La costruzione
 
Dopo aver provveduto ad assicurare, nell'immediato, alla città una migliore protezione riparandone i vecchi bastioni, Baldassarre Lanci, impegnato in Maremma per l'esecuzione di lavori idraulici in Gorarella , ha da Cosimo I l'incarico di iniziare i lavori per il nuovo perimetro fortificato di Grosseto, che durarono dal 1565 al 1593, e che dunque proseguirono a lungo dopo la morte dell'architetto, avvenuta nel 1571. L'incarico prevede la collaborazione con il provveditore delle fortezze Giovanni Battista dei Medici, e poi con l'architetto Giovanni Camerini, già collaboratore del Lanci nel grossetano come esperto in ingegneria idraulica, e che col nome di Giovanni Battista Belluzzi è il primo autore di un trattato sulla moderna scienza del fortificare. A Baldassarre Lanci, comunque, è da attribuire il progetto della fortificazione di quella città, che è sicuramente integrato dal figlio Marino, che collabora col padre nell'opera, per succedergli nella realizzazione dopo la sua morte, e poi da Simone Genga dal 1574, anno della morte di Marino. Tutti questi architetti si trovano a dirigere lavori la cui esecuzione è ostacolata da gravi difficoltà, dovute sia al clima che alla scarsezza di mano d'opera, reperita col sistema delle «comandate», cioè mediante l'obbligo dei contadini di prestare servizio ogni volta che le autorità lo ordinino, a cui naturalmente i contadini tentano di sfuggire, nonostante i pesanti provvedimenti punitivi previsti per gli inadempienti. Altro sistema di reperimento della manodopera è quello di permutare le pene dei rei di delitti comuni inviandoli a prestare la loro opera nella costruzione delle mura di Grosseto, ma anche questo ha modesti risultati: molti di quanti giungono così in città, infatti, ne approfittano per fuggire, altri si ammalano o fingono di ammalarsi. In definitiva l'unico che dà un buon risultato è l'impiego di "buonavoglie", cioè di qualche operaio volontario, dei pastori pistoiesi che in cambio della "commodità del pasco" prestano la loro opera nella costruzione delle mura e di quei "lombardi" che nella stagione invernale affluiscono nel granducato in cerca di lavoro.

Istituto di Storia e di Cultura dell'Arma del Genio. Biblioteca, Armadio B n. 22: "Atlante indicante i possedimenti del Granducato di Toscana", tav. 31. "Veduta della città e fortezza di Grosseto". La "Veduta" è databile al XVII secolo. Nella legenda: A indica il "Profilo del Trinciarone Fatto"; B "Citta e Presidio di Grosseto"; C "Trincierone della Faccia del Baluardo da rifarsi"; D "Baluardo della Vittoria"; E "Muro della Piazza del Forbolino"; F "Piazza del Baluardo de Morti"; G "Piazza fra il Cavaliere e il Trinciarone"; H "Baluardo di S.Lucia"; I "Mastio o Torre del Forbolino"; K "Baluardo di S.Francesco"; L "Baluardo delle Palle"; M "Cavaliere nel Baluardo della Vittoria". Non tutte le lettere della legenda sono riportate nella pianta.

La cronologia relativa all'edificazione dei baluardi è la seguente: delle Palle (Maiano) costruito tra il 1565 e il 1566, di S.Michele (Molino a Vento) terminato nel 1571, dell'Oriolo, o di Porta Mare o di Porta Vecchia (Cavallerizza) edificato nel 1574-75, di S.Francesco (della Rimembranza) risalente al 1576-77, delle Monache (Garibaldi) terminato nel 1557, della Fortezza, dal 1572 al 1593. «La struttura delle fortificazioni era costituita da archi di scarico della grossezza del muro, rafforzati da contrafforti interni collegati tra loro per mezzo di arcate. Gli speroni interni in caso di apertura di brecce nelle muraglie rimanevano in piedi sorreggendo le terre interposte, stipate e ben compresse tra i loro interassi, e costituivano ancora un ostacolo difficile da essere superato. Erano realizzati in muratura mista di pietra e mattoni, e disposti a circa mt 3,50 di interasse. La cortina esterna di rivestimento era formata da mattoni delle dimensioni di cm. 28x5(6)xl5 circa; la parte superiore, inclinata, detta anche - merlone -, offriva una superficie deviante al tiro delle artiglierie; il

muro a scarpa intermedio era posto tra il cordonato superiore e quello inferiore, "a scarpa se ritirerà d'ogni sei misure una nell'opere fabbricate di terra, et in quelle di muro d'ogni cinque una". La muraglia era alta circa braccia 19 1/2, e presentava una larghezza in sommità di circa braccia 2 1/4; intorno alle muraglie del Ridotto e dei bastioni di S.Michele e delle Monache, invece del parapetto, vi era "un piccolo muro fatto a piombo sul cordone, di circa un Braccio d'Altezza e largo d'un mattone e mezzo". Un basamento in pietra costituiva la fondazione, rafforzata da una serie di palificate di legno. Infatti, secondo quanto
prescritto dalla trattatistica: "in prima i fondi da cavare tanto sotto sono che il solido e non denso el posare trovato sia. E se per caso nollo trovassi ch'el terreno di tal natura fusse, siccome in molti luoghi renosi e paludosi, allora debbi ficcare grossi e forti stecchi overo palanche, o d'alno, eschio, rovola, castagno. E infra la loro vacuità che sopr'al terreno avanza di carboni si riempi. E sopra essi di ghiaia e calcina misti i fondi fatti seranno di minuti sassi per altezza di due o di tre piei, dipoi seguire el muro". Il "fianco ritirato" portava tre ordini di fuochi: i due più bassi erano casamattati e ospitavano le batterie dei pezzi traditori, completi degli sfiatatoi per la fuoriuscita dei fumi delle polveri; l'ordine superiore risultava allo scoperto. Tutti i baluardi avevano due piazze basse, incluso quello della Fortezza, ma non il baluardo delle Monache "ai fianchi di

