Dalla documentazione del XVII secolo si apprende dell'esistenza in Grosseto di una via chiamata "del Ghetto", documentata ancora con questo nome fino al secolo XIX (Pianta di Grosseto del 'Catasto Leopoldino'). Non vi sono, per questa città, altri documenti che vi attestino una cospicua presenza di ebrei, ma certo il fatto che una sua via avesse il nome caratteristico ovunque a quell'area cittadina ove era il loro insediamento, fa supporre che anche in Grosseto nel '600 vi fosse una presenza ebraica di una certa consistenza. Probabilmente anche qui, certo in misura assai inferiore, si fecero sentire gli effetti delle vicende che determinarono il formarsi della numerosa comunità ebraica di Pitigliano. Riferisce Francesco Anichini, nella sua Storia ecclesiastica della Città e Diocesi di Grosseto, I, 1751, c. 174: «Il 1634 fu preteso dal convento (di S. Francesco di Grosseto) che nella casa venduta al Signor Mario Rampini dal Nob, Sig. Domenico Cittadini del ...senese, posta in via del Ghetto Contrada di S. Giorgio vi sia una perpetua di lire 14 l’anno a favore dei Padri e coll’obbligo ai medesimi di due uffizi l’anno. La qual casa apparteneva già a Iacomo Panuchio di Siena e Donna Domenica vedova lasciata dal medesimo nel suo testamento dal 10 maggio 1625 rogito da Ser Ricciardo Golzi notaro, aggravò i suoi eredi di un tal peso colle caducità a detti padri non adempiendo, nel qual testamento si descrive situata di rimpetto all’Osteria di S.Giorgio...».

Quanto riferito dal documento, oltre a fornire l'indicazione che la Via del Ghetto si trovava nella parte meridionale della città, quella che dalla fine del Duecento faceva parte dell'organizzazione amministrativa cittadina come Terzo di S.Giorgio, fa intendere che edifici presenti nel "Ghetto", anche nel caso questo fosse prevalentemente abitato da ebrei, non necessariamente appartenevano a membri di quella collettività, ma anche ad istituzioni religiose ed a cittadini grossetani di religione cristiana. Una donazione del 1664 all'Ospedale di S. Maria della Scala di Grosseto (Archivio di Stato di Siena. Ospedale di S. Maria della Scala n. 1407, c. 13) riguarda «due casaglie poste in Grosseto in contrada del Ghetto attaccate insieme confinando le logge di Piazza». Il documento, dunque, con precisione indica ove abbia inizio la via, ovvero indica come il luogo sia quello in cui oggi inizia la Via Ricasoli che, appunto, da  Piazza  Dante  conduce a Porta Vec-

Archivio di Stato di Frenze, Scrittoio delle Fortezze e Fabbriche Granducali, Filza 550, " Lavori nella Piazza Principale di Grosseto", inserto n.4, Relazione del Warren. 1749, Particolare. La via che inizia all'angolo dei portici del lato meridionale della piazza, e dunque l'odierna Via Ricasoli, è rilevata come "Rue du Guetto".

chia. Leggendo quanto scrive nella sua Relazione... Jacopo Boldrini nel 1760 (J. BOLDRINI 1760, p.175) è addirittura possibile individuare esattamente le «due casaglie» di cui tratta la carta del 1664, ancora oggi esistenti: «iscrizioni in marmo, senza millesimo, sono nella Piazza, una al canto delle prigioni, l'altra al canto del macello, ed una terza, simile è in via del Ghetto presso l'imboccatura della Piazza medesima, le quali tutte corrispondono a tre terzi, ne' quali fu divisa la Città dal Maestrato de’ Fossi, e in sostanza prescrivono quei determinati giorni della settimana, ne' quali deve passare pel respettivo Terzo la Caretta del detto Maestrato per levare l'immondizia delle Strade». La lapide di Via del Ghetto è ancora oggi murata dove la vide il Boldrini, ovvero nel muro dell'edificio all'angolo fra Via Ricasoli ed il loggiato meridionale della piazza. Ancora dall'Anichini (Storia Ecclesiastica..."Ricordo della visita del Sovrano a Grosseto effettuata nel 1745 Ottobre 8", cc.53v-54) conferma la localizzazione della via: «Il maggior diletto al giudizio degli spettatori era recato dalla vaga disposizione dei lumi ordinati nella nostra piazza. La quale, formando un poligono di figura esagonica irregolare ed avendo la sua principale entrata e ingresso dall'unica porta della città detta la Porta Cittadina, da cui per la Strada del Ghetto si viene nella medesima, in maniera che giunti vicino al termine di tale strada a sinistra vi è un loggiato di trentadue Archi...».

Torna su