La bonifica del lago
     
 

 

 
La bonifica del lago
 

Trascrizione su carta topografica 1:25.000 della rilevazione del "Catasto Leopoldino" relativa all'area del "Lago di Alberese".

Acquistata la tenuta di Alberese, Leopoldo II si rende immediatamente conto della necessità della bonifica integrale del padule. È adottato il metodo dell'essicazione, con lo scavo del "fosso scaricatore" terminato nel 1843, ma il risultato fu deludente. Un nuovo tentativo è operato nel 1857 dall'ingegner Manetti direttore dei lavori per la bonifica delle Maremme toscane, che scava un nuovo canale, lungo poco più di tre chilometri, per portare le acque torbide dell'Ombrone al padule al fine di realizzarne la "colmata". I risultati sono assai rilevanti, ma nel 1859 il Manetti viene rimosso dal suo incarico, ed il Giorgini, che lo sostituisce, sospende i lavori, essendo contrario alla bonifica per colmata. Il padule torna così a riempirsi d'acqua, e le gravi conseguenze igienico-sanitarie che ne derivano determinano una situazione non solo di recrudescenza del fenomeno malarico ma anche l'abbandono di vasti territori un tempo seminabili. Con la fine del governo lorenese l'immobilismo dei governi unitari in materia di bonifica idraulica aggrava ulteriormente la situazione, cosicché Ferdinando IV intraprende polemicamente una propria bonifica privata, in disaccordo con il Genio Civile di Grosseto, con la costruzione di una rete di fossi essiccatori del padule, che ne conducono le acque ad un Fosso Scaricante Principale, collegato all'Ombrone. I lavori terminano nel 1897, e se inizialmente i risultati della bonifica sono valutati in termini entusiastici, ben presto si mostrano solo temporanei e, dunque, fallimentare l'impresa affrontata con tenacia e grande spesa dal granduca. La bonifica del padule avverrà, dunque, soltanto grazie ai lavori effettuati con l'acquisizione della Tenuta di Alberese da parte dell'Opera Nazionale Combattenti dopo la prima guerra mondiale..