1-Porta Grossetana
3-S.Salvatore a Istia

2-Palazzo Pretorio
4-Palazzo del Vescovo

5-Cassero
6-Ospedale
7-Portaccia

 

Il documento più antico in cui compare il nome del luogo ove si trova lodierno paese di Istia d'Ombrone è una carta lucchese dell’862. In quell'anno, cedendo in permuta terre presso Lucca, il nipote del primo possessore aldobrandesco di Grossito acquisisce dal vescovato di quella città, retto da suo fratello Geremia, «capannis et rebus illis in loco Iseli, finibus Rosellense», assieme alle corti di Lusciano e Mucciano in territorio sovanese. Con questo atto il primo conte aldobrandesco realizza il notevole risultato di far passare completamente sotto il controllo della famiglia il possesso delle terre che si trovano sulle due rive dell’Ombrone, dal mare al luogo ove il fiume riceve le acque dei torrenti Maiano e Trasubbie, le vie naturali verso le corti già del vescovato lucchese in territorio di Sovana. Ciò significa che, acquisendo Iscli, Ildeprando conte non solo determina la continuità fisica fra possessi rosellani e sovanesi, ma anche realizza un ulterio-

re passo in avanti nel progetto di estendere il più possibile verso l’interno il controllo del fiume e della via che ne costeggia il corso, nella quale si innestano altre importantissime direttrici. L' Ombrone, infatti, scorre proprio ai piedi della collinetta, e l'nsediamento che vi si trova domina, dunque, il punto in cui la via che viene dal senese parallela al fiume giunge alla pianura grossetana e si indirizza alla sua meta, ovvero le saline attive sulla sponda orientale del Lago Prile. Questo peraltro è perfettamente coerente coi compiti che l’ufficio di conte impone ad Ildeprando, ed il suo progetto, basato sulla realizzazione di castelli in Grossito ed in Calliano e sul possesso di Istia, si realizza progressivamente, tanto che sono attestate nel 973 l’esistenza di un castello aldobrandesco in Canpangnatico, e nel 1015 quella di un castello distrutto di Monte Niro, dominante la confluenza fra Ombrone ed Orcia. La documentazione mostra, dunque, come la volontà della famiglia, tesa a conseguire il controllo del fiume e delle valli solcate dai suoi affluenti, determini la realizzazione di castelli sempre più all’interno sul corso del fiume, e come l’acquisto delle terre di Iscli sia funzionale alla realizzazione, già a partire dal IX secolo, di un sistema aldobrandesco di fortificazioni strategicamente concepito è suggerita dalle caratteristiche stesse dalle quali deriva il nome del sito. Il toponimo è registrato nella carta dell’862 con una grafia che induce al dubbio nella lettura: non è evidente, infatti, se nel documento sia scritto Iscli oppure Iseli. Ciò comunque cambia ben poco circa il fatto che è la caratterstica di esser contornato dalle acque a determinare il nome al luogo, quale che sia la sua esatta lettura. Così come Iseli evidentemente starebbe ad  indicare che il sito si presentava come un’isola, altrettanto sarebbe sostanzialmente per una derivazione di Istia da Iscli, essendo ‘iscla’ una voce che indica una terra circondata da acque o un terreno acquitrinoso. In ogni caso la collinetta, su cui è oggi il centro abitato di Istia, nel secolo VIII si presentava certamente caratterizzata dalla difesa naturale fornitale dalle acque che la circondavano quasi per due terzi. L’osservazione diretta del luogo, ed anche quella delle foto aeree e delle carte topografiche, rivela con immediatezza come l’Ombrone abbia modificato nel tempo il suo corso, che certo nell’alto medioevo effettuava -a monte di Istia- una ‘volta’ verso occidente assai più profonda di adesso, tanto da lambire anche il versante di nord-ovest della collina. La lenta modificazione del corso del fiume, anche se ha privato la collina -su quel versante- della sua immediata difesa, nondimeno le ha lasciata certamente a lungo quella degli acquitrini, la cui formazione è la conseguenza naturale del fenomeno. Affinchè, dunque, il nucleo abitato della nuova acquisizione aldobrandesca in territorio rosellano sia efficacemente fortificato a presidio di un altro tratto dell’Ombrone, è in pratica sufficiente attrezzare la difesa del versante occidentale della collina, magari con una palizzata che congiunge il punto in cui il fiume cessa di proteggerla a sud, con quello in cui col suo meandro ne inizia la difesa naturale a nord-ovest.