L'interno

 

 

 

 
La dedicazione ai Santi Lodovico e Gherado è stata attribuita alla chiesa costruita accanto al convento di S.Chiara soltanto molti anni dopo la sua costruzione. Infatti questa ebbe inizio con quella del convento stesso nel 1577, l'anno in cui le clarisse sono costrette ad abbandonare l'antico monastero dell'Annunziata, ove avevano la loro casa, che doveva esser demolito in ragione della costruzione del baluardo di S.Michele delle Mura Medicee. La prima dedicazione della chiesa fu, dunque, a S.Chiara, come attesta la lapide che ne ricorda la consacrazione del 1692 - effettuata dal vescovo Cesare Ugolini -, posta in controfacciata sopra l'acquasantiera. Il convento delle clarisse ha avuto un'esistenza assai grama, e così, quando avvenne la generale soppressione di chiese e conventi, voluta dal granduca Pietro Leopoldo nel 1785, era già disabitato. L'edificio, rimasto abbandonato, fu acquistato dal sacerdote Alessandro Arrigucci, che lo cedette alla Compagnia di S.Gherardo, l'antica congregazione dei "Penitenti" o "Frustati", detta "dei Bigi" per il colore del loro abito: «Confratres...induuntur habitu coloris (ut vulgo dicunt) di bigio» (Archivio Segreto Vaticano. Congr. Concilii, Visita Ap. vol. 119, "Visita Bossi", anno 1576, c.40v). Questa in precedenza aveva la propria sede in un oratorio con cappella, nella quale era fra l'altro un' «Imago Crucifixi opere elevato» (Ivi, c.41v), ricavato da un ambiente del convento di S.Francesco, e che si affacciava sul chiostro. Il trasferimento della Compagnia fece sì che la chiesa venisse detta dei "Bigi", e che così
sia ancora comunemente conosciuta, sebbene la sua officiatura sia cessata alla fine dell'Ottocento, cioè fin quando la Compagnia si esaurì per mancanza di soci. La chiesa divenne, quindi, sussidiaria della Cattedrale e, fortemente danneggiata dal bombardamento del 29 novembre 1943, venne restaurata a cura della Soprintendenza ai Monumenti negli anni 1977-78. Nuovi restauri si impongono adesso, nel quadro del recupero dell'edificio del convento di S.Chiara.
     
 

 

 

 

 

Nella foto dei primi del Novecento il campaniletto ha ancora le campane ed è particolarmente evidente come originariamente la chiesa superasse in altezza l'edificio del convento.

I lavori di edificazione della chiesa procedettero assai a rilento, come del resto quelli del convento, per la difficoltà a far fronte alle ingenti spese necessarie per la realizzazione del complesso, e terminarono solo nel 1633. Il risultato fu quello di un edificio di semplice architettura, secondo la regola francescana, in laterizio a faccia vista, senza altro elemento decorativo oltre i conci d'angolo ben squadrati, in travertino. Nella facciata il portale, dalla caratteristica modanatura rinascimentale, è sormontato da un architrave e un timpano triangolare, sempre in travertino. La veletta campanaria sul colmo del tetto, al di sopra della facciata, purtroppo rimasta priva di campane, è in stile barocco a tre fornici con spioventi sagomati, datato 1790. Nell'interno della chiesa, oltre all'altare maggiore di elegante fattura in legno e stucco, si trovano altri due altari sulle pareti laterali.
 

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