I chiostri
 

Archivio di Stato di Firenze. Regie Fabbriche f. 550, c. non num. [1755] Disegno attribuibile al Warren, "Pianta dei lavori nuovi fatti fuori e dentro della Porta nuova di Grosseto l'Anno 1755". Particolare dell'area del convento di S.Francesco.

La testimonianza più antica su come fosse in passato il chiostro del convento di S.Francesco è del 1576, e ci è data dal visitatore apostolico Francesco Bossi. In verità le informazioni fornite dal vescovo perugino non sono molte, ma certo sono preziose se messe in relazione con quelle che vengono da documentazione successiva, in particolare dalle piante settecentesche relative a Grosseto, realizzate nel periodo in cui il colonnello Warren, Direttore Generale delle Fortificazioni in Toscana, ebbe incarichi riguardanti la città. In quelle piante il convento figura avere due chiostri, ambedue col portico ed ognuno con un proprio pozzo.

 

Quello del chiostro inferiore è il "Pozzo della Bufala", realizzato nel 1590, e dunque successivamente alla "Visita Bossi" (Archivio Segreto Vaticano, Congr. Concilii, Visite Ap. Vol.119, c.34v. 1576 Febbraio 17), in cui è infatti riferito soltanto dell'altro, quello del chiostro superiore. Oggi quest'ultimo è scompar-

Archivio di Stato di Firenze. Segreteria di Gabinetto f. 695, c. 88. "Raccolta di piante delle principali città e fortezze del Granducato di Toscana, levate d'ordine di Sua Maestà Imperiale sotto la direzione del Signor Odoardo Warren, Colonnello del Battaglione di Artiglieria e Direttore Generale delle Fortificazioni in Toscana". Pianta della città di Grosseto disegnata dall'ingegnere Andrea Dolcini nel 1749. Particolare dell'area del convento di S.Francesco e del baluardo che ne prende il nome.

so, mentre il recentissimo restauro di quello inferiore è stato effettuato su un chiostro già reso assai diverso dall'originale dalla ristrutturazione di fine XVI secolo, allorché il praticello dell’area venne lastricato attorno al pozzo fatto costruire da Ferdinando I de’ Medici. Notando il visitatore come «In secundo claustro Monasterii adest puteus», è confermata la presenza di due chiostri nel convento già prima della riorganizzazione dei suoi spazi, conseguente alla "mutilazione" del 1580.

Al pozzo «contiguum est ostium coquinae et Refectorii Fratrum, et ad dictum puteum accedunt Mulieres ad hauriendam aquam contra Ciuitatis Decretum, et exinde nonnumquam aliquod scandalum exortum esse perhibetur». Il chiostro superiore è dunque fuori della clausura, ed evidentemente dà su questo l'entrata al complesso conventuale, visto che al suo pozzo hanno accesso le donne grossetane per attingere l'acqua. Pertanto la ricostruzione ipotizzata dal Cappelli sembra corrispondere anche all'aspetto che l'area dei chiostri dovrebbe avere quantomeno nel '400: «In una superficie di terreno che come un gran quadrilatero rimaneva circoscritto in due lati corrispondenti dall'ala destra della Chiesa e dal fabbricato del Convento per tutta la sua lunghezza,

«La chiesa, il primo chiostro e parte di terreno attorno alla chiesa servivano all'opportunità di tumulazione privilegiata...Fra la epigrafi mortuarie antiche che e!istevano nelle pareti del primo chiostro, e delle quali solamente tre ne furono salvate dalla mano vandalica e fatte murare in chiesa nella parete prospettica, apparisce quella che additava il sepolcro della gentil donna Margherita moglie di Guerra di Guccio dei Forteguerri, visuta nella prima metà del secolo XIV. Nel chiostro erano pure i sepolcri dei mestieranti ed artigiani della città, come appariva dalle insegne della loro professione murate nelle pareti, remosse e barbaramente distrutte nel secolo passato» (A.CAPPELLI '10, p.21).

erano i due chiostri, divisi tra loro da una piazzetta, dalla quale si accedeva al Convento. Questa piazzetta, sebbene chiusa dal muro esterno lungo il quale più tardi furono costruiti i vari magazzini da grano nell'attuale via Andrea Bento, muro che dallo spigolo della facciata della chiesa si allungava parallelo al Convento per tutta la sua lunghezza fino a trovare l'altro muro che ad angolo retto recingeva il Convento stesso dalla parte di tramontana, era fuori della clausura» (A.CAPPELLI '10, p.24). Il ridimensionamento dell'area occupata dal convento causata dalla costruzione delle MuraMedicee impone la riorganizzazione dei suoi spazi, e ciò determina in tempi successivi la radicale modificazione dell'area dei chiostri. Questi vengono ancor più nettamente separati con l’edificazione di magazzini in parallelo al lato destro della chiesa, e quella dei granai realizzati fra la fine del secolo XVII ed i primi anni del '700 determina che a limite sul lato occidentale vi sia, in luogo del muro già esistente, un lungo e massiccio edificio, in luogo del quale sono oggi i moderni locali della ‘Fondazione Giuseppe Friuli’. I depositi del grano vengono tutti chiamati col nome di un santo (S.Rosa, S.Antonio, Carmine, Concezione, S.Giovanni, S.Francesco e S.Chiara), la cui effige in terra cotta era posta sopra le rispettive porte, anch'esse al riparo del grande portico. Uno di questi granai, quello di Santa Chiara, fu dato in affitto alla Comunità come teatro, e nel 1805 servì da alloggio per le truppe francesi di passaggio per Grosseto. L'edificio più antico che si affaccia sul chiostro è, dunque, quello ancor oggi residenza dei frati, in cui, visto dal vescovo Bossi nel 1576 all'altezza del pozzo del chiostro superiore, era l'«ostium coquinae et Refectorii Fratrum», ed ancora al piano terreno erano la foresteria, le officine e i ‘bocatai’, i magazzini e le rimesse. Fino al suo trasferimento nella chiesa dei SS.Lodovico e Gherardo, l'edificio ospita anche la Compagnia di S.Gherardo, l'antica congregazione dei "Penitenti" o "Frustati", detta "dei Bigi", ed il chiostro è utilizzato come luogo di sepoltura, provocando questo una disputa fra i frati ed i parroci grossetani dal 1685, conclusa soltanto nel 1711 in forza di un decreto vescovile.

 

 

 

 

 

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