Le concessioni a "terratico" e la Tenuta Ricasoli
 
La notevole presenza in Gorarella e Gramignaio di terre di proprietà ecclesiastica fa sì che anche in questo territorio tali terre vengano accorpate in una "Tenuta" che l'Opera della Cattedrale di Grosseto ha il compito di concedere a livello, secondo quanto previsto dal motuprorio del 30 marzo 1765. La Tenuta è fra quelle interamente coltivabili, ma la sua concessione non è attuata, per mancanza di offerte adeguate da parte dei richiedenti. I terreni, pertanto, misurati dall'agrimensore Giuseppe Montucci, che ne disegna le piante, vengono concesse a terratico dall'Opera, mentre il pascolo è venduto dall'Ufficio Fossi ed il provento depositato nella Cassa dei Lavori.

Nel 1854, l'anno prima di quanto farà anche il fratello Bettino in Barbanella « nello spirito che animava quel movimento a carattere politico e sociale che faceva capo all'Accademia dei Georgofìli ed al quale aderivano i più bei nomi del mondo agricolo e patriottico della Toscana di quel tempo... Vincenzo Ricasoli affrontò il non lieve lavoro della messa a coltura dell'azienda di Gorarella... Le prime esperienze dovettero essere state veramente assai amare; lo disse egli stesso chiaramente nella relazione che nel 1879 inviò al Ministro dell'Agricoltura che gliene aveva fatto richiesta. Preoccupato dello scarso rendimento del lavoro umano, dovuto alle caratteristiche dell'ambiente fisico e non meno alle tradizioni locali, allo scarso vigore ed alle precarie condizioni di salute dei lavoratori di campagna, cercò di alleviare il lavoro umano e risolvere il problema produttivo, ispirandosi al sistema colturale inglese, introducendo macchine e strumenti che, unitamente al fratello Bettino, importò dall'Inghilterra e dalla Francia...Con quest'insieme di mezzi meccanici si proponeva di eseguire tutte le operazioni colturali con maggiore celerità e precisione richiedendo un minore sforzo fisico agli operai. Questa fu la prima e forse la sua più grande delusione! La sua lodevole ed originale iniziativa si risolse in un completo insuccesso. Non previde - e non era certo facile prevederla

Archivio di Stato di Grosseto. Uffizio dei Fossi, b. 562, c.288 Di Giuseppe Montucci. La carta della tenuta di Gorarella e Gramignaio fa parte della serie realizzata dall'agrimensore per le terre allivellate nel 1765. Rilevati l' "Argine di riparo all'Ombrone" , il fosso Gramignaio e la strada alle Capanne Bianchi. I beni sono segnalati appartenere all'Opera, che infatti è attestata possedere beni nella zona dalla "Nota delle Terre dell'Opera di Grosseto estratta dal Catasto della Medesima fatto il 9 Aprile 1592". Il «Campo Fanucci» è certamente quello appartenente all'Alfiere Antonio Fanucci ricordato confinare coi beni di S.Leonardo nel "Cabreo" della Commenda del 1623.

-la reazione dei lavoratori di campagna a questa radicale innovazione che veniva a modificare profondamente i loro tradizionali sistemi di coltura...II resultato di questa iniziativa pertanto fu decisamente negativo; le macchine vennero sabotate e danneggiate alcune anche seriamente; al Ricasoli non rimase che constatare con amarezza che, sebbene le macchine facessero un lavoro perfetto " faceva difetto, egli stesso asserisce, la macchina più importante per farle agire, cioè l'uomo, la quale, almeno in quel tempo, non si trovava fra i campagnoli di Grosseto ".Ma Vincenzo Ricasoli, tenace nel suo proposito, animato da un indomabile coraggio, non si perse d'animo e decise di cambiare completamente strada e di orientarsi verso la conduzione colonica a mez-
zadria da gran tempo diffusa in Toscana...Per attuare tale programma occorreva per prima cosa provvedere alla costruzione di case per ospitare le famiglie dei mezzadri, - case sane ed igieniche dotate di tutte quelle comodità indispensabili per dare alle famiglie stesse un senso di fiduciosa serenità —, bisognava altresì sistemare i terreni per assicurare lo sgrondo delle acque, procedere alla loro coltivazione ed all'impianto delle colture arboree, al fine non solo di assicurare una conveniente piattaforma per le famiglie dei lavoratori e per l'azienda, ma anche per creare i presupposti per una concreta opera di risanamento dell'ambiente fisico...A tale scopo fu proceduto alla suddivisione del terreno in campi regolari limitati da scoline distanti 25 metri l'una dall'altra, fiancheggiate da ambo i lati da fìlari di viti su sostegni vivi, e divisi nel centro da un filare di gelsi, per cui i campi venivano ad avere una larghezza effettiva di 12 metri...A complicare le difficoltà di così ardua impresa sopraggiunse nel 1864, all'inizio quindi di questa seconda fase operativa, una catastrofica alluvione dell'Ombrone che, rotti gli argini allagò tutta la tenuta sconvolgendo colture, annegando bestiame, distruggendo sementi e gran parte di quanto era stato faticosamente realizzato fino ad allora. Non solo, ma alcune famiglie coloniche, soprafatte dallo scoraggiamento, abbandonarono il podere e per qualche anno non fu possibile sostituirle. Ricasoli non si perse d'animo; risanate prontamente le ferite lasciate da questa imprevista calamità naturale, riprese il suo lavoro sviluppando regolarmente il programma prestabilito e che portò a termine nel 1879 con l'allogaggione del dodicesimo podere. A questo momento la colonizzazione di Gorarella era compiuta» (P.L.PINI '80, pp.66-71).

 

 

 

 

 

 

 

Archivio di Stato di Grosseto. Uffizio dei Fossi, b. 562, c.231. Di Giuseppe Montucci. 1765. La Pianta del Montucci si riferisce a terre di un tale Gasparrini in Gorarella e Gramignaio: in buona parte consistono in quelle ricevute a "terratico" dall'Opera, non avendo questo potuto concederle a livello per mancanza di offerte congrue.
 

 

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