Il Portico del chiostro
 

Le colonne ottagonali in laterizio, originariamente rivestite di stucco, secondo il Porciatti dovrebbero aver sostituito, probabilmente alla fine del XVI secolo, quelle medievali realizzate in legno.

L'architetto grossetano Lorenzo Porciatti dal 1900 curò il restauro della chiesa del convento adottando criteri di recupero dei caratteri originari, ma già da anni egli aveva studiato il complesso conventuale, ed al portico del chiostro, di cui recentemente è stato effettuato anche il restauro delle travature, dedicò una particolare attenzione, formulando una propria ipotesi alle tecniche adottata così nella sua costruzione, come nei rifacimenti del colonnato. Questi si sarebbero succeduti in ragione del deperimento del legno col quale sarebbero state realizzate originariamente le colonne, della realizzazione della pavimentazione del chiostro in occasione della costruzione del pozzo e poi per la ricostruzione del portico sul lato dei granai. Riferendosi allo stato cui si trova ormai il chiostro alla fine dell'Ottocento, l'architetto così scrive: «Contornato dalle severe muraglie della Chiesa e del Convento, spogliato in gran parte dei suoi elementi decorativi, alterato nelle proporzioni,

abbandonato e cadente, invaso dal musco e dalle altre vegetazioni parassite, il chiostro malinconico e solitario conserva ancora un aspetto caratteristico e coi suoi eleganti e leggiadri frammenti sparsi qua e là, quasi ultima protesta di vitalità, risvegliava nel visitatore quell'intimo senso di pietà che si prova all'aspetto delle belle cose morenti. Colpito dalla bellezza di questi esemplari io presi, or sono circa dieci anni, un esatto rilievo su misura di quelle ingegnose combinazioni di puntoncelli e di mensole ed ebbi agio di osservare che quei caratteristici frammenti erano stati in tempi non lontani spostati e rimontati alla meglio, ma niuno degli elementi costituenti l'opera mancava e con poca o niuna fatica io mi potei ricostruire l'ingegnoso organismo diI quella singolre tettoia tutta in legno di quercia intagliato in modo vigoroso e rude ma pieno di slile.

 

Frammenti di affreschi sulle pareti del chiostro, sotto il porticato sul lato della chiesa e dell'edificio del convento.

Molti dubbi mi nacquero invece sulla forma primitiva dei sostegni verticali della tettoia. Un taglio a incastro rettangolare, praticato nei mensoloni che insistevano sui capitelli delle colonne mi fecero supporre che queste fossero originariamente di legno, cosa rarissima a vedersi oggi, ma assai comune a quei tempi. Nei nostri climi non può certo assegnarsi alle opere esterne di legname una troppo lunga durata e le colonne di legno dei portici medioevali sono quasi dovunque sparite e sostituite da sostegni di materiali.
 
Ma le memorie scritte e più di tutto le pitture dei giottescbi e dei quattrocentisti possono per noi avere il valore degli esemplari perduti che del resto abbondano ancora nei paesi settentrionali. Le colonne dei due lati rovinati o demoliti erano varie di forma e di misura: sviluppate sul tondo sul quadro sull'esagono e sull'ottagono e non eseguite con materiali di speciale modello come quelle dei due 

lati rimasti, ma con semplici e rozzi mattoni tagliati a martello. Portavano basi e capitelli malamente arieggianti il classico e tutti chiaramente attestavano una costruzione abbastanza recente. Quanto alle colonne ottagone che erano pur sempre in numero prevalente può trovarsi la ragionedella lor forma in un rispetto alla tradizione e nel ragionevole intento di mettere i nuovi sostegni in armonia coi più antichi. Quando non si voglia ammettere la mia ipotesi delle colonne di legno mi si consentirà almeno che quelle soltanto dei lati rimasti conservano un carattere antico per la forma e per la materia e concordando colla mia ipotesi che furon queste le prime colonne di materiale che sostituirono quelle di legno corrose dal tempo. Sono dette colonne tutte di identica forrna e misura, ottgonali e quasi eccessivamente sottili. Vennero in un tempo non remoto picchiate a martello e vestite di stucco, e il peggio toccò ai capitelli che dovevano essere semplicissimi e di una sola assisa di mattoni: oggi son tutti spezzati» (L.PORCIATTI, Chiostro di S.Francesco, in "Ombrone" anno XXIX n.46. Da A.CAPPELLI '10, p.25).

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