La piazza della città-fortezza
 
Pianta della Piazza allegata alla relazione Warren, intitolata "Relazione degli ordini e delle informazioni prese concernenti i lavori fatti nella Piazza Principale di Grosseto".

Dell'aspetto della piazza nel 1745 riferisce il cancelliere vescovile Francesco Anichini nella sua Storia Ecclesiastica della Città e Diocesi di Grosseto, (Archivio Vescovile di Grosseto. Ms.1723. Vol.I, 1751), nel Ricordo della visita del Sovrano a Grosseto effettuata nel 1745 Ottobre 8 (cc.53v-54): «La quale, formando un poligono di figura esagonica irregolare ed avendo la sua principale entrata e ingresso dall'unica porta della città detta la Porta Cittadina, da cui per la Strada del Ghetto si viene nella medesima, in maniera che giunti vicino al termine di tale strada a sinistra vi è un loggiato di trentadue Archi, che formano i due Lati maggiori della Piazza suddetta, unendosi ad angolo assai ottuso con arco nell'ingresso, ed uscita di detto Loggiato, sopra di cui, per quanto esso dura vi sono le case fatte tutte d'una uniforme ar-

chitettura, ed altezza. Siccome sotto il predetto loggiato vi stanno dappertutto botteghe, che circondano anch'elleno da due Iati colle loro porte, dirimpetto all'archi la piazza . Termina detto loggiato con la strada detta del Macello della Malacarne, e della Pescheria alla quale in retta linea attacca il Palazzo dei Pubblici Rappresentanti la Comunità che forma due facciate, sebbene più alto delle abitazioni che sono sopra il Portico suddetto, una corrispondente nella Piazza dove è collocato l'Orologio Pubblico e l'altra nella Strada Maestra che conduce in retta linea alla Porta a S.Piero, ora murata...Dall'altra parte della Strada Maestra per cui s'esce dalla Piazza vi è la chiesa della compagnia della Misericordia, che unisce colla Fabbrica fatta da Mons.Borghesi in accrescimento del Palazzo Vescovile. Accanto al detto Palazzo vi è la Chiesa Cattedrale di cui parlasi, e la sua facciata, riguardo quella del Palazzo della Comunità verso la piazza, e l'altra sua facciata laterale non finita, forma il poligono da questa banda fino alla strada delle Prigioni , che viene divisa dall'Abitazione , o Palazzo del Capitano di Giustizia, a cui attaccano i Quartieri, che si dicono della Piazza per i soldati con botteghe sotto, fino alla Strada delle Tavernelle, ora detta delle Bettole, e qui ripiglia la strada del Ghetto, che conduce alla Porta Cittadina, da cui cominciammo la descrizione di questa Piazza...».
La pianta qui riprodotta è fra quelle allegate alle relazioni sui "Lavori nella Piazza Principale di Grosseto" del 1744, conservate presso l' Archivio di Stato di Firenze (Scrittoio delle Fortezze e Fabbriche Granducali, Filza 550, inserto n.4). Fra di esse è la "Relazione degli ordini e delle informazioni prese concernenti i lavori fatti nella Piazza Principale di Grosseto", a firma del Colonnello Odoardo Warren, Colonnello del Battaglione di Artiglieria e Direttore Generale delle Fortificazioni del Granducato di Toscana. «Essendo la Piazza pubblica di Grosseto quasi che mezza rotta, senza che vi sia restato mattoni ne' pietre, che servivano di linee di guida, benché erano murate a calcina, onde considerando ogni maggiore risparmio di adattargli a quella parte che resta migliore, essendo quella parte dove passa meno il pubblico, come si può vedere dal qui allegato sbozzo di pianta, e rifare di nuovo la parte del Duomo e quella della parte del Palazzo del Sig. Capitano di Giustizia. Questa parte da rifarsi è contenuta fra le lettere G H I dall'angolo della via del Ghetto a quello del Macello, e contiene in superficie duecentodue canne a braccio senese». Sulla spesa necessaria per la realizzazione del lavoro, Warren elenca accuratamente i materiali usati (calcina, rena mattoni, pietre), i costi di trasporto degli stessi, i costi di manodopera. «È ben vero che questo lavoro si potrebbe fare migliore, e minore, nel primo caso si potrebbe lastricare questa Piazza tutta di pietra in quel caso sarebbe di maggiore durata ma costerebbe quattro volte di più. D'una altra parte si potrebbe fare il lavoro colle linee senza pietre, ma bensì di mattoni, come si pratica a Siena, e non servendosi di calcina per minorare la spesa ma bensì di tufo o rena... Ma oltre, che vi sarebbe una grande deformità nella Piazza, che resterebbe fatta per metà d'una sorte, e per l'altra metà di un'altra, d'altronde il lavoro non sarebbe di durata; così essendo del decoro di S.A.R., che i lavori fatti a spesa della medesima siano puliti ed ancora di durata il sentimento del sottoscritto è che si deva fare secondo il primo metodo». I lavori realizzati sotto la supervisione del Warren, dunque, consistono nel rifare quella parte della pavimentazione sottoposta ad una maggiore usura per il passaggio del pubblico, cioè l'area compresa fra la linea congiungente Via del Ghetto (Via Ricasoli) e Via del Macello (Via Manin), il lato sud della cattedrale e il Palazzo di Giustizia, lasciando invece inalterata l'altra metà in prossimità del loggiato, ancora in buono stato di conservazione. Le due parti vengono separate con una delimitazione di colonnini e catene nel 1792, con quella verso i portici riservata al mercato cittadino.
 

