Il Pozzo della Bufala
 

Il pozzo, sulla diagonale del chiostro, è al di sopra di una grande cisterna, quella ove cadde la bufala, cui si può accedere dal sotterraneo della ‘Sala Friuli’

«Pozzo del primo chiostro del Convento di S.Francesco chiamato volgarmente della bufala, la qual denominazione per quello che ho inteso dire dai vecchi di Grosseto che ci avevano la tradizione dai propri antenati, la prendesse in occasione che una bufala che conducevasi a macellare pella mala carne allo scorticatoio, allacciata, nel passare che faceva dirimpetto la Porta, le riuscì strappare la fune e pigliato l'abbrivio della stessa Porta entrò dentro la città girando la medesima in più bande con cani dietro. Finalmente entrata in detto chiostro dov'era fatto lo scavo per detta cisterna vi precipitò dentro e morì. Fu perfezionato detto pozzo il 1590 e dal volgo per simile accidente fu cominciato Ia chiamarsi il pozzo della bufala e dalla medesima continua ancora a denominarsi».
Così Francesco Anichini riferisce, nel 1751, il curioso episodio che ha determinato la tradizionale denominazione data al pozzo del chiostro che è rimasto, dei due che aveva il convento. La costruzione del pozzo avviene, assieme a quello della fortezza, nel quadro degli interventi di Ferdinando I dei Medici tesi a migliorare le condizioni di vita in Grosseto, dove nel 1587 ormai non rimaneva funzionante che il "pozzo dello Spedale". E lo scavo della grande

cisterna e del pozzo determina importanti modificazioni nel chiostro, così valutate dall'architetto Porciatti: «L'area centrale che doveva essere nel medio evo un semplice pratello erboso, venne nel 1590 lastricata e rialzata a padiglione con guide di travertini

Archivio Vescovile di Grosseto. Ms. 1723. F.ANICHINI, Storia ecclesiastica della Città e Diocesi di Grosseto, I, ms. 1751, c.278.

sul gusto dell'epoca e vi fu al centro eretto il pozzo: opera grandiosa ed elegante collocata bizzarramente sulla diagonale in modo gradevolissimo e pittoresco. Ma il rialzamento della platea portò per natural conseguenza quello degli ambulatori quello del sedile perimetrale e quindi l'accorciamento delle colonne e il dissesto delle proporzioni generali.

 

La vecchia cimasa del sedile fatta a mattoni per sosta si trova a circa quaranta centimetri sotto quella attuale ed è ancora visibile in modo da non lasciar dubbio a persona...» (L.PORCIATTI, Chiostro di S.Francesco, in "Ombrone" anno XXIX n.46. Da A.CAPPELLI '10, p.25). Un'iscrizione sull'architrave sorretto dalle due colonne in travertino ricorda come la realizzazione dell'opera sia dovuta

al volere del granduca Ferdinando I, che ne affidò l'esecuzione all'ospedale fiorentino "degli Innocenti", «conforme costa dal Geroglifico inciso in due volte nella gola di detto Pozzo, rappresentante il Bambino in fasce che vi si vede» (Archivio Vescovile di Grosseto. Ms. 1723. F.ANICHINI, Storia ecclesiastica della Città e Diocesi di Grosseto, I, ms. 1751, c.170v).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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