Dopo S.Giorgio, attestata nell'803, e di S.Maria, la pieve «in loco et finibus Grossito» nel 1015, quella dedicata a S.Lucia è la terza chiesa, in ordine di tempo, che compare nella documentazione grossetana anteriore all'elevazione di Grosseto alla dignità di città nel 1138, essendo ricordata in una carta del 1076. La costruzione delle Mura Medicee ne determina la demolizione, come ricorda l'Anichini, che ne dà anche la localizzazione presso la porta medievale omonima: «e l'ultima (porta) veniva chiamata di Santa Lucia, la quale era dove presentemente è situata la fortezza, pigliando il nome anch'essa da altra chiesa curata posta appresso a detta porta, demolita in occasione dell'innalzamento della muraglia moderna» (Archivio Vescovile di Grosseto. Ms. 1723, F.ANICHINI, Storia ecclesiastica della Città e Diocesi di Grosseto, I, 1751, c.149). L'antica chiesa si trovava, dunque, nell'area occupata dalla Fortezza, che ha infatti uno dei due piccoli baluardi che guardano verso il centro della città denominato "di S.Lucia", la cui costruzione fa sì che già nel 1576 di essa non vi sia traccia. Nello studio della storia dello sviluppo urbanistico grossetano l'attestazione dell'esistenza della chiesa nel 1076 è di fondamentale importanza, poiché contribuisce sostanzialmente a far emergere completamente il significato di altre informazioni che si riferiscono ad un periodo cruciale di quello sviluppo. Ovvero a far comprendere quanto siano considerevoli gli effetti della trasformazione del regime fondiario nel territorio della curtis Grossito, effetti che, consistendo nella formazione di una serie di piccoli nuclei abitati nei sedi-

Archivio di Stato di Siena. Conventi 163, "Caleffo di S.Galgano, III, c.253r-v . 1277 Marzo 1.Deodato del fu Succio da Isciano abitante in Grosseto per rimedio dell'anima sua e della sorella defunta Stase dona a frate Ventura procuratore del monastero di S.Galgano e grancere della chiesa di S.Andrea di Grosseto un campo «in contrata podii sancte lucere», confinante con Pilocho e altri beni della chiesa di S.Andrea. Nella bottega di lacobino Bonci.

lia concessi dalla famiglia aldobrandesca ai coltivatori, determinano i punti di riferimento allo sviluppo del borgo che fra la fine del X secolo e l'inizio dell'XII si forma in prossimità del castrum, attorno alla pieve di S.Maria. Nel XIII secolo la documentazione riferisce che è detta «contrata podii sancte lucere» l'area attorno alla chiesa (1277), cioè quella prospiciente la Fortezza, che si estende fra questa e la parte posteriore della chiesa di S.Giovanni Battista della Misericordia, ovvero il luogo ove era la medievale chiesa di S.Leonardo col suo ospedale. È, dunque, verosimilmente su questo «podio» il «sedile et casalinum in Grossito prope eccl. S.Lucie» ricordato, fra gli
altri nel territorio grossetano, nel documento del 1076. La posizione della chiesa al limite orientale della città, presso le mura medievali, è documentata da carte del 1309 e 1310, che riferiscono della Porta di S.Lucia, davanti alla quale è l' «Agio» che prende il nome dalla chiesa (1279). Con la riforma amministrativa, con la quale sono istituiti i terzi nella città alla fine del secolo XIII, il "popolo" di S.Lucia entra a far parte del Terzo di S.Pietro, come risulta dai contratti di acquisto del 1334 relativi agli acquisti di case operate da Siena per procurare lo spazio necessario alla costruzione del Cassero Senese. In quell'occasione è acquistata anche una casa appartenente alla chiesa, ed ad operare la vendita sono Balduccio di Crescentione e Bartolomeo di Bartoluccio Operai dell'Opera di S.Lucia. Sono, questi Operai, gli amministratori di beni appartenenti alla chiesa, che la documentazione attesta esser cospicui nel medioevo, ed assai inferiori nel XVI secolo a causa della "guerra di Siena", e che diverranno dotazione degli altari che, prima in cattedrale, e poi nella chiesa di S.Michele, con la scomparsa della chiesa ne erediteranno la dedicazione. Nessuna testimonianza, purtroppo, ci è stata tramandata sulle caratteristiche architettoniche dell'edificio, e la sola informazione che abbiamo è che annesso alla chiesa era un chiostro: è infatti «Actum Grosseti in Claustro Ecclesiae S. Lucie» un documento del 1232 in cui il rettore ed un canonico della chiesa sono testimoni di una importante concessione di cui beneficia l'abate di S.Salvatore al Monte Amiata. Dopo la prima attestazione del 1076 la chiesa «compare nuovamente nella bolla del 1188, quando Clemente III conferma al vescovo Gualfredo la quarta parte dei testamenti dei defunti di questa parrocchia, e poi negli elenchi decimari stilati a cavallo del XIV secolo. Nel 1559 l'edificio religioso si trovava in uno stato di abbandono tale che il Comune, come ricorda Antonio Cappelli, donò al grossetano Giovanni Fanucci un casalino appartenente all'Opera della cattedrale per edificare una nuova chiesa di Santa Lucia. L'antico edificio religioso fu invece definitivamente demolito dopo pochi anni per costruire le mura medicee...» (MARRUCCHI '98, p.157).