Il nome del sito, nel territorio fra Grosseto ed Istia conosciuto come 'Bucacce' e 'Steccaia', deriva dalla funzione propria alle opere che vi sono state realizzate. Ovvero quella di "tura", di sistema funzionale alla regolazione dell'afflusso, in un canale "diversivo" diretto verso il padule, delle acque torbide dell'Ombrone, affinché i sedimenti di quelle acque servissero a bonificare per "colmata" la grande superficie palustre. Il ponte, ormai non più utilizzato per la funzione per cui fu costruito fra il 1830 ed il 1831, si presenta con sette luci, la cui chiusura era attuata mediante paratoie metalliche a rulli, azionate da quattro cremagliere, con le macchine per il sollevamento sistemate al piano superiore. In origine le luci erano soltanto tre, e l'ampliamento a sette risale ai primi anni del '900. Le acque dell'Ombrone, mediante un canale, sono indirizzate al ponte da una diga in calcestruzzo, la cui costruzione nel 1879 è ricordata da una piramide che sovrasta il punto della diramazione. Si tratta di una diga sommergibile, che ha sostituito quella che ha dato il nome col quale è tuttora conosciuta l'area in cui si trova Ponte Tura, ovvero la "steccaia" progettata da Vittorio Fossombroni, più volte distrutta, e dunque ricostruita, a seguito delle piene del fiume.
 
Il punto sulla riva destra dell'Ombrone in cui vengono captate le acque, il cui flusso nel "Diversivo" era regolato dalle paratie del ponte, è in effetti quello stesso da cui iniziava un canale più antico, il "Fosso Barchetti", un punto che già nel XVIII secolo veniva ritenuto il più idoneo per una deviazione delle acque del fiume per la soluzione dei problemi idraulici della pianura grossetana. Nel 1767, infatti, riferendo di una visita qui effettuata dal granduca di Toscana, Leonardo Ximenes osserva: «Per compire una visita così importante volle s.a.r. nel gran calore del giorno trasferirsi al punto del fiume Ombrone detto delle Bucacce di dove deve spiccarsi il benefico canale che dee ugualmente contribuire alla navigazione e commercio della

pianura, al dissetamento di tanto bestiame che languisce d'estate, al risanamento delle acque più profonde del lago e finalmente alla lucrosa restituzione della pesca. Il punto della diversione mostrato a s.a.r. è opportunissimo per più riguardi: e primieramente perché il fiume in esso corre rettilineo senza alcuna battuta; secondariamente perché la sua larghezza non è ne tanto angusta da dover temere alcun danno alla fabbrica della nuova pescaia, ne tanto meno smisurata che la stessa pescaia riesca troppo dispendiosa; in terzo luogo perché ambe le ripe, a destra e a sinistra, riescono di altezza e robustezza considerabile per potervi sicuramente intestare le fiancate della pescaia; in quarto luogo perché riescono comodissime le cave di sasso non solo per i ripieni della pescaia, ma anche per le soglie, canali, spianate ed altro lavoro squadrato; non è meno comoda la ghiaia perfettissima di fiume che trovasi sul posto; e finalmente questo punto costeggia assai da vicino l'antico canale detto il fosso Barchetti, per prevalercene alla diramazione delle acque. Era stato tentato verso l'anno 1625 sotto le Serenissime tutrici di Ferdinando Secondo l'impresa della pescaia per prevalersene per le mulina di Grosseto dette oggi il Mulinacelo. Ed infatti si osserva poco sopra al nostro punto l'antica cateratta che per poco tempo servì alla diramazione delle acque, ma alle prime piene di Ombrone restò rovesciata quest'opera, eseguita con pochissima robustezza e saldezza e le nuove mulina restarono abbandonate» (L.XIMENES, 1767Maggio 10. Intorno alla diramazione dell'Ombrone al Fosso Barchetti ed alla sua continovazione sino a Grosseto, in A.SALVESTRINI '74). Verosimilmente l'opportunità fornita da quel punto del corso dell'Ombrone per una deviazione delle acque verso la pianura ed il padule, rilevata dallo Ximenes e poi, evidentemente, dai costruttori del "Diversivo" nel 1829-1830, deriva da quelle stesse cause che hanno determinato la formazione della pianura grossetana ad opera dell'Ombrone. Qui, dove si individua il luogo più idoneo ad una sua deviazione artificiale, in antico il fiume aveva la biforcazione per cui un ramo si dirigeva verso il territorio di Alberese ed un altro verso l'area divenuta poi Lago Prile, Lago di Castiglioni e Padule col volgere dei secoli. Le «cave di sasso» ricordate dallo Ximenes sono certo le stesse che una carta del 1262 documenta esser sul confine fra il territorio di Grosseto ed i beni della Mensa Vescovile in Istia «quod incipit ad superiorem fornacem fluminis mortui recto tramite, et redit et vadit per cavam ad Campum Avveduti , deinde subtus Lacum Berrnardi» (1262 Luglio 7, già in Arch. Vescovile di Grosseto. Monumenta Mensae Episcopalis Grossetanae olim Rusellanae [Ed. L.Ximenes, Esame dell'esame... ]). Il toponimo 'Bucacce', che con 'Steccaia' appartiene all'area in cui è 'Ponte Tura', deriva dalle emergenze archeologiche documentate da importanti studiosi, essendo "bucacce" il termine popolare col quale venivano definite le sepolture antiche (-acce) rinvenute nel lavoro dei campi: toponino analogamente formato si trova nella zona di Grillese.