Archivio di Stato di Siena, Ms. D.70, Sec.XVIII. G.A.PECCI, Memorie storiche delle Città terre e Castella che sono state e sono del dominio senese , c.543. "Monte Curliano". Giovanni Antonio Pecci fu il primo studioso a trattare diffusamente di Montecurliano, fornendo una descrizione del sito del Tino di Moscona nelle sue Memorie...del 1759. Nella Sposizione de colori delle arme delle città, terre e castella dell'antico e moderno Stato di Siena, Siena 1750, il Pecci già aveva annotato: «Non altro, che piccoli avanzi di rovinate muraglie discendono ne tempi nostri dell'antico castello addimandato Monte Curliano situato nella provincia inferiore della Maremma, sopra d"un poggio e non molto discosto dall'anch'essa distrutta città di Roselle. E se appena se ne riconoscono presentemente le vestigie, scarsissimi sono ancora i documenti che ci portino certezze di questo luogo, o dagli abitatori abbandonato o per le guerre distrutto».

Montecurliano è il nome che aveva il poggio sul quale è il Tino di Moscona, prima di assumere quello di 'Poggio di Moscona', col quale è conosciuto oggi, proprio dalla fortificazione che era detta "di Moscona" in riferimento al nome assunto nel medioevo dal sito dell'antica città etrusco-romana di Roselle. Il "Tino", con la cinta muraria ad esso connessa, con all'interno resti di un abitato, è verosimilmente da riconoscere come il castello del territorio. Col nome "Montecurliano", secondo un'attestazione fornita dal Cappelli, il poggio era ancora conosciuto nel secolo XVIII: «Che il Monte Curliano sia stato l'attuale poggio di Moscona non v'ha dubbio. Oltre alla testimonianza dei materiali ivi rinvenuti, si può vedere una pianta della tenuta di Roselle, esistente nella Curia Vescovile di Grosseto dell' anno 1744 dove è segnato Monte Curliano appunto dove è il tino di Moscona» (A.CAPPELLI '10, p.51, nota n.254). La pianta di cui riferisce il Cappelli, purtroppo, non è più reperibile, e dunque è in effetti la relazione del 1676 dell'Auditore Gherardini la più recente fonte consultabile che registri il toponimo. Quella più antica è del 1179, ovvero è una carta relativa ad un episodio assai significativo nel quadro delle vicende che si sviluppano nei primi decenni di vita della città di Grosseto: fra il vescovo di questa, Martino, e l'aldobrandesco conte palatino Ildebrandino è raggiunta un'intesa che avrebbe potuto, addirittura, consentire la rifondazione della città di Grosseto proprio in Montecurliano. Martino cede questo suo possesso, un territorio che si estende fra quelli di Istia e di Roselle descrittto nella carta: «Idest montem magnum juris nostri episcopii qui dicitur Cornelianus arridum et infertilem cum podio quod dicitur Mons Petrosus et cum podio quod dicitur Mons Serli et cum podio quod dicitur Castilioni cum plagiis, pendiciis, seu collihus suis usque ad radicem ipsorum predictorum podiorum circum circa, et generaliter sicut ipsi predicto Monti pertinet a summitate usque ad radicem eius circum circa pes». Dal conte riceve in cambio terre prossime alla città, ed ha l'assicurazione che, qualora Ildebrandino riedifichi una nuova Grosseto in Montecurliano, egli potrà qui costruire liberamente una chiesa con palazzo per sé e con case per gli ecclesiastici. Sempre in relazione a questa ipotesi di trasferimento della città, nel 1181 si prospetta anche la costruzione in Montecurliano di un nuovo monastero femminile di S.Angelo, in luogo di quello - della Ss.Annunziata - già esistente in Grosseto presso la chiesa di S.Michele, e perché ciò possa realizzarsi il pontefice Alessandro III dispone che Ildebrandino conte conceda un luogo adatto, e che il vescovo grossetano ed i suoi canonici aiutino le monache col trasporto delle pietre necessarie all'edificazione del monastero. In effetti la "nuova Grosseto" non viene costruita, e probabilmente a seguito della permuta la famiglia  aldobrandesca  realizza in Montecurliano nulla più che il cas-
tello che ha per cassero il Tino di Moscona, ed in questo castello non viene realizzata né una nuova chiesa cattedrale, né il monastero femminile, ma soltanto una chiesetta. Questa è certamente già edificata nel 1188, allorché è ricordata come «Cape-

Archivio di Stato di Siena.Capitoli 2, "Caleffo dell'Assunta", c.411r. 1300 Maggio 17. Sottomissione a Siena del castello di Montecurliano.

llam de Monte Coriliano». Quale ne sia la dedicazione lo attestano gli elenchi delle Rationes Decimarum del 1276 e del 1303, in cui è rilevata la «Ecclesia S.Bartholomei de Montecurliano». È proprio in questa chiesa che gli abitanti del castello si riuniscono per stabilirne, in più atti scritti nei primi anni del XIV secolo, la sottomissione a Siena.