La torre nel sistema difensivo costiero
 

Osservatorio Ximeniano di Firenze, Collezione delle Piante, e Prospetti delle Fortificazioni situate lungo il Littorale Toscano che si conosce volgarmente sotto la denominazione di Littoral Grossetano per quanto si estende trà il Confine dei Regj Presidj di Napoli, e l'altro del Principato di Piombino. 1793, di Pietro Conti. C.1. "Pianta di una parte del Littorale Toscano dependente dalla Fortezza di Grosseto compreso trà lo Stato de' Regi Presidj, e il Principato di Piombino". Particolare dell'area di Bocca d'Ombrone, dal Forte di S.Rocco alla Torre di Collelungo alla fine del sec.XVIII. Castel Marino ormai è diruto.

 

Arch. di Stato di Firenze. Piante delle Regie Possessioni, 606. "Pianta della Tenuta dell'Alberese". Di Ansano Ruini. Contiene la "Descrizione dei Nomipropri dei Luoghi e Termini...". 1719.
È evidenziata la posizione di Castel Marino rispetto alla torre di Collelungo.

Già prima del restauro il rudere di Castel Marino aveva una qualche funzione nel sistema difensivo costiero, come attesta una lettera del 1536. Una lettera, del 3 settembre 1560, «inviata dal podestà di Grosseto Flaminio Nelli al Granduca Cosimo , riguarda la torre in questione e quella di Cala di Forno; in essa si parla di uno stradone molto largo fatto fare "senza spesa alcuna"; si tratta probabilmente di parte o di tutto il tracciato che ha inizio dalla Via Orbetellana e che serviva per collegare la costa con Grosseto. Nel Catasto ottocentesco questo viene indicato come via che va a Cala di forno. Sempre nella stessa lettera si parla dei lavori di completamento delle torri, che dovevano essere quasi ultimate, da farsi prima della primavera allo scopo di evitare maggiori disagi. Sembra inoltre che questa zona fosse molto protetta perché il Nelli dice: Sapra ancora come in questa terra si può salire et uscire quasi per tutto et questi bastioni e cortine ranno calando sassi. Comunque in questo, come in altri documenti, trapela il costante terrore del la popolazione per le continue scorrerie turche. In una precedente lettera, datata 19 luglio 1560 e inviata da Tommaso Ciucci al Granduca Cosimo, si parla di una visita compiuta insieme al Podestà e al Capitano Corvatto per riconosciare Costel Marino fortezza già fatta dagli antichi per scoperta e sicurezza di quei mari e di quel paese e per prendere le misure principali dell'edificio: circuito esterno di mura di centodieci passi, pareti spesse un braccio e mezzo, alte nove, merlate, il vano interno largo ventiquattro passi e lungo quarantatre . Una seconda visita venne effettuata per valutare le capacità di avvistamento della torre, come si legge nella lettera del Podestà di Grosseto Flaminio Nelli inviata al Granduca il 29 luglio 1560. Detta operazione fu eseguita appiccando il fuoco alla vegetazione cresciuta intorno all'edificio e fu ripetuta poi alla torre del Sale, che si trovava nei pressi della torre della Trappola, a quella di Collelungo e a quella di Cala di Forno. Da una lettera datata 8 aprile 1561,  in-
dirizzata al Granduca, si apprende che l'opera può considerarsi ultimata e che l'urbinate Baldassarre Lanci aveva già iniziato le sue ispezioni alle unità costiere. La conferma viene data il 13 aprile 1561 dal revisore Cornaro da Perugia, che scrive al Granduca, informandolo che i lavori all'edificio erano quasi completati e che "è riuscita versamento bell'op(er)a"». Secondo il De Vita, l'incarico del Lanci come ispettore fu conservato fino al 1570, dopodiché venne sostituito da un secondo urbinate, Simone Genga, il quale si occupò principalmente delle torri di Cala di Forno, di Castelmarino, della Trappola e di Collelungo. Secondo il Boldrini:"Dall'Archivio della Comunità di Grosseto si rileva che alle due Torri di Caladifornoe Castelmarino, sul primo governo della Casa Medici era mantenuta la guarnigione a spese della Comunità, del Commendatore dell'Alberese e della Famiglia Marsili". Comunque all'epoca della relazione, e cioè nel 1760, la torre risulta diruta» (N.MAIOLI URBINI '94, pp.63-64).

Da una lettera di Ambrogio Colombani del 1536 è attestata la funzionalità del rudere di Castel Marino a supporto della torre di Collelungo nei compiti di sorveglianza del litorale dalle incursioni turchesche. ( ASF, Mediceo del Principato 781,c. 924: 7 giugno 1536. «Lunedì sera pasato che furono alli 2 del pon'te essendo al mio solito per serrare le porte della cita mi vene' un soldato della torre' di Castel Marino e mi notificho che in nella Calla di Colle Lungo era uscito un brigantino di turchi e che in quello stante compie verso Talamone le galere: di S.A.S.ns.'o sig.re; e che avendoli la detta torre fatto segnio si misero in caccia alla volta della detta torre e continuando e segni al fine' sorpresero il detto brigantino e li derno la caccia ...».