La chiesa
 

Recenti restauri hanno riportato in evidenza l'impianto originale della chiesa, ad unica navata conclusa da una cappella voltata a crociera. L'intervento è stato eseguito su un edificio che l'adattamento ottocentesco ad uso rurale ha suddiviso su due piani, e che ha addossato alla chiesa nuove costruzioni. Fondata verosimilmente assieme all'ospedale gerosolimitano documentato essere nel sito nel 1226, e poi entrata nel patrimonio del monastero di S.Guglielmo di Malavalle, presso Castiglione della Pescaia, e passata con questo nel 1564 a quello della commenda dell'Ordine dei Cavalieri di Santo Stefano - commendataria la famiglia Concini -, la chiesa alla fine del XVI secolo è in tale stato di degrado che il comune di Grosseto decide di effettuare dei restauri affinché vi si possa celebrare la messa (Archivio di Stato di Grosseto. Comune di Grosseto, Memorie E, f.348v-349, 1590). Già nel 1576 il visitatore apostolico Bossi aveva constatato le pessime condizioni dell'edificio, e nel 1751, quando Francesco Anichini riferisce dei tentativi eseguiti per migliorale, è ormai solo un romitorio.

«Sulla base dell'osservazione delle murature e delle indicazioni tramandateci dall'Anichini mi sembra quindi possibile ipotizzare che l'antica chiesa di San Giovanni sia stata realizzata interamente in laterizi, secondo una pratica diffusa in questo periodo nel territorio senese, che destinava l'uso del travertino solo ad alcuni particolari architettonici. Di travertino sono infatti costituiti gli stipiti, le mensole e l'architrave monolitico di un portale secondario» (G.MARRUCCHI '98, pp.161-162).
 

 

 

Gli edifici della "Fattoria S.Giovanni" prima della ristrutturazione. Il complesso si è formato a partire dal 1786, allorché con decreto vescovile la chiesa viene «formalmente profanata» (Archivio Vescovile di Grosseto, Atti della visita pastorale di Mons. Fabrizio Selvi, 1796-97), e dunque concesso all'affittuario di farne l'uso voluto. Dei tentativi di recupero effettuati in precedenza riferisce l'Anichini:
«Non vi ha dubbio che fino a di nostri la chiesa di S. Giovanni era molto più grande di quello sia al presente, mentre nel solo recinto della medesima e col solo materiale
della stessa, senza quello che fu venduto e che andò male nella rovina, furono fabbricate le stanze d'abitazione del romito, tirata su una muraglia divisoria da una parte della chiesina , che ora vi si vede e fatto il portico d'avanti oltre il rifacimento delle stanze laterali che servivano già per ricovero ai lavorieri delle terre che vi ha all'intorno, di maniera che dove prima era il solo coro della chiesa fatto in volta, ora è la cappella ed ogni restante della chiesa antica, comparendo presentemente le stanze nuove del Romitorio e l'orto murato all'intorno che sono le stesse mura della medesima sbassate a proporzione del bisogno. Allorquando seguì la rovina di una buona parte dei tetto alla mentovata chiesa, proceduta dalla poca cura nel far riconoscere e rivedere le necessità che gli sovrastavano, fu messo a sacco ogni sorta dell'ammassime servibile da chiunque avesse occasione di valersene ed il legname bruciato tutto dalla gente di campagna nel tempo del verno non risparmiando al fuoco neppure la porta di essa, portando via fino i ferramenti ed ogni altro e riducendo la medesima asilo di bestiame e sentina d'immondezza di maniera che non potendo ciò soffrire Mons.Bernardino Pecci vescovo di Grosseto, al tempo del quale il fatto accadde [1711-1737], non mancò di farla chiudere più volte mosso dal Suo connaturale zelo per l'onore di Dio e della sua Chiesa e di avanzare i più pressanti ricorsi alla Corte e ai Presidenti della Religione di S.Stefano affinché dal Sig.r Commendatario fosse riparato a tal rovina e rimediato a tutto il male passato e futuro, sebbene non se ne vedesse esecuzione veruna se non al tempo del suo Successore che fu spalcata la poca rimastavi nel primiero stato e ridotta nella maniera che ritrovasi per la minore spesa del procuratore della Commenda (... )» (Ivi, Ms.1723, F.ANICHINI, Storia ecclesiastica della Città e Diocesi di Grosseto, I, 1751, cc.237 -239).

 

 

Eliminate col restauro le volte a mattoni, innestate su pilastri, realizzate nella trasformazione della chiesa in stalla, la chiesa è tornata ad avere l'originaria unica navata, conclusa da una scarsella quadrilatera coperta con una volta a crociera costolonata, le cui mensole d'imposta sono scolpite con i simboli degli evangelisti. La testata della scarsella, oggi visibile, mostra un finestrone tamponato.

Il coro quadrato, coperto da una volta a crociera in mattoni, i cui robusti costoloni di sezione quadrata s'innestano su mensole in pietra variamente decorate.

 

 

 

 

 
 
 
 

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