Archivio di Stato di Siena, Conventi 491. ‘Cabreo di S.Francesco di Grosseto, 1723. Prospetto anteriore della chiesa di S.Francesco'. Particolare. L'edificio in primo piano è quello dei magazzini del grano realizzati nel '700, lungo la linea del muro che - assieme a resti di antichi edifici, come quello di cui è documentata la demolizione nel 1704 - recingeva su questo lato i chiostri del convento, ed in cui era la porta d'accesso. La scalinata fu realizzata allorché il locale cui conduce fu adattato a teatro cittadino.

«Coenobium Grosseti sub sancti Francisci aetate, fratribus concessum a monachis benedectinis et ab ipsis derelictum propter aeris intemperiem….Primus loci guardianus vocabatur frater Ronconius et ecclesia titularem habebat sanctum Fortunatum martyrem, cuius festum celebratur die XV octobris». Con queste parole il Padre Luca Wadingo, annalista dei Frati Minori del XVIII secolo, accoglie una tradizione secondo la quale i francescani, già poco dopo il 1220, avrebbero occupato in Grosseto gli edifici abbandonati di un monastero benedettino dedicato a S.Fortunato. L’Ordine avrebbe, dunque, ben presto un suo convento nella città maremmana, addirittura forse fin da prima della morte di S.Francesco. La prima attestazione certa della presenza francescana in Grosseto con un convento è, comunque, del 1233, in una carta proveniente dall’archivio dell’abbazia amiatina di S.Salvatore, che attesta in quell’anno l'esistenza in città della «contrada loci fratrum minorum», che ha certo il proprio nome dalla presenza del complesso conventuale nello stesso luogo in cui è oggi, accanto alla chiesa di S.Francesco. Testimonianze che confermerebbero l'utilizzazione dell'edificio già del monastero di S.Fortunato e della sua chiesa come locus fratrum minorum sono, verosimilmente, quelle di cui riferisce l’Anichini nel 1751 a cc.170v-171 della sua Storia ecclesiastica della Città e Diocesi di Grosseto: «il 1704 in congiuntura, che i Padri pensarono di ridurre a magazzino una stanza diruta, cosi da Loro creduta, che è la prima a sinistra all'entrata del primo chiostro, ora da loro inteso pel Granaio di S.Rosa,

in levando le macerie, che vi erano si scuoprì una nicchia nel muro ove stava collocata certa antica statua di legno rappresentante un Santo Monaco, fin di quel tempo situata in un angolo di detto chiostro, una mensa da Altare di Pietra rotta in più pezzi, ed una Sepoltura, poi ripiena di terra...; ed il 1724 in congiuntura d'esser caduto il tetto della penultima stanza da quella banda verso il Baluardo di S.Francesco, e volendosi riattare anche questa ad uso di magazzino, vi si trovò un Cenacolo dipinto rozzamente. Lo che fece credere, che ivi stasse il Refettorio dell'antichi PP.Benedettini».
 
In ciò che rimaneva degli edifici del complesso monastico di S.Fortunato, al momento della loro venuta a Grosseto i francescani, secondo la tradizione, realizzano anche un ricovero per gli infermi, che dal nome del fondatore fu chiamato Ospedale di fra Roncone. Questo contribuisce certo a creare uno stretto legame fra i frati e la città, alla quale danno lustro con la presenza nel convento di quell’Andrea da Grosseto che nel 1268 volgarizzava in Parigi i Trattati morali di Albertano da Brescia, esempio illustre della primitiva prosa italiana. I religiosi alla fine del XIII secolo possono intraprendere la costruzione della nuova chiesa intitolata a S.Francesco, in luogo dell'antica ancora dedicata a S.Fortunato, avvalendosi delle rendite del patrimonio che il convento ha potuto costituirsi grazie alle donazioni e lasciti testamentari, così di cittadini grossetani come di personaggi assai importanti appartenenti alla nobiltà maremmana, come quelli del 1284 del conte aldobrandesco Ildebrandino il Rosso e del 1322 di Nello Pannocchieschi. Quanto siano stretti i rapporti fra il convento e la città è chiaramente attestato nello Statuto del comune di Grosseto del 1421, in cui, oltre alla previsione di speciali oblazioni del comune a favore del convento - in particolare per il vitto ed il vestiario dei frati -, è stabilito che «Privilegia et instrumenta comunis Grosseti in quadam capsa seu scrineo conservetur in sacrestia Fratruum Minorum convenctus Grosseti». È di assoluta importanza, inoltre, nei rapporti fra città e convento, l'attività dell'ospedale dei frati, che, iniziata assieme alla loro presenza in Grosseto, costituirà la base sulla quale verrà realizzata la più importante istituzione ospedaliera cittadina. «Nel secolo XIV dall'Opera della Cattedrale ovvero dalla Comunità che dell' Opera ebbe il patronato, si eresse con parte dei beni dell’ antico ospedale francescano un nuovo ospedale che si conobbe col nome di ‘0spedale nuovo della Misericordia’ o anche ‘Spedaletto della Comunità’ per distinguerlo dall'altro di S.Giovanni che era alla dipendenza della casa di S.Maria della Misericordia di Siena e sotto la quale stette fino a che non fu ceduto con tutti i suoi beni allo spedale di S.Maria della Scala di detta città. Rimasero ai francescani vari diritti che ci fanno conoscere come l'ospedale nuovo di Grosseto fosse subentrato al possesso di vari loro beni. Difatti dopo una vertenza condotta per vari anni fu sentenziato dal vescovo di Grosseto Iacopo de' Tolomei, minore conventuale di San Francesco, che i padri di questo convento dovevano ricevere annualmente dallo Spedale nuovo della Misericordia una prestazione di 15 barili di vino ed una certa quantità di cera, come loro spettavasi in vigore di pubblico istrumento.
 
Nel 1400 i frati di S.Francesco approvarono l'elezione fatta dalla Comunità dei ministri dello spedale…Tale atto ci dimostra come lo Spedale nuovo della Misericordia di Grosseto era rimasto fino a questi tempi sotto il patronato dei frati francescani: autorità che nel secolo XVI si vede loro tolta poiché la Comunità di Grosseto conferiva liberamente l'ufficio di spedaliere senza altre formalità» (A.CAPPELLI '10, pp.20-21). Il grande complesso conventuale subisce un ridimensionamento alla fine del '500 per la costruzione delle Mura Medicee, e dopo aver continuato ad avere notevole importanza in città ancora nei secoli XVII e XVIII, alla fine di quest'ultimo appare in notevole decadenza. Soppressi gli ordini monastici durante la dominazione francese nel 1808, anche il convento grossetano dopo quasi sei secoli di vita veniva abbandonato, i suoi beni immobili venduti all’asta, ed i mobili in parte acquistati dal vescovo di quel

Archivio Vescovile di Grosseto, Ms. 1723, F.ANICHINI, Storia ecclesiastica della Città e Diocesi di Grosseto, I, 1751, c.171

tempo, Antonio Franci, altri venduti in piazza dal ricevitore del Demanio. Per molti anni gli edifici del convento furono adibiti a vari usi civili; quattro vani ubicati sopra la Cappella della Madonna furono utilizzati sino al 1921 come Corte d’Assise, e nei nove anni seguenti come Archivio Notarile. Durante tale affitto, però, si era dato inizio al restauro del complesso, finché alla fine del 1930 il convento venne riconsegnato ai religiosi.
 

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