«Esistevano anticamente in Grosseto quattro Porte, che una di queste si chiamava la Porta Cittadina; altra detta di Santa Lucia, che passava sotto il Cassaro della moderna Fortezza, dove si vede ancora l'Arco, quantunque murato della stessa Porta in sesto acuto. La terza avea nome da S. Michele e la quarta da S.Pietro che, formando anch'essa un Arco sul sesto acuto, passava sotto quel piccolo Cassaro. Di queste quattro Porte, quando dalla Casa Medici fu fatto ridurre Grosseto a Fortezza, ne

La "Porta Murata", presso il Bastione, oggi "Garibaldi" nella vista di Grosseto nel dipinto del 1630 che Ilario Casolani realizzò per l'altare della cappella della sacrestia della cattedrale, ed oggi conservato presso il Museo Diocesano d'Arte Sacra.

rimase aperta una sola, che fu la Cittadina, e da quel tempo in poi, mutando nome, si disse Porta Reale. Il Cassaro, sotto al quale passava la Porta S. Lucia, fu serrato dentro la Fortezza della Nuova Piazza; fu dileguato ogni segno della Porta S.Michele e rimase racchiuso appunto dentro le nuove mura l'altro piccolo Cassaro colla Porta S. Pietro che, d'allora in poi, fu detta Porta murata perché vi fu lasciato ancora il Portone di legno co' suoi serrami. Cosi dunque fino al 1754 per una sola Porta si dava in Grosseto l'ingresso, ma in quell'anno, con strappo fatto nella muraglia fu riaperta la Porta S.Pietro e ricominciò di nuovo a servire per l'istesso uso il Portone di legno e allora mutò nome per la terza volta, e si chiamò Porta Nuova» (J. BOLDRINI 1760, p.179 -180).

Nell'ultima parte del brano in cui riferisce delle porte della città di Grosseto nella sua relazione, il Boldrini sintetizza le vicende relative a quell'accesso aperto nelle mura cittadine, del quale ancora rimane il ricordo nella denominazione "Porta Nuova" che tradizionalmente viene data all'area fra il Bastione Garibaldi ed il Bastione Rimembranza, ovvero quella  all'estremità   setten-

trionale del Corso Carducci che, come riferisce l'Anichini (Storia ecclesiastica della Città e Diocesi di Grosseto, Archivio Vescovile di Grosseto. Ms. 1723,cc.53v-54, anno 1751), nel XVIII secolo era la «Strada Maestra che conduce in retta linea  alla

Archivio di Stato di Firenze. Regie Fabbriche f. 550, c. non num. [1755] Disegno ad acquarello non firmato, attribuibile al Warren, relativo all'attuazione di quanto progettato nel 1754. "Pianta dei lavori nuovi fatti fuori e dentro della Porta nuova di Grosseto l'Anno 1755". «È ben evidente la disposizione superiore dei baluardi delle Monache e di San Francesco; vi sono rappresentati l'apertura dello spalto esterno, con il successivo "Piccolo corpo di guardia per l'Anziano", poi il "Terreno ricresciuto al Cammin coperto, che parte sostenuto con fascine. Il suddetto pontefisso, seguito dall'"Apertura fatta nella Cortina con Ponte Levatoio", il "Nuovo Corpo di Guardia", posto sul lato sinistro rispetto alla porta, e la successiva barriera di legno, a serrare il corpo di guardia. Interessante la pianta del convento di S.Francesco, con i suoi due chiostri» (M.FORLANI CONTI '89, pp.86-87).

Porta a S. Piero, ora murata. La quale era prima della Fortificazione , la Porta Sanese». Questa denominazione deriverebbe dal fatto che da parte di Siena «nel 1334, sempre nella stessa area, per motivi difensivi fu deliberata la costruzione di un cassero, il Cassero di San Pietro, identificato come un grosso torrione costruito sopra l'omonima Porta. Con l'avvento della Signoria dei Medici, e precisamente sotto Cosimo I, il Cassero e la Porta San Pietro furono serrati (dall'ora in poi fu detta Porta Murata) lasciando visibili solo il portone di legno e i serramenti. In quel periodo l'unico ingresso in città era rappresentato da Porta Vecchia, che rimase il solo accesso fino al 1755» (R.FRANCOVICH ' 80, p.41). La riapertura della Porta Murata avvenne su particolare richiesta dei cittadini grossetani : «La periferia dovette essere più frequentata e meglio sfruttata a partire dal 1755 quando venne aperta, su richiesta dei cittadini, l'antica Porta San Pietro, detta anche Porta Murata ed infine Porta Nova. La zona era destinata ad uso agricolo e dunque caratterizzata da una forte presenza di granai, magazzini e fienili. Circondata da campi incolti e vigne abbandonate era quasi disabitata, nonostante la posizione privilegiata, elevata e salubre.
Dal documento (petizione dei cittadini, Archivio di Stato di Grosseto. Comune. Preunitario. Memorie M, 377, cc.243-245) sembra che i cittadini preferissero l'apertura della Porta Nuova al restauro di Porta Vecchia poiché era spesso allagata dalle piene dell'Ombrone e dalle frequenti piogge, soggetta a forti venti e al passaggio di due fogne con conseguente pericolo per la salute pubblica.....» (M.S.FOMMEI '96, p.103). Dal primo gennaio 1759 la Porta Nuova ha l'evidente riconoscimento di accesso principale alla città: la Granguardia, infatti, è comandata a prestare servizio presso questa porta e non più a Porta Reale (Porta Vecchia). Con la riapertura della porta si provvede alla sua fortificazione secondo i criteri difensivi dell'epoca; allorché, nel secolo XIX, è ormai cessata la funzione militare per cui Grosseto fu fortificata con le Mura Medicee, inizia la serie dei lavori di trasformazione della porta, fino alla sua totale scomparsa, che comportò anche quella, nel 1822, di una "torretta", che forse era appartenuta alla cerchia delle mura medievali.

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