È il 'Terzo' settentrionale della città, e prende il nome dalla chiesa di S.Pietro posta all'estremità nord dell'asse longitudinale lungo il quale, secondo una precisa modularità, è avvenuta l'espansione della città a partire dagli ultimi decenni dell'XI secolo, col nucleo originario costituito dagli edifici esistenti attorno alla chiesa di S.Giorgio, quella che dà il nome al 'Terzo' meridionale. Il 'Terzo di Città' è quello centrale, che si estende attorno all'area della cattedrale. Nella documentazione relativa a Grosseto, l'esistenza di terzieri cittadini è attestata a partire da una carta del 1290 proprio relativa al Terzo di S.Pietro, e la datazione di questo fenomeno attinente all'organizzazione amministrativa cittadina sembra contribuire a confortare la tesi per cui alla fine del XIII si attuerebbe un programma di riorganizzazione complessiva della città, del quale le realizzazioni di curia, duomo, ospedale e piazza del comune sarebbero la manifestazione sul piano dell'intervento urbanistico (cfr. G.PRISCO '89). Con la creazione dei terzieri si ha, infatti, la formazione di circoscrizioni territoriali urbane più evolute rispetto a quelle proprie della vicinia, vale a dire delle circoscrizioni territoriali in cui da tempo immemorabile si suddividevano le città, corrispondenti alle parrocchie. L'esistenza

Archivio di Stato di Siena, Capitoli 3, Caleffo Nero, c.270. 1353 Aprile 13, 14,15

C.270: Fazio del fu Andrea, procuratore del Comune di Siena prende possesso di alcune case e botteghe poste in tutti i terzi della città di Grosseto, vendute dal Comune di Pisa. Si tratta di una casa con sei botteghe nel Terzo di Città, confinante con la Piazza della città, di una casa con due botteghe posta in Piazza, di una casa adibita a cantina posta nel Terzo di S.Giorgio «in loco dicto lacella dellisola sive castellare». Il giorno 14 viene acquistato un casalino in un luogo della città detto «alatorre». Il giorno 15 vengono acquistati un casalino in Terzo di S.Giorgio confinante con beni dell'Ospedale di S.Michele, una casa in Terzo di città confinante con beni dell'Ospedale di S.Maria della Scala e con beni della Casa della Misericordia, una casa in Terzo di S.Pietro confinante con beni dell'Ospedale di Santa Maria della Scala.

in Grosseto di circoscrizioni organizzative secondo i principi della vicinia è documentato nel 1234, allorché è oggetto di compravendita un «casalinum positum Grosseto in vicinato cittadino», nel 1248 quando ad essere ceduta è una casa in vicinato Castellare, nel 1253 quando è donata all'Ospedale di S. Maria una casa in «vicinato Compagnolario». E', dunque, probabile che la situazione politica maturatasi a partire dal 1266 - anno della loro definitiva affrancazione dal dominio aldobrandesco - abbia consentito ai grossetani di trovarsi nelle condizioni di poter programmare ed attuare un piano di riorganizzazione urbanistica ed amministrativa di cui il complesso delle realizzazioni edilizie attorno alla «Piazza del Comune» e la creazione dei terzieri costituiscono l'attestazione. Nella definizione delle aree dei Terzi, quelle dei "Popoli" (ovvero delle Parrocchie) di S. Michele e S. Lucia non entrano a far parte ognuna interamente in un Terzo, ma sono ripartite fra le nuove circoscrizioni; la "contrada" del convento di S.Francesco fa parte del Terzo di S.Pietro.
Nel 1334 nell'area del Terzo ad est dell'odierna via Ginori, e dunque nel "Popolo di S.Lucia", subisce certamente un pesante intervento a causa del progetto senese di edificazione - avviato il 31 Marzo - di un cassero all'interno delle mura, fornito di un claustrum, cioè recintato. Si ha notizia che, per la realizzazione del progetto fra l'aprile ed il giugno di quell'anno dal comune di Siena sono acquistate sedici case di cittadini grossetani nel Terzo di S.Pietro. Sono rogati, nel Palazzo dei Priori di Grosseto, quattordici contratti, dei quali due riguardano più case: donna Cecca moglie di Gualtierotto Lanfranchi - la stessa che assieme al marito venderà nel 1345 al comune di Siena l'area edificata su cui sorgerà il Cassero del Sale - vende infatti due case con orti e Carmignano del fu Feo, sindaco e priore del Monastero di S. Salvatore di Spugna (già fondatore dell'Ospedale di S. Giovanni Battista in Grosseto) vende, col contratto del 6 Giugno, tre case, di cui una con forno. Gli orti acquistati sono in tutto undici, di cui uno con casalino (venditori i fratelli Magio e Bartolomeo di Ser Credi), e le "piazze" quattro. Le case di Cecca e di Carmignano confinano col "muro del

comune" e così quella venduta dagli Operai dell'Opera di S. Lucia. E da notare che nelle confinazioni una casa (quella ceduta da Minuccio di Salvi) confina con la carbonaia del comune e con strada.