«Addetto a questa Confratérnita è un cimitero per i fratelli, in distanza dalla città, di moderna costruzione (1854), non del tutto "ancora terminato, con cappelle per sepolture di stile gotico dei primi tempi del cristianesimo, nel quale si ammirano varie opere scultorie in busti e medaglioni di lavoro forbito di scultori moderni viventi, quali il Sarrocchi di Siena, il Felli di Terrarossa di Casal
 di Pari e di altri. Nella cappella di questo cimitero, nell'unico suo altare è posta una statua di S.Andrea apostolo di mediocre valore e nella piccola sagrestia vedesi un antico tabernacolo di legno dorato, con colonnette, in mezzo alle quali formanti un tempietto, sta un quadro della Madonna con il figlio, lavoro che rammenta la maniera di Giotto e di Cimabue: la nessuna custodia, il tempo e l'umidità hanno molto degradato questa tavola. La campana di questo cimitero, fu fusa nel 1820 dai fratelli Bontempi di Parma e la spesa nella maggior parte fu sostenuta da Luigi e Alessandro Rolero. Questa campana dal 1820 al 1854 fu appesa al campanile della Misericordia e in quest' ultimo anno traslata alla cappella del cimitero. In detto ampio colombario, come opere d'arte sono da ammirarsi l'obelisco centrale di mattoni, poggiante sopra proporzionata scalea e imbasamento di travertino, consonando perfettamente anche per il materiale, coll'architettura dei singoli gotici sacelli.
Devo pur notare il cancello d'ingresso della cinta p.108 interna, di magistrale lavoro in ferro battuto, sortito dall’officina Giagnoni negl’anni 1857-58» (A. ADEMOLLO '94, p.107). Così, a quarant'anni dalla posa della prima pietra, descrive il Cimitero della Misericordia Alfonso Ademollo, ritenendolo degno di essere annoverato fra i monumenti più importanti della provincia di Grosseto.
In effetti che tale dovesse essere era proprio negli intendimenti del priore della Confraternita, Benedetto Pierini, che fortemente ne volle la realizzazione, tanto da mettere egli stesso a disposizione il terreno necessario. Il nuovo cimitero doveva sostituire quello realizzato da Leonardo Ximenes nel 1766, che ormai, alla metà del secolo successivo, «trovasi nello stato più meschino, il più abbietto che si possa vedere», come nota il dottore Domenico Pizzetti nell'orazione tenuta in occasione della posa della prima pietra.
I lavori coi quali fu realizzato il progetto di Enrico Ciampoli, si protrassero per oltre un decennio, col concorso finanziario dei membri della Confraternita, ed anche col contributo - in materiale da costruzione - del granduca. Nel "Regolamento organico" relativo alle regole secondo le quali doveva essere eseguita la costruzione, fu previsto che attorno allo "sterro", diviso in quattro quadri - della Madonna delle Grazie, di S.Lorenzo, di S.Giovanni Battista, di S.Guglielmo - vi fossero i loggiati

sulle cui pareti vediamo murate lapidi artisticamente decorate, e con epigrafi che, a volte, costituiscono vere e proprie testimonianze storiche. Il "Regolamento" sottolinea anche che «sarebbe desiderabile che alcuni dei principali possidenti imitando il bello esempio di altre Città imprendessero a costruire in proprio delle Cappelle, nelle quali accomunare le ossa dei loro congiunti e a coadiuvare al tempo stesso una impresa che tanto onora il Pio Istituto e la Patria». La raccomandazione fu raccolta, e numerose sono le cappelle edificate da famiglie grossetane nei più vari stili architettonici.