questo essendo delle batterie ciascheduna di due pezzi di cannone rivestite di fascine con piattaforma di tavole". In totale quindi "Vi sono dieci Piazze Basse con suoi sotterranei in voltai. Il musone, o "orecchione", proteggeva il baluardo dai tiri degli attaccanti, secondo il concetto di rendere nascosti alla vista i punti più vitali della difesa, destinati ad entrare in azione al momento di respingere un assalto. "Circa all'altezza, le cannoniere di sotto hanno a essere alte dal piano del fosso braccia otto in nove". Le dieci piazze basse erano recinte di una "muraglia grossa in circa B(racci)a 2, e parte di essa sono lastricate sopra le volte". "Al Bastione d(e)lle Palle per entrare alle piazze basse si passa sotto una volta larga B(racci)a 3 1/3 ed alta B(racci)a 5 quale communica d'una all'altro fianco, ma l'entrata di quelle che i Bastioni di S.Michele e S.Francesco fatta di volte separate. Si scende alle piazze basse del Ridotto per mezzo d'una scala a cordone e vi si passa per due volte separate essendo sopra de i quartieri. Queste volte sono tutte lunghe e larghe come le prime d'un mattone e mezzo di grossezza". Agli angoli fiancheggianri dei bastioni, ed a quelli delle spalle, c'erano due "piattaforme a barbetta" ed a tutti gli orecchioni dei fianchi c'era la stessa piattaforma, per un pezzo di cannone. Dieci cancelli (rastrelli, steccati), introducevano, dal lato interno, ai sotterranei di contromina che, coperti in volta, giravano sotto ai sei bastioni "per dar comodo all'improvvise sortite, che occorressero farsi in tempo, che la Fortezza venisse attaccata". Queste gallerie mettevano in comunicazione i due fianchi opposti dei bastioni, ove si allargavano per formare delle piazze basse a volta con feritorie per spingarde e moschetti; in ciascun sotterraneo era anche una piccola stanza a volta ad uso di deposito di polvere. Il piano dei sotterranei (troniere, o cannoniere) era quindi allo stesso livello del fosso circondario esterno, col quale comunicavano tramite le porte di sortita sopradette. Ventuno "casini da sentinella" erano situati complessivamente sui bastioni (cioè tre sui vertici di ciascun baluardo, ed i restanti su quelli della Fortezza), alcuni coperti a volta, altri "a tetto", con feritoie, pavimento di mattoni e sopra un piccolo campanile a vela completo di campane. Il cammino di ronda, lungo il lato interno del perimetro fortificato (prima del terrapieno), pavimentato a mattoni per una larghezza complessiva variabile da 40 a 60 cm, con "palancati di legno" come parapetti, era completato da alcune garitte di legno; "La grossezza del muro magistrale fa la panchina sulla quale passano le ronde" (M.FORLANI CONTI '89, pp.23-24).

Istituto di Storia e di Cultura dell'Arma del Genio.Biblioteca, Armadio B n. 22, tav.32. Pianta della pianura di Grosseto. Particolare. L'esagono della cinta muraria fra Ombrone e Lago di Castiglioni in una raffigurazione della pianura anteriore alla costruzione del Navigante Nuovo da Castiglione della Pescaia a Grosseto, realizzato nel 1695.

Nella bella pianta seicentesca della pianura di Grosseto con la lettera R è rilevato il "Fosso Barchetti", che dall'Ombrone - là dove sarà realizzato il Ponte Tura - giunge fin sotto Grosseto. È questo il canale fatto scavare da Cosimo I per il trasporto del materiale occorrente alla costruzione delle mura, in particolare delle pietre estratte dalla cava esistente proprio al suo inizio. Il Fosso Barchetti consente di ottenere notevoli risparmi nei costi di trasporto, e poiché spesso le torbide dell'Ombrone ne provocano l'intasamento, vi è frequentemente la necessità di reperire numerosa manodopera da impiegare per giorni nella sua ripulitura. Nel 1676 il Gherardini, Auditore Generale di Siena, nella sua Visita fatta nell'anno 1676... fatta in Grosseto, annota (c.187) a proposito della città: «Questa città di Grosseto come frontiera agli stati del rè di Spagna, così anco è riguardato ad uso di fortezza, essendo tutta cinta di mura di fabbrica moderna in assai buono stato, e tutte terrapienate con cinque baluardi, et il suo fosso intorno, non però molto profondo» Il Gherardini, evidentemente, non considera la fortezza come un baluardo. Il numero dei soldati di stanza nella città assomma a 103 soldati per la sorveglianza delle mura e della fortezza, e 14 bombardieri, di cui 6 in città, 6 in fortezza e due alla Torre della Trappola. Altri 51 soldati risiedono nel Cassero inglobato nella fortezza, sotto gli ordini del castellano.