaria perizia fu apprezzata ben oltre i confini senesi. Nel 1413 divenne capomaestro del Duomo (Milanesi, ib., p. 58), mentre nel periodo 1408-19 controllò il lavoro di Jacopo della Quercia per la Fonte del Campo (Bacci, 1936. pp. 135-136, 313-314); ma soprattutto fu occupato all'esecuzione del coro per la nuova cappella del Palazzo Pubblico. Commissionato il 26 agosto 1415, questo complesso manufatto ligneo intagliato e intarsiato impegnò lo scultore fino al 1428 (Milanesi, ib., pp. 71-72, 141-142), gli valse l'appellativo col quale è noto e gli assicurò una posizione di assoluto privilegio, tanto che nel 1421 il Comune, riconoscendo l'eccezionalità del suo operato, accolse la richiesta di concedergli una provvigione annua di 200 lire per insegnare l'arte dell'intarsio a due o tre garzoni (Milanesi, ib., pp. 103-104). Dopo aver rinunciato a questo sussidio, nel 1447 - ormai vecchio e povero - ottenne una provvigione di due fiorini, grazie ad una lettera di supplica rivolta alla Signoria di Siena (Milanesi, ib., pp. 236-238), nella quale, oltre a lamentare le ristrettezze economiche, dimostra una chiara coscienza del proprio valore» (A.BAGNOLI '87, pp.104-106).

 

 

 

 

 

 

 

«Attribuita a Domenico di Niccolò dei Cori, maestro senese del XV secolo, essa è uno dei maggiori capolavori artistici conservati nel territorio comunale. Restaurata negli anni ottanta, è ciò che rimane di una Maestà eseguita in legno di noce il cui trono è andato perduto. Databile ai primi del Quattrocento, l'opera rappresenta uno dei migliori lavori di Domenico di Niccolò dei Cori. Si mostra in tutto il suo aspetto maestoso e austero, accentuato dal rigore dell'impostazione frontale e geometricamente inscrivibile dentro un rettangolo. La Madonna dal volto impassibile solleva la mano benedicente mentre il Bambino che replica la posa della madre, sorregge nella mano sinistra un uccellino. Solo le sue gambine scomposte spezzano la fermezza del gruppo e suggeriscono delle linee dinamiche diagonali enfatizzate dall'orlo bordato d'oro del manto azzurro» (M.PARISI-E.VELLATI '99, pp.151-152).