Arme di Sigismondo Savino

Del 1760 è la testimonianza di Jacopo Boldrini (Relazione...in V. PETRONI s.i.a.,p p.177-178) sul Palazzo di Giustizia, su cui è stato costruito il Palazzo della Provincia agli inizi del '900, nella cui facciata sulla piazza erano «17 Arme»: «Sopra a una Bottega, che rimane in Piazza, sotto alcuni Quartieri di soldati, attaccati al Palazzo di Giustizia, che erano una volta della Comunità di Grosseto, e che terminano con merli, vi è la BaIzana, e un'Arma della Casa Trecerchi, senza alcuna iscrizione, Nella facciata poi di detto Palazzo di Giustizia, corrispondente alla Piazza, e che è della Comunità di Grosseto, vi sono in tutto numero l7 Arme, e altre tre sono al coverto nel ridotto del detto Palazzo. Al di fuori primieramente vi è la sopraridetta Balzana e il Leone di Siena e un’altra Targa simile ne' colori alla detta Balzana (se per sorte il colore, che par nero, non fosse azzurro andato male) benché tagliata con diversa simetria e con tre Teste di GalIo, due di esse nella parte superiore bianca, e una nell’altra parte inferiore, che par nera. Tutte le altre Arme hanno sotto la loro corrispondente iscrizione, nel modo che segue: "Joannes Ballatus bis in hoc solio judex sedit Anno Domini MCCCCXXXXVI". "Arma Petri Francisci Cori Potestatis Grosseti tertia Vice Anno Domini MCCCCXLV", e questa sola Gori è in carattere Goto. "Domenico di Guccio Mangini Potestas MCCCCLXXX; et MCCCCLXXXI". "Al tempo di Nado di Nicholò Colombini P o d e s t à MCCCCLXXX". "Marmore que pario fulgent insignia Pretor. Hec de Sergardis hic Nicholaus habet MCCCCLXXXI". "Laurenti de Tegiatis MCCCCLXIIII", e sotto questa iscrizionc ve n'è un'altra in altra cartella che dice: "Sozzus Tegliaccius eques Domini Stephani ejusdem civitatis Pretor A. D. MDCVII". "Alphonsus Testa Nobilis Senensis Capitaneus Iustitie Civitatis Grosseti A. D. MDLXXVI". "Sigismundus Savinus Nobilis Senensis gravis armorum militum per S. A. S. Capitaneus justitie Civitatis Grosseti A. D. MDXCI". "Cesar Martinus Eques D. Stephani peracto... munere Serenissimi Etrurie Ducis jussu Civibus Grosseti amoris argumentum A. D. MDCIIX ". " Arma Leonardi Andree Tolomei Potestas Grosseti". Di questa medesima famiglia vi è ancora, un altr'Arma, la di cui cartella non si può leggere perché, oltre all'essere carattere minuto, è corrosa la stessa pietra. Dall'Archivio però di Grosseto si riscontra che uno di questa Famiglia fu Capitano di Giustizia nel 1611, benché quelle due Arme mostrano maggiore antichità. Vi è ancora un Arma Trecerchi e una Borghesi, che neppure queste si leggono e dall' Archivio si riscontra che furono Capitani di Giustizia Alcibiade Trecerchi nel 1593 e 1594 e Agostino Borghesi nel 1549. Le altre tre Arme che sono, come si disse, nel ridotto detto stesso Palazzo, sono Ugolini, Orlandi e Cervini, sapendosi dall'Archivio che furono Capitani di Giustizia Fabio Ugolini nel 1604, Girolamo Orlandi nel 1616 e Francesco Maria Cervini nel 1642».