«La Toscana costiera fu interessata, fra III e II secolo a.C., dalla costruzione di tre grandi arterie di collegamento note con i nomi di Aurelia (vetus e nova) ed Aemilia Scauri. Gli studi sul problema sono molteplici e di vario spessore scientifico e vi è inoltre una forte divergenza di opinioni sia sui tracciati, sia sulle cronologie, che hanno ormai generato confusione». Così nota Carlo Citter (C.CITTER '95, p.131), rilevando dunque, come già il Curri (C.B.CURRI '78, p.12) ed il Bianchi Bandinelli (R.BIANCHI BANDINELLI '82, p.155) la mancanza di uno studio  -  fra i tanti che sono stati compiuti - che dia una sicura definizione dei trac-


Il segmento della Tabula Peutingeriana in cui è registrato il passaggio di una via romana di grande comunicazione nell'area del litorale della Maremma grossetana (cerchiata in verde), in cui sono registrate le mansiones di Cosa, Albinia fI., Telamone, Hasta, Umbro FL., Saleborna, Maniliana, Populonio. La carta ha il nome da quello dello studioso di Augsburg Konrad Peutinger che ne entrò in possesso nel 1508, ricevendola dal suo scopritore, Konrad Celtes, bibliotecario di Massimiliano I. Si tratta di un diagramma stradale, ovvero di una carta la cui unica finalità è quella di individuare i percorsi stradali - indicando su questi le distanze da percorrere nei vari tratti -, con i corsi d'acqua ed i valichi da superare, i centri abitati, i giacimenti minerari ed i luoghi di pellegrinaggio. La Tabula è in effetti la copia, disegnata nel 1265 circa, di una carta completata fra il 335-6 d.C. da una autore ignoto (forse il geografo romano Castorius), che probabilmente ha elaborato una carta ancora più antica. Altra fonte importantissima è l'ltinerarium Antonini Augusti , redatto in media età imperiale, è un elenco dei punti di sosta, con le distanze registrate fra di essi che presentano spesso differenze rispetto a quelle indicate, fra gli stessi punti, dalla Tabula Peutingeriana . Dalle indicazioni di questa si distacca in molti casi anche un'altra fonte - che peraltro non riporta distanze fra punti -, la Cosmografia dell' Anonimo Ravennate: realizzandola alla fine del VII secolo, il suo autore opera sul materiale precedentemente elaborato dai geografi apportando quelle modifiche derivate al sistema viario dagli interventi militari bizantini. Infine, seppure non tratti di itinerari terrestri, una fonte utile allo studio della situazione sul litorale è anche l' Itinerarium maritimum, dalla incerta datazione, ma certo non successiva alla prima metà del III secolo d.C..

ciati delle strade consolari romane nel territorio grossetano. Che ve ne transitassero è certo, soprattutto in ragione di quanto è raffigurato nella Tabula Peutigeriana e riferito nell' Itinerarium Antonini Augusti per quanto riguarda le fonti più antiche, e dunque il problema consiste nella loro identificazione con le varie tracce di viabilità che dati archeologici e documentazione archivistica indicano inequivocabilmente appartenere a viabilità di età romana. L'incertezza di questa identificazione è tale da far sì «che in nessun luogo del litorale toscano i moderni topografi discordino tanto nel tracciare le vie antiche», come osserva il Bianchi Bandinelli, il quale ritiene che la causa principale di ciò risieda nella probabile alterazione della costa e nella scomparsa del Lago Prile (Ibidem).

 

In effetti, tenuto conto che così sulla riva orientale, come su quella occidentale di quel "Lago" (Lago di Castiglioni nel medioevo, e poi Padule) sono stati individuati resti di viabilità romana - particolarmente evidenti nel '700 ed ancora nell'800-, ecco che per gli studiosi l'esistenza di tracce di vie romane secondo itinerari tanto dissimili ha costituito una difficoltà ulteriore a quella, già notevole, di interpretare esattamente le informazioni contenute nella Tabula e nell'Itinerario.

Probabilmente l'errore sostanziale più ricorrente è stato quello di attribuire le informazioni dei due antichi documenti ad una stessa strada, nonostante vi sia la certezza che in età romana di grandi arterie sul litorale tirrenico ne sono state costruite tre: diversa è la datazione dei documenti originali da cui sono state tratti in copia quelli che ci sono pervenuti, e diversa è la datazione della  realizzazione delle copie,  e dunque pare  verosimile che il tracciato che descrivono  non si  riferisca alla stessa
strada, ma piuttosto che ognuna riporti quello più utilizzato al momento della sua redazione fra quelli che in varie epoche sono stati realizzati nella zona fra Ombrone e Lago Prile, o addirittura quello che deriva dalla connessione di tratti dei diversi tracciati, effettuata in ragione di variazioni delle condizioni ambientali più che ipotizzabili in un'area soggetta ad impaludamenti qual è quella del territorio circostante il Lago. Una chiara sintesi delle proposte contenute nei principali contributi degli studiosi sulla cronologia dei momenti costruttivi delle tre vie (Aurelia Vetus, Aurelia Nova, Aemilia Scauri) è effettuata dal Coarelli (F.COARELLI '88) e su questa, per l'individuazione dei tracciati, si basa Carlo Citter (C.CITTER '95, pp.131-132), che formula peraltro una propria tesi che nega la possibilità che sia identificabile con quello di una delle vie consolari il tracciato della via romana chepercorreva il tombolo fra la foce dell'Ombrone e quella del Lago Prile. Sulla viabilità romana nel territorio grossetano ad oriente ed occidente del Lago è pervenuta una documentazione medievale abbastanza consistente, così com'è quella relativa al territorio prossimo alla riva meridionale dell'Ombrone.

Le vie romane nel territorio grossetano, ad occidente ed oriente del «Lacus Prille vel Aprilis», con le mansiones di cui riferiscono le fonti antiche, nel particolare di un bella carta settecentesca, in cui sono praticamente compendiate tutte le conoscenze dell'epoca sulla topografia storica romana dell'Italia centrale: "Italiae Antiquae ex aevi romani monumentis erutae. Tabula prima geographica Etruriam Umbriam et Picenum. Auctor B.Borghi Etrusca Cortonensis, nec non Regia Florentina Academia Socius MDCCLXXXIIII".