L'area compresa nell'ansa dell'Ombrone prospicente Grosseto, di fronte a Porta Vecchia, è denominata, dalle moderne carte topografiche, "Fiume Morto". La derivazione del toponimo è chiarissima: l'area in questione si estende dalle mura cittadine al fiume tanto quanto questo si è allontanato dalla città per una naturale variazione del suo corso. Il fenomeno è stato progressivo,
attuandosi in maniera particolarmente consistente a seguito delle alluvioni del 1318 e del 1333 di cui riferisce il Tommasi (Cfr. G. VENEROSI PESCIOLINI '25, pag. 226). Nell'occasione di quelle due alluvioni si è verificato un particolare accentuarsi, in un breve periodo, degli effetti del fenomeno di allineamento tettonico che interessa l'Ombrone, il cui procedere nella pianura grossetana e informato ad un apparente meandrismo. Proprio in ragione del continuo variare del corso dell'Ombrone, secondo tempi normalmente più lunghi di quelli brevi derivati da alluvioni di entità eccezionale come quelle dei primi decenni del secolo XIV, il nome "Fiume Morto" nel corso dei secoli è attribuito sempre in riferimento ad un'area prossima alla città, ma di dimensione variabile. Nel 1258, dunque ben prima delle alluvioni che hanno determinato l'attribuzione del toponimo all'area cui si riferisce oggi, in distretto di

Archivio di Stato di Grosseto.Uffizio dei Fossi, b562, c.663. "Disegno della Tenuta richiesta dal Nob. Cav. Bianchi detta Fiume Morto". Di Giuseppe Montucci. Anno 1750. Sono rilevate la "Strada che da Grosseto va ad Istia", il "Fosso Barchetti", l' "Argine di Riparo alli Spagli d'Ombrone", la "Via alla Barca Vecchia", la "Via che va a S.Martino" ed indicati i nomi dei proprietari di vari appezzamenti (Bianchi, Mazzuoli, Boldrini, Venturi, S.Leonardo, S.Gherardo, S.Offizio).

Grosseto già è documentato il luogo detto Fiume Morto, e come giunga verso il territorio di Istia al sito di S.Martino lo attesta una carta di pochi anni dopo, assai importante per la topografia storica grossetana, quella del 1262 che, appunto, definisce i confini fra le terre di Grosseto, Istia e Roselle. Documentando che anche nel secolo XIII quel sito è luogo, come oggi, ove si fabbricano laterizi, la carta riferisce che il confine in questione inizia «ad superiorem fornacem Fluminis mortui». Nel 1309 un pezzo di terra è «alla gora che va al Fiume Morto»,cioè probabilmente sulla gora che alimenta un molino nelle immediate vicinanze del lato orientale delle mura cittadine, fra la zona dei "Lagoni" e quella del "Malaciatico". Dopo le alluvioni cui si è
accennato l'area del "Fiume Morto" si amplia di fronte al lato meridionale delle mura, di fronte alla "Porta Cittadina" , con lo spostamento del corso del fiume a scapito delle terre della Grancia, sulla riva opposta. Una bella pianta seicentesca mostra quali siano nel XVII secolo gli effetti del processo che ha portato l'Ombrone a formarsi l'alveo attuale, secondo un fenomeno che determina immediatamente a monte della nuova area del "Fiume Morto", generata davanti alla porta di Grosseto dallo scostarsi qui il corso del fiume da ovest ad est, anche la formazione di quella dell' "Isolotto". Ovvero di un'area in cui il corrispondente scostamento in senso opposto - proprio del fenomeno che interessa l'Ombrone - determina che fra nuovo e vecchio alveo vi sia della terra che fino a qualche tempo fa è apparsa, appunto, come un isolotto nel fiume. Il toponimo 'Isolotto' è tuttora esistente, anche se il progredire del fenomeno ha fatto completamente interrare l'alveo abbandonato, e dunque scomparire l'"isola":

Archivio di Stato di Grosseto. Uffizio dei Fossi, b.555,c.12. Secolo XVIII.

questa è rilevata nelle piante del Catasto Leopoldino, e ben evidente nella carta dell'Uffizio dei Fossi riprodotta qui a fianco.