Nel 1576 il visitatore apostolico Francesco Bossi visitò il convento di S.Chiara a Grosseto. L'edificio, in realtà, nella documentazione grossetana dell'epoca è conosciuto col nome di Monastero dell'Annunziata, per esser stato sede di un monastero benedettino femminile fino oltre la metà del secolo XIII, per poi essere abbandonato verso il 1270, e scelto nel secolo XV per abitazione da alcune terziarie francescane grossetane che, lasciate le case paterne, sebbene non canonicamente riconosciute qui vissero secondo la regola di Santa Chiara. Il complesso monastico è scomparso, demolito per la costruzione delle mura medicee, in particolare del baluardo a lungo chiamato, appunto, «delle Monache». Le clarisse si trasferirono in un'abitazione provvisoria, in attesa che fosse completato l'edificio del loro nuovo convento, ancora esistente. Tutto ciò proprio l'anno successivo a quello della visita effettuata dal vescovo perugino, che infatti nota, nell'orto del monastero, una pertica infissa

Archivio Segreto Vaticano Congr. Concilii, Visite Ap. Vol.119, (anno 1576), c.35: «Perlustrauit totum Monasterium quod est exiguum, et adiacet muris Ciuitatis et aggeri, seu Beluardo, quod in presentia construitur, et propediem diruendum erit Monasterium cum maxime in eius Horto erecta sit longa antemna, seu pertica, que demonstrat aggerem eo usque extendendum esse.. »

nel suolo a segnare il punto cui sarebbe giunta la costruzione del baluardo. L'informazione fornita dal visitatore apostolico è assai preziosa della localizzazione dell'antica abbazia femminile nel quadro della topografia medievale di Grosseto: conferma, infatti, che questa si trovava nell'area oggi prospiciente il Iato sud del Teatro degli Industri, in prossimità di S.Michele, la chiesa del monastero, e delle mura cittadine. Una tale localizzazione al limite dell'area urbanizzata della città medievale è perfettamente coerente ai criteri che ispiravano la costruzione dei monasteri femminili fin dall'età longobarda, per cui furono quasi sempre collocati nell'immediato suburbio. Del monastero riferisce A. CAPPELLI, Castelli,Monasteri e chiese già esistenti nel territorio
grossetano, Grosseto 1910: «Le monache benedettine fino da tempo antichissimo ebbero in Grosseto un fiorente monastero alla dipendenza di quello celebre senese dedicato alla SS.Trinità e a S. Ambrogio, detto di Montecellesi sulla via fiorentina a circa tre chilometri di distanza da Siena presso Fontebecci. Il monastero di Grosseto s'intitolava da S.Angelo ovvero dalla SS. Annunziata, e quivi vivevano in comune le suore seguendo la regola dei cistercensi...».  Nel quadro della contrattazione che dal 1179 vede impegnati il vescovo di Grosseto Martino ed i conti Aldobrandeschi per una permuta territoriale, che poi con ebbe effetto, le monache chiesero ed ottennero dal papa Alessandro III nel 1181 che il conte Aldobrandino cedesse loro un luogo adatto per costruire il convento di S. Angelo nella nuova Grosseto a Monte Curliano. Nel 1260 il monastero subì gravi danni dall’esercito senese portatosi a Grosseto tra il gennaio e febbraio per sedare la ribellione dei suoi cittadini, danni che la repubblica senese decise ben presto di risarcire. Nondimeno le monache abbandonarono il monastero prima del 1270, allorché risultano ritirate in Siena, andando ad abitare nella cura di Santa Margherita a Porta Tufi, e di qui passare nel convento dedicato alla medesima Santa in Castelvecchio. Il convento dell'Annunziata sembra rimanga a lungo disabitato e solo nel secolo XV si ha la notizia di alcune terziarie francescane grossetane che scelsero per abitazione l'antica sede delle benedettine per condurvi vita comune la regola di Santa Chiara. Difatti nel 1420 dagli statuti del Comune di Grosseto fu prevista l'offerta da darsi ogni anno all'oratorio delle suore di S. Chiara il 25 marzo festa dell'Annunziata, e disposto che quelle suore le quali non avessero ritirato dalle proprie case e famiglie quanto di diritto loro competeva potessero costringere i parenti a somministrare ciò che richiedevano. Nel 1479 il convento dell'Annunziata era abbandonato, e i frati osservanti della Nave presso Montorsaio ne fecero richiesta alla Santa Sede per ottenerlo come abitazione, essendo per loro vantaggioso possederlo per la questua e la predicazione. Papa Sisto IV dette incarico a Pietro da Montepescali, canonico grossetano, di esaminare la richiesta, considerato che nel monastero si trovava una sola claustrale e per di più non sana di mente e di un ordine non riconosciuto dall'autorità ecclesiastica. «I frati osservanti non poterono venire in possesso di quel monastero, ma bensì di una cappellina dedicata ad una miracolosa immagine di Maria ad un miglio da Grosseto verso l'anno 1482, il possesso della quale non altro fu che il principio del convento di S. Maria alle Capanne ossia della Grancia dell'Ospedale di S. Maria della Scala di Siena. Il non conseguito effetto dai frati osservanti deve riconnettere agli atti del Proposto della Cattedrale messer Giacomo Niccolai, il quale, considerate le condizioni economiche meschinissime degli otto cononici della stessa Cattedrale, aveva chiesto alla S. Sede di unire ed incorporare alla Massa capitolare il convento dell'Annunziata, privo allora di monache, con tutti i beni e redditi insieme colle decime che esso Proposto ‘de jure’ ritraeva, formandosi le distribuzioni ‘inter canonicos presentes’. Infattti con benigno rescritto del 2 maggio 1479 diretto al vescovo di Grosseto ed al vicario dell' arcivescovo di Siena, il Pontefice Sisto IV concesse il possesso del detto monastero al Capitolo di Grosseto provvedendo altresì "quod dictum monasterium ad profanos usus
nullatenus redigatur sed in illius ecclesia aliquando deserviatur in divinis". Alcuni anni appresso risvegliatosi il sentimento francescano fra le cittadine grossetane, e d'altra parte per ingiunzione pontificia non potendosi adibire a scopi profani il convento dell' Annunziata, venne questo concesso alle monache del terzo ordine di San Francesco legittimamente riconosciute e che col nome di Mantellate abitavano in Siena. Né fu estranea a questi maneggi la Comunità che desiderosa di favorire la pia volontà dei devoti di S. Francesco nell'avere dentro le mura della città un monastero di suore venne a transazione in quel tempo con il Capitolo della Cattedrale rappresentato dal Proposto Niccolai. Questi portatosi in Consiglio chiese ai Priori un compenso per la cessione a beneplacito del Comune, del monastero dell'Annunziata già unito ai proventi capitolari. I Priori obbligarono, come patroni, l’Opera della Cattedrale ad otto moggia di frumento cioè alla distribuzione di un moggio per ognuno degli otto canonici a condizione che ritornando il

monastero in possesso del Capitolo, il Comune, ossia l'Opera, dovesse essere sgravata della detta prestazione. Ebbe il Comune sempre speciale protezione di queste monache: nominava i santesi che soprintendessero al monastero e in ogni evenienza portava la sua opera autrevole... Rimasero le clarisse nell'ex-convento dell'Annunziata fino a che dal Granduca Francesco I de' Medici fu decretata la costruzione delle mura e così venne raso al suolo questo convento, dovendosi in quella località includersi un nuovo bastione che appunto dalle monache si denominò» ( Ivi, pp.28-29).