Archivio di Stato di Firenze. Segreteria di Gabinetto f. 695, c. 88. "Raccolta di piante delle principali città e fortezze del Granducato di Toscana...". Pianta della città di Grosseto disegnata dall'ingegnere Andrea Dolcini nel 1749. Particolare dell'area della chiesa di S.Leonardo, che si affaccia sulla piazza che da essa prende il nome, e dove sono -segnalati nella pianta - i pozzi detti "dell'acqua buona" e "dell'acqua cattiva". La chiesa è stata demolita nel 1844, e da questa pianta - come del resto ancora in quella della città del "Catasto Leopoldino" - è possibile osservare che l'edificio era costituito da un'unica aula rettangolare e concluso da un'abside semicircolare. «Tracce di questa antica costruzione si possono forse riconoscere nel paramento a bozze di travertino che costituisce lo zoccolo del moderno oratorio della Misericordia» (G.MARRUCCHI '98, p.157) .

Nel 1152 la contessa Gemma, della famiglia degli Aldobrandeschi, dona al monastero di S.Salvatore sul Monte Amiata «omni ratione, quam domus Ildebrandesca habet in terratico salinarum cum canonicis Grosseti et hospitali sancti Leonardi de Grosseto, idest: quarta pars predicti terratichi». È, questa, l'attestazione più antica dell'esistenza di una ospedale in Grosseto, ed il fatto che si chiami "di S.Leonardo" fa supporre che già nel XII secolo, accanto ad esso, esista la chiesa con quella dedicazione che fino alla metà dell'800 ha occupato l'area sulla quale è stata edificata la chiesa di S.Giovanni Battista della Misericordia. Dalla carta del XII secolo si apprende della appartenenza all'ospedale di saline, certo localizzate nella zona del Querciolo, luogo in cui terre della Commenda di S.Leonardo sono documentate fino al secolo XVIII. Non solo: la carta suggerisce vi sia un legame tra la chiesa e la famiglia comitale grossetana, che appare confermato dal fatto che S.Leonardo è tra le chiese beneficiate dal testamento del conte Ildebrandino del 1208. Quando si consideri che in quel testamento il conte aldobrandesco dona le proprie armi al tempio («domui Templi arma mea») e che la dedicazione a S.Leonardo sia tipica delle chiese degli ospedali dei templari, sembra ragionevolmente ipotizzabile che la chiesa appartenente all' ospedale grossetano più anticamente documentato sia stata fondata dagli Aldobrandeschi nel loro impegno di cavalieri templari. S.Leonardo compare ancora nella documentazione nelle Rationes Decimarum del 1303. «Soppressi i Templari e gli Ospitalieri associati la chiesa di S.Leonardo di Grosseto con i suoi beni passò in commenda dei cavalieri gerosolimitani, come era avvenuto delle chiese senesi del medesimo ordine, cioè S.Pietro alla e S.Leonardo presso romana, alla qual ultima appartenne sempre la commenda di Grosseto. I beni posseduti da questa commenda in Grosseto e sua corte sono registrati in antichi cartulari a noi pervenuti» (A.CAPPELLI ’10, p.35). Nella sua Storia ecclesiastica della Città e Diocesi di Grosseto, Francesco Anichi-

ni nel 1751 (Archivio Vescovile di Grosseto, Ms. 1723, cc.233 e segg.) riferisce: «Nella visita di Mons. Francesco Bossio del 1575 al fascio A registrasi di aver ritrovata la chiesa di questa commenda mal tenuta e ridotta poco meno che un magazzino per-

Biblioteca Comunale di Grosseto."Cabreo nella Commenda di S.Leonardo di Siena cominciato il 1622 e finito 1623. S.Leonardo comm.da di Grosseto". Nell'anno in cui è redatto il "cabreo" nella chiesa, restaurata dopo la visita del vescovo Bossi che nel 1576 la trovò ridotta a magazzino, si celebra messa solo una volta alla settimana. I beni della Commenda sono assai numerosi, e fra essi in prossimità della chiesa è «un Palazzone».

ché vi ritrovò riposti due mulini di legno che ordinò subito fossero tolti siccome sequestrò tutte le rendite della commenda per impiegarsi queste nei risarcimenti di detta chiesa che decretò scialbarsi e provvedersi col loro retratto d'ogni bisognevole tanto d'utensili sacri come d'ogni altro, s' elevasse l’altare e se le restituissero le sue campane che erano state per uso profano traslocate in fortezza, siccome che questo arresto delle medesime continuar dovesse fino a tanto che la chiesa fosse ridotta in stato proprio e convenevole al decoro d'una casa dedicata al culto divino e resa ornata di tutte le cose necessarie al santo sacrificio. Nella visita di Mons. Borghesi del 1585 al detto fascio A si nota che di quel tempo avevano l'uffiziatura di essa i Padri di S. Francesco che vi celebrano messa tutti i venerdì dell'anno e riscontrasi ai libri del loro convento che molti anni ancora continuassero in tale offìciatura. In quella poi di Mons. Politi del 1592 allo stesso fascio visite A vedesi comandato l'impianellarsi il tetto che era di tavole al di sotto, anzi inasserato s'imbiancasse tutta e si facessero le impannate o vetrate alle finestre e che ogni anno vi si facesse la festa del S.Titolare oltre alla messa solita celebrarsi ogni settimana nel giorno antedetto». La Confraternita della Misericordia di Grosseto, dopo la soppressione dell'Ordine di Malta, proprietario della commenda di S.Leonardo, ebbe la concessione per l'uso dell'antico edificio, di cui entra in possesso nel
1827 grazie alla donazione dei beni della commenda stessa. La chiesa nel 1844 minaccia di crollare, e dunque la Confraternita ne decide la demolizione, per iniziare subito la costruzione, nello stesso luogo, di quella di S.Giovanni Battista.
 

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