Piazza delle catene
 
Nel 1832, trattando di Grosseto nel suo Atlante geografico fisico e storico del Granducato di Toscana, lo Zuccagni Orlandini cosi nota: «...superiore a tutte è piazza grande presso il Duomo, ampia assai e recinta in due lati da logge. In mezzo ad essa, per benefica sollecitudine del Sovrano, è stato traforato un pozzo alla modenese, da cui già emergono acque potabili; vantaggio inapprezzabile in terreno di altissimo sedimento, e privo al tutto di vive sorgenti» (Tavola XVIII: "Tavola Geografica, Fisica e Storica della Valle Inferiore d'Ombrone e delle valli minori ad essa adiacenti"). Con la realizzazione del pozzo, per il quale nel 1833 Francesco Leoni progetta e costruisce nella fonderia granducale di Follonica un " tempietto-fontana" in ghisa, inizia la trasformazione della piazza, che assieme alla riduzione dei bastioni medicei a giardini e pubblico passeggio, è momento sostanziale nel quadro del programma di adeguamento delle preesistenze architettoniche ed urbanistiche della città al ruolo di polo amministrativo e a centro economico ad essa conferito (cfr. F.ROTUNDO, Architettura... in L.FRANCHINA (a cura di), s.d., p.83). «Si decide di intervenire sulla pavimentazione per il cattivo stato di conservazione in cui si trova: "di figura irregolare, con superficie convessa formata da mattoni per ritto, suddivisa in tante altre figure da liste in pietra, racchiusa per due lati dal loggiato e negli altri due da colonnini di pietra incatenati l'uno all'altro da un quadretto di ferro, e da catene che la limitano unitamente alla strada". Le prime proposte di intervento risalgono al 1836, ma fino al 1845 vengono tutte accantonate perché non prevedono "sufficienti correzioni per le irregolarità geometriche della piazza". Questi progetti, compreso quello definitivo dell'ingegnere Morelli, danno precise indicazioni sul mutamento di gusto nella concezione urbanistica dell'Ottocento e che si concretizza nel caso in questione, in obbedienza alle nuove tendenze positivistiche, nella modificazione dei rapporti spaziali antichi sostituiti da una schematicità astratta e generalizzatrice. I lavori sono diretti dall'ingegnere Cianferoni che, preoccupato di ottenere la perfetta centralità del monumento dedicato a Leopoldo II, riduce a "forma rotonda il nucleo centrale della piazza". Quest'ultima assume una forma regolare, avulsa dal contesto in cui era nata, travisando le caratteristiche dello slargo per secoli rispettate» (V.MAZZINI, '96, p.56).

Progetti di sistemazione della Piazza Grande di Grosseto del 1846 e del 1847. L’inizio delle trasformazioni che hanno condotto la piazza ad avere l’aspetto odierno risale ad epoca ottocentesca. «Le prime proposte di intervento risalgono al 1836; ma tutte, sino ai progetti dell'ingegner Morelli del 1845, furono accantonate in quanto non prevedevano sufficienti correzioni per le irregolarità geometriche della piazza. La speciale preoccupazione dell'ingegner Cianferoni di ottenere la perfetta centralità per il nuovo monumento da collocarsi nella piazza, il gruppo in onore di Leopoldo Il, gli suggerì il tenue pensiero di ridurre a forma rotonda il nucleo centrale. La formulazione del progetto propose di rendere libera galante e preziosa la nuova piazza, astrattamente avulsa dal vivo configurarsi dalla disposizione delle fabbriche dalle quali era nata, travisando le caratteristiche dello slargo, per secoli rispettate.  

L'inclinazione del terreno fu corretta, si rimossero gli antichi colonnini che accompagnavano lo scorrimento del flusso da via Ricasoli a via Manin, disponendo panche e pioli a formare un cerchio perfetto, nel cui centro il "Real Monumento" su piedistallo quadrangolare, con spigoli disposti sugli squadri della nuova figura geometrica, appariva più opportunamente disposto per la celebrazione del Granduca. Per non guastare I' "illuministica" armonia del nuovo complesso, la fontana di impianto esagonale in posizione eccentrica, prossima allo sbocco di via Ricasoli nella piazza, ma discosta dallo scorrere del traffico, fu tolta» (A.GARZELLI , Il Duomo di Grosseto, Firenze 1967, pp.20-21).

Disegno dell'Arch.Vanessa Mazzini in V.MAZZINI, '96 p.60. Con lavori diretti dall'ingegnere Cianferoni «Viene corretta l'inclinazione del terreno, rimossi gli antichi colonnini in modo da formare un ampio e rialzato piano circolare, coronato da nuovi pioli e panchine, perché il monumento dedicato al Granduca apparisse perfettamente centrale all'interno della piazza. Il disegno della pavimentazione è caratterizzato da un ampio e rialzato piano circolare individuato da una fascia perimetrale di travertino bianco e diviso in otto "spicchi" costituiti da mattoni posti "per coltello"; all'interno di ogni "spicchio" è collocata una figura geometrica a rombo che crea un disegno stellare. All'esterno di questo cerchio un'ulteriore fascia lastricata, concentrica, corona l'insieme: su di essa sono disposti i colonnini e le sedute in pietra. Il resto della pavimentazione, anch'esso lastricato, è collocato ad un livello leggermente più basso e ha quattro pendenze, due rivolte al loggiato e le altre invece verso la strada» (Ivi, pp.56-57).

I portici nella piazza dei primi anni del Novecento, interessati con gli edifici sovrastanti da vari interventi di restauro nel secolo precedente.