Il portale del lato meridionale e la parete della esterna della Cappella della Madonna delle Grazie. I rilievi altomedievali inseriti nella muratura fanno supporre sia questa la parte più antica della chiesa: la cappella corrisponderebbe all'aula inglobata nell'ampliamento trecentesco di S.Martino, in occasione del quale sarebbero, appunto, inseriti i rilievi (cfr G.MARRUCCHI '98, p.143).

«Capellam s. Martini in Batignano cum omni suo iure». È questa, del 12 aprile del 1188 ( Archivio di Stato di Siena. Diplomatico. Riformagioni ) la prima attestazione dell'odierna chiesa parrocchiale di Batignano, dedicata a S.Martino Vescovo, contenuta nel Privilegio di Clemente III alla chiesa grossetana. «Sorgeva probabilmente fin dalla sua origine all'interno del castello, tanto da costituire il fulcro della vita cittadina: nell'atto di sottomissione al Comune di Siena del 1261 si ricorda infatti che gli uomini di Batignano si riunirono proprio nella piazza antistante la chiesa per eleggere il sindaco da inviare a Siena. Ricordata ancora nelle Decime del 1275-1276 nel piviere di Santa Maria di Roselle, la chiesa di Batignano dipende invece all'inizio del XIV secolo dalla pieve di Sticciano. Nel corso dei secoli successivi, che segnano l'abbandono di Roselle e dei suoi luoghi di culto, la chiesa di Batignano conquista la sua indipendenza all'interno dell'organizzazione ecclesiastica diocesana e, con questa, il titolo di pieve ed il fonte battesimale. La chiesa di San Martino presenta oggi una pianta cruciforme, seminascosta esternamente dagli edifici che le si sono addossati, ma nell'interno pienamente leggibile» (G.MARRUCCHI '98, pp.142-143).

 

La lapide murata nella parete. Questo il testo dell'iscrizione "M. PIETRO DA CORDIOS VICO VAL DI LUGANO FECIT, MDXXIII". La lapide potrebbe riferirsi ai lavori per cui «La chiesa attuale è frutto di una profonda ristrutturazione che ha modificato l'impianto a navata unica in uno a croce greca di stile rinascimentale. Uno dei bracci era pertanto il fianco della chiesa primitiva...» (C.CITTER '96, p.68-69).

In effetti l'attuale impianto è il risultato dell'intervento che ha voluto conferire un aspetto rinascimentale all'antica chiesa, modificando in un impianto a croce greca quello a navata unica realizzato nel Trecento. Nel corso del XIV secolo, infatti, dovrebbe esser stato effettuato un ampliamento dell'edificio, con l'inglobamento della semplice struttura originaria ad aula, corrispondente all'odierna cappella destra, la Cappella della Madonna delle Grazie. Si riferirebbe, dunque, all'intervento relativo alla realizzazione dell'impianto a croce la lapide del 1523 murata all'esterno sulla parete verso la porta d'ingresso sul lato meridionale, che potrebbe attestare anche qui l'opera di maestranze della "Val di Lugano", come avviene pochi anni più tardi nei lavori di restauro della cattedrale di Grosseto, condotti da Anton Maria Lari.
 

 

 

Qualche anno dopo i lavori che danno ad essa l'aspetto rinascimentale, nel 1576, la chiesa è visitata dal vescovo perugino Francesco Bossi (Archivio Segreto Vaticano. Congr. Concilii, Visite Ap. Vol.119, cc.61v-c.65v. 1576 Febbario 28), che ne da una descrizione abbastanza accurata dell'interno, limitandosi per l'esterno a notare (c.63): «Cemeterium est bene clausum muris, et fores cancellis ligneis, et claue obsignantur, et est extra ecclesiam, sed multa ossa aderant nuda, et deerat Crux. Campanile est prope altare maius, ab ecclesia seiunctum, cum tribus campanis». Il cancelliere vescovile Francesco Anichini, nella sua Storia ecclesiastica della città e Diocesi di Grosseto (Archivio Vescovile di Grosseto. Ms.1723, Vol.II, 1752), trattando di «Batignano e sua Chiesa Plebana sotto il titolo di S.Martino Vescovo» (cc.230-239), ricorda come nel paese morì nel 1628 il Beato Giovanni, fondatore del convento di Santa Croce. L'urna contenete le spoglie del Beato, in origine nel convento poco distante da Batignano, a seguito della soppressione di questo nel periodo napoleonico, è stata trasferita in S.Martino nel 1811.

Osservando il portale nella foto della facciata prima dei restauri in cui il paramento è stato intonacato, si nota come questo sia simile a quello della parete della Cappella della Madonna delle Grazie. Si nota anche come costruendo il portale - a destra di uno precedente, tamponato - si sia utilizzato materiale probabilmente proveniente da dove sono stati raccolti i frammenti collocati sulla parete della Cappella nell'ampliamento della chiesa del XIV secolo. Questo intervento, dunque, avrebbe determinato l'apertura della porta, ed il tamponamento di quella precedente.

L'urna è un bell'esempio di carpenteria toscana seicentesca dalla forma trapezoidale a base rettangolare, decorato da graziosi motivi floreali dorati su fondo nero. Sul coperchio sono visibili inserti in vetro per permettere la vista del Beato. Due iscrizioni lungo il fianco del sar cofago aggiungono altre notizie sul manufatto. L'iscrizione "SERENISSIMA CRISTINA ALOTHARINCIA MAG(NA) AETRURIAE DUCISSA ANNO D(OMI)NI MDCXXXI HOC PIETATIS AT DEVOTIONIS MONIMENTU PONENDU CURAVIT" indica che l'urna fu donata dalla Granduchessa Cristina di Lorena, vedova di Cosimo II de' Medici, alla comunità batignanese in segno della sua grande devozione e ammirazione per il padre agostiniano che aveva assistito il Granduca negli ultimi giorni della sua vita. Nella chiesa, sotto il pavimento della cappella in "cornu epistole", era conservato anche il "fiasco rustico di vetro foderato di feltro" contenente il sangue e le viscere del venerabile Giovanni, oggi a Roma. In sacrestia, all'interno di una teca lignea, sono le reliquie del venerabile appartenute alla famiglia Brilli: copricapo in tessuto marrone di lana; uncino di ferro col quale furono sollevati dal fondo del vaso gli intestini; cordicella intrecciata (flagello) col quale Giovanni si percuoteva per penitenza.