La breve distanza da quello ove viene edificato il convento, rispetto al luogo in cui è l'odierna Fattoria della Grancia, è rappresentata nel disegno (Archivio di Stato di Siena. Ospedale S.Maria della Scala n.1433 . "Grancia di Grossero". Fine sec.XVII- primi XVIII) che raffigura ambedue i complessi: il convento delle Capanne è indicato dalla scritta «S.Maria».

L'annalista settecentesco dell'Ordine Francescano, Luca Wadingo, riferisce che nel 1482 il comune di Grosseto costruì alle Capanne di S. Maria, di là dall'Ombrone, un piccolo convento per i frati osservanti del convento della Nave di Montorsaio (Annales Minorum, Roma 1731, vol. XXII, p.103).

 

Il comune di Grosseto prese tale risoluzione dopo che i frati, nel 1479, ebbero il rifiuto alla loro richiesta di trasferirsi in città, nella quale spesso venivano per il loro ministero e per la ricerca delle elemosine, ed in particolare nel monastero dell'Annunziata, abbandonato dalle monache, e la cui proprietà era rivendicata dal

Capitolo della Cattedrale di Grosseto. Una piccola chiesa, dedicata a S.Maria, era presso il convento, e questo «fu sempre sotto la protezione del comune grossetano. Dai libri di memorie e deliberazioni della Comunità di Grosseto rilevasi che i frati osservanti di S.Maria, detti anche di S. Bernardino, ricevevano offerte e sussidi dal pubblico Consiglio grossetano, e che nel 1524 chiedevano denaro per fabbricare nel loro convento. A questi frati era pure affidata la cura del monastero delle clarisse in Grosseto, ma nell'anno 1554 il Consiglio li dispensò dal prestare qualsiasi ufficio spirituale e temporale, riservandosi perfino l'elezione del confessore delle monache. Consta ancora che tra il secolo XV e XVI il convento si era accresciuto di religiosi che vi avevano ancora lo studio per i novizi, ed ospitavano artisti che lasciarono a quei padri preziosi lavori, oggi sventuratamente perduti. Ogni anno i frati intervenivano in Grosseto alla solenne processione del Corpus Domini e si univano coi padri conventuali di S. Francesco. Il Gherardini nella sua visita per la Maremma nel 1676 parla del convento degli osservanti di Santa Maria di là dall'Ombrone della diocesi di Sovana e dice che al suo tempo vi abitavano tre sacerdoti e due laici che amministravano la parrocchia. Circa gli anni 1740 il convento di S. Maria delle Capanne veniva dai monaci abbandonato, e vi fu sostituito un sacerdote secolare col titolo di pievano...

 

Fino da quando la Comunità di Grosseto era padrona del convento degli osservanti di Santa Maria delle Capanne aveva fallo costruire sull'Ombrone un molino detto appunto di Santa Maria. Infatti da una pergamena del 2 dicembre 1519 rilevasi che Giovanni del quondam Vanni di Signorino dei Pecci e Bartolommeo del quondam Ambrogio dei Brizzi, cittadini senesi, ottengono per decreto della Comunità di Grosseto l'uso ed usufrutto di un suo molino posto in corte di Grosseto sopra il fiume Ombrone in luogo detto S. Maria con alcuni patti e condizioni ivi descritti, e detto usufrutto per anni cento giacché si erano esibiti di risarcirlo per renderlo atto a macinare....Nella chiesa esisteva fino dall'antico una tavola pregevolissima rappresentante l'Assunzione di Maria opera di Benvenuto di Giovanni da Siena del 1498...» (A.CAPPELLI '10, pp.58-59). L'abbandono del convento non impedì alla chiesa di essere officiata ancora a lungo: questa è documentata essere in buono stato ed officiata nel 1769, e poi ancora esistente e chiamata “Pieve Vecchia” nel 1774. E poi, e soprattutto, la documentazione ha consentito di apprendere che nel 1788 la chiesa del Convento aveva ancora gran parte dei suoi arredi, sebbene gli agenti della Tenuta della Grancia molti ne avessero trasferiti altrove, ed in particolare

Archivio Vescovile di Pitigliano. Inventario dei Benefizi e Legati Pii, Volume VII, Grancia di Grosseto. C.421: "Inventario e notizie relative alla Chiesa , e Fabbrica di S.Maria della Grancia di Grosseto".

nella nuova cappella della fattoria. Di quegli arredi esiste l’inventario, ed in esso è registrato, posto sull’altare di destra, «Un quadro esprimente l’Assunzione di Maria Vergine con altri Santi, e sue cornici dorate». Si tratta evidentemente del dipinto di Benvenuto di Giovanni, che dunque l’inventario attesta proprietà della Chiesa, ancora esistente ed officiata, del Convento abbandonato, dipinto fino ad allora sfuggito agli arbitrari trasferimenti di arredi operati dagli agenti della Tenuta della Grancia. Nello stesso inventario del 1788 è registrato anche «Un Crocifisso grande con due Angioli appresso posti sopra i piedistalli». Questo Crocifisso è ancora esistente nella cappella di Grancia, a testimoniare come in essa siano stati trasferiti beni indubbiamente appartenenti in realtà alla Chiesa del Convento.