Il convento nei secoli XVII e XVIII
 

Archivio di Stato di Siena, Conventi 491. ‘Cabreo di S.Francesco di Grosseto, 1723. Prospetto anteriore della chiesa di S.Francesco'. L’area antistante il convento e la chiesa, detta la Piazza San Francesco, era in realtà un grande prato, anticamente un cimitero, la cui superficie comprendeva quella occupata dalle costruzioni oggi esistenti nelle vie Andrea da Grosseto e Montebello, com'è chiaramente visibile nelle piante settecentesche del periodo dei lavori diretti dal Warren e nel dipinto di Ilario Casolani, raffigurante Grosseto nel 1630, ai piedi della Madonna e dei Santi Protettori.

La documentazione relativa al '600 attesta che in quel secolo il convento di S.Francesco è destinatario di numerose donazioni e di lasciti testamentari che ne arricchiscono notevolmente il patrimonio, la cui consistenza è meticolosamente illustrata nel "Cabreo" del 1723, ove di ogni bene è specificata la provenienza. Le risorse acquisite grazie alla generosità dei grossetani consentono ai frati, nel XVII secolo, di arricchire la chiesa conventuale di nuovi altari e di costruirne il campanile, ed anche di effettuare lavori nel convento, come quelli del 1601 con cui sono realizzate le stanze ‘dei superiori’ sopra la sagrestia. Nonostante il convento goda di una certa floridezza economico, nondimeno anche in esso si fanno sentire le drammatiche condizioni ambientali che deprimono la città nella seconda metà del XVII secolo: l'Auditore Generale dello Stato senese, Bartolomeo Gherardini, nella sua visita in Grosseto del 1676 trova nel convento soltanto sei frati, di cui due laici. Verso la fine del secolo l'ospitalità che questo offre nel chiostro alla Compagnia di S.Gherardo determina un motivo di aspra controversia fra i francescani ed i parroci grossetani in materia di giurisdizione ecclesiastica sulla Compagnia stessa, ovvero sui diritti relativi alla sepoltura dei defunti. Una soluzione di compromesso è trovata dal vescovo nel 1711, ma ciò non impedisce che le liti continuino fino al 1766, ovvero fino alla disposizione con la quale il granduca di Toscana Pietro Leopoldo dispone che i cimiteri siano costruiti fuori dei centri abitati. «Il 20 febbraio 1697 (Archivio di Stato di Grosseto. Comune di Grosseto. Preunitario, n° 7, c. 149v) "radunati, li magnifici priori rappresentanti, intese le istanze di più cittadini che vorrebbero un'entrata di scudi venti l'anno per impiegarla in mantenimento d'un teatro in cui si potessero non solo recitarsi comedie, ma ancho istruirsi la gioventù con qualche migliore letteratura introducendovi l'academia...". Il locale dove approntare il palco e le scene fu individuato in uno dei magazzini adibiti a granaio del convento di San Francesco. Il teatro, di cui non conosciamo ad oggi la data di inaugurazione, era certamente in esercizio nel 1700. Quell'anno infatti, poiché nel locale trasformato in teatro si apriva l'unico ingresso ai granai, il padre guardiano chiese al cancelliere della comunità
di prendere a pigione non solo il magazzino dove sono le scene et il palco, ma anche tutti gli altri locali, perché inutilizzabili e quindi non in grado di garantire "quell'entrate che dovrebbero"» (M.INNOCENTI, Il Teatro...'98, p.10). Il teatro cittadino rimane nei granai di S.Francesco fino al 1780; pochi anni dopo il convento non sembra godere di buona fama a causa dei pochi frati che vi sono rimasti, e dal governo granducale viene considerata inutile la sua spravvivenza: «Vi è un convento di S.Francesco di 4 minori conventuali, che fanno i mercanti, gaudenti, oziosi e vagabondi, non vi stanno mai, e fra l'altri un padre Lenzi il quale è molto protetto dal vescovo che ha promesso di farli avere un canonicato, il che non va approvato. Non vi è seminario e solo vi sono 2 posti in quello di Siena per chierici della diocesi; si sta male a curati, nessuno fa nulla e i preti sono tutti ignoranti:

Museo Diocesano d'Arte Sacra. Ilario Casolani. Madonna col Bambino in gloria e i Santi Cipriano, Sebastiano, Lorenzo e Rocco, 1630. Particolare relativo all'area del convento di S.Francesco nella vista della città di Grosseto.

anderebbe pensato seriamente a stabilirvelo, ma mancano assegnamenti e luogo, che si potrebbero cavare dall'inutile convento di S. Francesco provvedendo però alla statatura, perché allora nissuno rimane in paese per la prosecuzione delli studi. La chiesa di S. Francesco è anche cura militare e per questo è intieramente inutile, va soppressa ed unita a quella del duomo» (P.L.D’ASBURGO LORENA, Relazioni... 1787 in A.SALVESTRINI '74 , pp.525-528) . Dopo le vicende relative al periodo della dominazione francese, con la soppressione degli ordini monastici, il convento «è destinato ora di annesso per convalescenti al contiguo spedale; la sua vasta chiesa serve all'occorrenza di Cattedrale, e talvolta di sala per infermi» (A.ZUCCAGNI ORLANDINI 1832, Tavola XVIII). In seguito, fino al 1930, gli edifici del convento furono adibiti a vari usi civili.
Archivio di Stato di Firenze. Regie Fabbriche f. 550, c. non num. [1755]. "Pianta dei lavori nuovi fatti fuori e dentro della Porta nuova di Grosseto l'Anno 1755" Disegno ad acquarello non firmato, attribuibile al Warren, in cui , in prossimità del Baluardo di S.Francesco, appare il complesso conventuale che si affaccia sul grande "Prato di S.Francesco" verso il quale guardano anche la parte absidale di S.Pietro, il lato settentrionale della chiesa dei SS.Lodovico e Gherardo ed il muro dell'orto del convento di S.Chiara. In prossimità di quello di S.Francesco sono gli edifici dell'Ospedale della Misericordia.

 

 

 

 

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