Madonna delle ciliege
 
Stefano di Giovanni detto "II Sassetta" (documentato dal 1423 - Siena 1450 )
Madonna col Bambino detta "Madonna delle ciliegie".
Quarto decennio del secolo XV
Tempera su tavola cm.96x71

Rinvenuta nel 1904 nella sacrestia della cattedrale, ora conservata nel Museo Archeologico e d'Arte della Maremma e Museo Diocesano d'Arte Sacra

B.SANTI, Catalogo, Scheda n.8, in C.GNONI MAVARELLI- L.MARTINI (a cura di), La cattedrale di San Lorenzo a Grosseto. Arte e storia dal XIII al XIX secolo, Cinisello Balsamo 1996, p.131:

«Fu scoperta nella sagrestia del Duomo grossetano da Francis M. Perkins prima del 1904 e pubblicata come opera indubitabile del Sassetta nella rivista "Rassegna d'arte" di quello stesso anno. Il critico ne notò le disastrose condizioni conservative, nonché tutte quelle caratteristiche tipiche dalla espressione formale del maestro senese. In particolare, la tecnica accurata, la delicatezza degli incarnati e la sfumatura delle tinte. Lo stesso Perkins registra per primo la resecatura della tavola e avverte come — alla stregua della Madonna delle Grazie di Matteo di Giovanni — l'opera sia presumibilmente la parte centrale di una composizione più vasta, sulla scorta della Madonna della Neve della collezione Contini-Bonacossi, in cui analoga è la soluzione dell'aggetto degli alti bracciuoli del trono rivestiti da un drappo dalle ampie e morbide pieghe.
 
Egli colloca infine l'opera nel periodo centrale (anni '30 del Quattrocento) della attività del pittore. Sempre nel 1904, il dipinto fu esposto alla Mostra dell'Antica Arte Senese nel Palazzo Pubblico di Siena con l'attribuzione a " Scuola del Sassetta, Secolo XV".

 

Tra i contributi critici successivi, tutti concordi nella assegnazione della tavola al Sassetta, non va trascurato quello del Pope-Hennessy (1939), che conferma la relazione tra la Madonna di Grosseto, quella di Cortona, e il San Francesco della collezione Berenson. Ne cita anche una versione conservata a Düsseldorf, e ne mette in evidenza le doti di nobiltà e di tenerezza. Fu comunque merito di Enzo Carli (1964) averne promosso il restauro e averla pubblicata con compiutezza critica, nell'ambito di una delle non frequentissime esposizioni di arte antica nel capoluogo maremmano. Ed è infine Keith Christiansen (1989) che ne individua i parallelismi formali con la Madonna della National Gallery di Washington, che per lui risulta più tarda di quella di Cortona.

E indubbio che la tavola di Grosseto sia tra le opere significative della maturità del Sassetta, e ancor più lo risulterebbe, se la si pensasse come una variatio, nelle pose della Vergine e del Figlio, della complessa Madonna della Neve Contini-Bonacossi, proprio sottolineando l'insofferenza del maestro nel ripercorrere le stesse strade compositive anche in dipinti di dimensioni pressoché equivalenti. Così, se nella Madonna della Neve e nella tavola di Grosseto (certo scomparto centrale di un polittico, come indica la centinatura dello sfondo dorato) ricorre lo stesso motivo del trono dalle alte mensole completamente coperte da un drappo elegantemente ricadente nel vuoto, i protagonisti sono atteggiati differentemente, col piccolo Gesù che tiene chiusi i lembi del manto della Madre (favorendone cosi la disposizione elegantemente mossa dei lembi) mentre è intento a porsi tra le labbra una di quelle ciliegie che la lunga e diafana sinistra di Maria nasconde nel palmo. L'eleganza formale nasce quindi da una impostazione funzionale e non risulta fine a se stessa: è un atteggiamento caratteristico del Sassetta che lo ha fatto acutamente definire pittore 'postgotico' (Christiansen). Le pose della Vergine e del Bambino si ritrovano bene nella tavola vaticana della Madonna dell'Umiltà, ancorché il genere iconografico sia ad evidentiam differente. I termini della esecuzione dell'opera non dovrebbero infine — per i confronti sopra accennati — allontanarsi dalla metà del quarto decennio del secolo».

 

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