L'edificio monastico
 
Giuseppe Nasini. Tempera su intonaco, che decora la lunetta del portico di accesso al chiostro.
 

Giovanni assiste, con un vescovo, un diacono e S.Rocco (?), alla guarigione miracolosa di una giovane.
 

 

 

 

 

 

 

 

«PADRE GIOVANNI DA SAN GUGLIELMO. LA VITA. Giovanni Nicolucci, venerabile conosciuto anche come "l'Apostolo della Maremma", nacque a Montecassiano (Macerata) il 15 luglio 1552. Rimasto orfano, nel settembre del 1570 entrò nel convento agostiniano di San Marco a Montecassiano, quindi lasciò il paese per studiare filosofia a Fermo, teologia a Venezia e per completare infine gli studi all'Università di Padova. Nel 1575 venne consacrato sacerdote e decise di dedicarsi all'insegnamento, ottenendo la cattedra di Filosofia e Teologia presso i Celestini di Sulmona. L'attività intellettuale di Giovanni fu considerevole e produsse anche diverse opere letterarie, tra cui un commento alla Città di Dio di Sant'Agostino e un saggio d'ascetica, La scala dei quindici gradi, stampato per la prima volta a Genova nel 1615. Dopo Sulmona si trasferì al SantAgostino di Roma, al convento di San Felice a Giano dell'Umbria, e poi a Perugia, dove insegnò, come Maestro di Costumi, anche greco e latino. Nel 1590 fu eletto priore del convento agostiniano di Camerino, e due anni più tardi priore del convento di Montecassiano: tornato a casa, Giovanni intensificò la preghiera ed il raccoglimento spirituale, decidendo infine di abbandonare la vita comunitaria per realizzare i suoi ideali ascetici di distacco dal mondo. SÌ. ritirò quindi nell'eremo di Monteacuto, nel territorio senese, dove si dedicò ad un lungo periodo di penitenze. Nel 1597, desiderando celebrare l'esperienza eremitica del presunto agostiniano San Guglielmo (vedi San Guglielmo), Giovanni decise di trasferirsi al monastero abbandonato di Malavalle, incoraggiato da P.Alessandro da Siena, priore generale dell'Ordine, che vedeva di buon grado un insediamento agostiniano nel celebre monastero guglielmita. Il monastero di Malavalle non poteva però diventare agostiniano perché, in virtù del decreto pontificio sulla commenda, apparteneva dal 1564, con tutte le sue rendite, alla famiglia dei Concini. Gli agostiniani, per il momento, si dovettero così accontentare di fondare un cenobio agostiniano nelle vicinanze. Nel 1604, infatti, lo stesso Giovanni fondò il monastero di Tirli con l'annessa Chiesa di SantAndrea. Durante la sua permanenza nella Malavalle, durata 24 anni, Giovanni fece edificare altri luoghi di fede nelle zone limitrofe, come il Romitorio di Buriano (1597), e quello in località Sant'Anna (o del Volto Santo) presso Tirli. Al di là dei suoi originari propositi di isolamento, il venerabile dedicò quindi la sua attività all'evangelizzazione di un territorio abitato da comunità isolate e drammaticamente povere: nel 1598 il vescovo di Grosseto lo invitò a predicare nel territorio della diocesi, e Giovanni cominciò a percorrere tutti i paesi della zona, facendosi conoscere ed amare anche dai più umili. Nello stesso tempo, per ottenere i finanziamenti necessari alla sua attività missionaria, Giovanni consolidò i rapporti con le massime autorità politiche della regione.

Intanto nel monastero di Malavalle, dove aveva fatto restaurare la
la chiesa abbaziale, cominciarono ad affluire novizi e monaci agostiniani da altri cenobi. Nel febbraio del 1621. attratto dalla Riforma degli Agostiniani Scalzi, Giovanni aderì alla nuova e più rigida regola e decise di abbandonare il monastero per stabilirsi presso Batignano. dove era in progetto la costruzione di un monastero da affidare ai frati riformati (il futuro monastero di Santa Croce). A questo scopo, nella campagna di Batignano fondò un piccolo eremo intitolato a Santa Lucia e assunse il nome di Giovanni di San Guglielmo. Quando, nel maggio dello stesso anno, si trasferì da Malavalle al nuovo convento, la popolazione di Castiglione e di Tirli cercò di impedirne la partenza, e fu necessario l'intervento di uno squadrone di cavalleria. Nel luglio del 1621 fu colto da un malore e il 14 agosto morì a Batignano» (M.PAPA '99, pp.31-33) .

«GLI EPISODI MIRACOLOSI NELLA TRADIZIONE AGIOGRAFICA E NELLA MEMORIA COLLETTIVA II primo episodio miracoloso tramandato dalla tradizione orale è quello relativo alla permanenza solitaria di Giovanni nella Malavalle: si narra che a quel tempo un contadino, arando, senti una voce che gli intimò: "sciogli cedesti buoi, vanne a San Guglielmo"; il contadino obbedì e, vestendo l'abito religioso, si unì al padre agostiniano nel suo ritiro. In alcuni casi, per esempio nella comunità di Tirli, la figura di Giovanni viene identificata nella memoria storica con quella leggendaria di San Guglielmo. Considerando il culto sviluppatesi in presenza di importanti testimonianze materiali, risultano invece più numerosi gli episodi legati al breve soggiorno del venerabile a Batignano. In relazione con la costruzione dell'eremo di Santa Lucia, viene tramandato l'episodio dei tori "bradi" prestati dal ricco proprietario Franci a Giovanni per il trasporto dei materiali edilizi: I tori si inginocchiarono davanti al venerabile, aiutarono nel lavoro e, liberati, tornano selvatici come prima. Sempre i Franci sono legati ad un altro prodigio: invitato a cena da loro, Giovanni non ne volle mangiare il pane perché "frutto del sangue dei poveri", quindi lo spezzò facendone fuoriuscire sangue che macchiò la tovaglia. Ci sono episodi legati a guarigioni miracolose, in uno si narra che abbia resuscitato un bambino annegato in un fosso mentre gli portava del pane o delle vesti. Anche dopo la morte sembra che Giovanni abbia risanato una certa Irene Vergnory, comparendole in sogno, e a lui si attribuisce anche la guarigione del piccolo Leonida Conti, gravemente infermo, che toccando la cassa del venerabile ricominciò a camminare. Tutti questi episodi, leggendari o no, trovano riscontro nella letteratura su Giovanni, ma non in una tradizione figurativa» (Ivi, p.34).
«L'edifìcio del convento a pianta rettangolare si conserva ancora nella sua struttura perimetrale originaria. E' facile individuare i corpi corrispondenti alle antiche destinazioni d'uso: la chiesa, il chiostro, i locali destinati alle abitazioni monastiche. Queste erano poste al primo piano e ancora oggi sono individuabili i vani delle celle. Il grande chiostro (visibile solo con autorizzazione o in estate durante le manifestazioni "Musica nel chiostro"), è costituito da due ordini di arcate in laterizio e presenta delle tracce di affreschi nelle lunette attribuibili a Giuseppe Nasini da Casteldelpiano come afferma Francesco Anichini. Secondo il prelato anche il refettorio era riccamente decorato da pitture dello stesso artista» (M.PARISI - E.VELLATI '99, pp.125-127).